martedì 27 ottobre 2015

Toccami le tette


La prima volta che mi sono irritata e vergognata profondamente quando mi hanno accarezzato la testolina è stato a Lourdes. Premetto che avevo circa tredici anni e che comunque a Lourdes non ci volevo assolutamente mettere ruota. Non che fossi già atea, ma i bambini sanno per istinto cosa farà loro del male e di solito si sbagliano solo quando si tratta dei broccoli. A volersi recare a tutti i costi in quella terra della Madonna dimenticata da Dio, era mia nonna, da poco reduce dall'ictus che le aveva paralizzato il lato destro del corpo. Come tutti i parvenu della disabilità, mia nonna fece un dramma della sua nuova natura. Se a un certo punto se ne fosse pure fatta una ragione, probabilmente avrebbe vissuto un po’ meglio gli ultimi anni. 

I bipedi sono stupefacenti: ne incontro capannelli ogni mattina in perenne attesa, davanti agli unici due ascensori che servono uno stabile di centinaia di persone, ma se mai un giorno diventassero incapaci di fare le scale, ecco che d’un tratto sarebbe la catastrofe. Ma se non le fanno manco finchè possono!

Tornando a nonna, come ogni bipede che subisce la metamorfosi allo stato disabile, soffriva indicibilmente per il nuovo status. Non che non fossi già allora capace di comprenderne il perché, solo che magari mi urtava sentirle dire che lei "così" non poteva continuare a vivere. Io "così" ci ero più o meno nata e non mi sembrava tanto orribile. Anzi - dal mio punto di vista di allora - la consideravo un’ingrata per essere stata tanti anni come io non sarei mai stata e lamentarsi così perchè la pacchia era finita. 

Oggi giuro che colgo decisamente meglio il senso di perdita di ciò che si era prima, ma unicamente perché sto invecchiando. Però è da dire che invecchio comunque molto meglio dei bipedi, essenzialmente perché io non ho mai dato per scontato di arrivare a farlo. 

Una cosa però ho in comune con alcuni bipedi: pure io mi sparerei se fossi stupida al punto di dire ad una persona in carrozzina che - nei suoi panni - mi sparerei. Eddai, se non cammini ci sono delle splendide carrozzine a motore, ma un cervello intelligente non lo sostituisci con niente.

Tornando a Lourdes, mia nonna trucidò le gonadi a mia madre, finché ella non si rassegnò a portarcela. Pensando erroneamente che tentar non nuoce e che due handicappati is megl che one, si trascinò dietro pure la più che recalcitrante primogenita. 

Fu Lourdes a trasformarmi da bambina convinta di essere graziosa, simpatica e intelligente a preadolescente preoccupata di come appariva agli occhi degli altri. E tutto iniziò con una carezza. Lì, in quel marasma di vecchi e storpi imploranti, che all’epoca mi sembravano molto più vecchi e storpi di me, una signora si avvicinò, mi accarezzò la testolina, mi prese una mano fra le proprie e sussurrò dolente: “Courage, courage!” 

E così compresi che, per i bipedi, non vi era alcuna differenza tra me e quegli sfigati piagnucolanti che pregavano per... cosa?! Come mia nonna, per guarire e trascorrere gli ultimi anni di vita sana, quando sana lo era stata molto più di me? Per essere in grado di accettare la volontà di Dio? Per riuscire a tollerare la sofferenza? Per non essere più ciò che sono? Perchè diavolo prega sta gente?! Io non l'ho mai capito. Io sono soddisfatta di ciò che sono, me ne strafrego della volontà di Dio e credo negli antidolorifici ora e nell'eutanasia quando non dovessero più far effetto. Vorrei guarire? Mah... non sono così convinta che camminare mi migliorerebbe la vita, poichè tanta ironia sarebbe socialmente inaccettabile in una bipede. E senza ironia, sarei come voi... non una grande prospettiva.

Quella non era una carezza. Era uno stupro. Un umiliare una ragazzina, comunicandole in un gesto che la sua vita appariva orribile agli occhi altrui, miserabile al punto da richiedere il coraggio di essere vissuta. 

E io che prima mi consideravo una bambina come le altre...

Di carezze sulla testa probabilmente ne avevo ricevute anche in precedenza, ma fu quel gesto, in quel contesto, a rendermele insopportabili. E altre ne ho ricevute dopo, col medesimo significato. Pure di recente, un presunto “Gran Professore”, ha ben pensato non ci fosse nulla di male nel darmi del tu nel mio ufficio e nell’accarezzarmi la testolina davanti ai colleghi basiti. Ecco, si dà il caso che io sia una donna sin troppo matura, nonché una professionista semi-riconosciuta, ma soprattutto, si dà il caso che io non sia un cucciolo. 
Se proprio dovete toccarmi, palpatemi una tetta. Almeno la molestia sessuale presuppone che mi consideriate una donna, magari pure una zoccola, ma sicuramente non un cane a cui fare i grattini sulla capoccia. 
Ne ho le ovaie fradice di certi gesti, anche se evidenziano molto più la vostra limitatezza che la mia. 
E’ colpa di questi contatti stupidi e non richiesti se oggi mi dà fastidio persino essere toccata fra i capelli da mio marito. Vado raramente anche dalla parrucchiera! 

Okay, io avrò pure un trauma non risolto, ma non posso farmene una ragione di un adulto che pensa non ci sia nulla di male ad accarezzare la testolina di un altro adulto appena incontrato!

Se Stephen Hawking fosse qui, gli chiederei se anche a lui ogni tanto degli estranei accarezzano il testone. Giusto per capire se esiste un punto in cui il riconoscimento dell'intelligenza di un disabile supera la convinzione generale che se stai su una sedia a rotelle sei un poverino. 

Detto questo, siccome mi pare evidente che al mondo esistano ancora troppi idioti, persino tra le schiere dei plurititolati, facciamo che vi do la mia personale regola aurea: 

POTETE ACCAREZZARMI LA TESTA SOLO SE PRIMA MI AVETE PULITO IL CULO. 

Perché è questo che fanno le persone che mi vogliono bene: se serve, mi portano in bagno, che siano donne o uomini. E, per inciso, quando mi puliscono il culo, a quel punto non sentono alcun bisogno di accarezzarmi la testa per mostrare la loro vicinanza emotiva.

E sì, sono incazzata, ma chiariamo definitivamente anche questo dettaglio: 

NON SONO SEMPRE INCAZZATA PERCHÉ SON DISABILE. SON SEMPRE INCAZZATA PERCHÉ LA GENTE PENSA SIA SEMPRE INCAZZATA PERCHÉ SONO DISABILE! 

Ah... non posso escludere che ad altri disabili possa non dispiacere essere accarezzati sulla testa. Come sempre, io parlo sempre e solo per me, senza pretendere di convincervi che ho ragione, anche se in effetti ce l'ho.

Vi lascio con questa immagine di come trattano il Bossi dopo l'ictus, immagine che un po’, lo ammetto, mi è di conforto. L'ho trovata in rete, cercando "accarezza la testa del cane".


sabato 3 ottobre 2015

Personal Jesus

“Ancora Tu! Non ci posso credere…”
“Nel tuo caso, direi che ormai ci sono abituato…”
“Ma perché? Dai su: è ora di analizzare questa cosa! Sono atea per Dio! Non puoi continuare a comparire nei miei sogni!”
“Non prendertela con me: non sono io che ti sto sognando! Però hai ragione: è ora di analizzare questa cosa. Perché dobbiamo sempre incontrarci in questo modo, anziché come le persone normali, chessò, in una Chiesa?!”
“Secondo Freud, il sogno è il sognatore stesso. Forse è il mio modo per dirmi che io sono Dio.” 
“E da quando ti considereresti al mio livello?”
“Vero… Io sarei un Dio migliore. Ma… allora?”
“La psicologa sei tu…”
“Vuoi davvero giocare a questo gioco con me?!”
“Guarda che, in base alle tue teorie, tecnicamente stai facendo tutto da sola… Io non esisto nemmeno, ricordi?”
“Non hai mica appena detto che la psicologa sono io? E allora facciamo così: io interpreterò me stessa, con un sacco di domande, e tu prova come sempre a far finta di essere Dio, con le tue risposte tanto onniscienti quanto sibilline”
“Più che Dio, oggi sono Gesù: non vedi le stigmate? Dai spara! Vediamo se so essere più chiaro del Babbo.” 
“Ok. Devo davvero smetterla di ascoltare in loop Jesus Christ Superstar, se voglio evitare queste imbarazzanti conversazioni notturne.”
“Davvero le vuoi evitare? I sogni son desideri…”
“E cosa vorrebbe dire? Che desidero che tu esista?”
“Ah già… forse la restituzione è stata troppo diretta."
"Ti ho detto di non fare lo psicologo con me! Non hai nemmeno l'abilitazione!"
"Mi considero più un life coach."
"Ecco, una professione inventata per un personaggio di fantasia. Ti si addice..." 
"Ahi! Sento un po' di resistenza..."
"J.C..."
"Ok, la pianto. Va' bene dai: prendiamo la strada lunga! Partiamo da qualcosa di più concreto. Perché continui ad ascoltare quel musical?”
“Mi affascina… Mi sembra di capire come debbano essersi sentiti quei personaggi: beh, non tutti, alcuni.”
“E tu, chi saresti stata?”
“Nella canzone? Sicuramente Erode!”
“La solita amante dei bambini...”
“Macché bambini! Il testo: sono le esatte parole che ti avrei detto se mai ti fossi presentato al mio cospetto…

Gesu`, sono felicissimo di incontrarti faccia a faccia
Tu ti sei fatto davvero un nome dappertutto
Guarendo storpi, risuscitando morti...
Ora vengo a sapere che sei Dio
O almeno così hai detto
Così, tu sei il Cristo, il grande Gesù Cristo 
Dimostrami che sei divino - cambia la mia acqua in vino.
Basta che tu lo faccia ed io saprò che è tutto vero
Coraggio, re dei Giudei!
Gesù, non hai neppure idea del successo che hai avuto
Non parliamo che di te, sei il portento dell'anno
Oh, che peccato se fosse tutto falso!
Ma sono certo che puoi scuotere i cinici, se ci provi
Quindi, se sei il Cristo, sì il grande Gesù Cristo
Dimostrami che non sei un ciarlatano -attraversa a piedi la mia piscina
Oh - Oh - Oh - sto aspettando, sì, sono un tuo accanito ammiratore
Muoio dalla voglia di vedere che non sei un uomo qualsiasi
...
Dai da mangiare a tutti quelli di casa mia con questo pezzo di pane - puoi farlo su due piedi
O c'e` qualcosa che non va? Gesù, perché ci metti così` tanto?
...
Tu sei uno scherzo, tu non sei il Signore - non sei altro che un impostore
Portatelo via, non ha niente da dire!
Vattene re dei Giudei!
Vattene da qui...
Vattene dalla mia vita!

“Erode, non è mica il solo ad aver richiesto una prova, un miracolo…”
“Già, ma a lui non interessava davvero avere la prova. Lui non voleva credere in te. Non ti ha mai voluto nella sua vita. E tu gli sei piombato in casa nonostante tutti i suoi sforzi per evitarti. Dandogli quella prova, lo avresti solo fatto incazzare di più.”
“E allora qual è il punto?”
“Il punto è che non ti vogliamo nelle nostre vite.”
“E come la mettiamo con i tuoi sogni? I sogni son desideri…”
“E basta mo'! Persino Freud a volte sparava cazzate!”
“Credo che questa sia la cosa più vicina al tuo concetto di bestemmia che ti abbia mai sentito pronunciare…”
“Uff! Lo so… è un casino. Perché vedi, io sono assolutamente sicura di non volere nessuna prova della tua esistenza. Però… però vorrei che tu esistessi.”
“Per dirmene quattro? Questa cosa puoi giocartela sui social, ma sappiamo entrambi che non è il motivo per cui vorresti che esistessi.”
“Beh, quattro o cinque te le direi di sicuro…”
“Togli il condizionale: già me le dici. Non sono mica sordo.”
“Epperò fai il muto!”
“Hai appena detto che non vuoi davvero prove della mia esistenza!”
“Touchè… Però vorrei che tu esistessi…”
“Perchè…”
“Perchè un sacco di gente crede di aver bisogno di te. E credere una cosa significa renderla vera.”
“Ti rendi conto di aver appena detto che se le persone credono davvero in qualcosa, quella diventa vera? Quindi se le persone credono in Dio…”
“Non si era detto che io dovevo fare la psicologa?!”
“Scusa, confondo un po’ i ruoli. In questo ti somiglio molto.”
“Sai, del musical mi piace molto anche il ruolo di Giuda.”
“Ami tutti i miei sostenitori eh!”
“Eddai! Mi ci vedi a fare il discepolo che pende dalle tue labbra, che dice sempre ‘Si Signore, ma come sei figo Signore…’ E poi nel momento critico rinnega pure di conoscerti? Naaaaaah! Non sono io! Se fossi stato così in gamba da convincermi a seguirti, ti avrei seguito fino in fondo, anche a costo di tradirti!”
“Sì, ma Giuda mica era consapevole di star seguendo la volontà di Dio.”
“Perché conosci qualcuno che sia certo che quello che sta facendo sia la volontà di Dio? A parte i fanatici intendo?”
“Di solito se fa male è la strada giusta.”
“Cazzo… lo sapevo di dover cambiare strada!”
“Vero… se sapessi che quello che voglio da te è esattamente quello che stai facendo, cambieresti strada all'istante solo per farmi dispetto.”
“Non mi fido di te. Lo sai.”
“Io però di te mi fido.”
“Con me ste robe da Messia non attaccano.”
“Cazzo, e io che pensavo di aver detto una roba da psicologo!”
“Povero Giuda… lo hai usato e gli hai lasciato credere di essere stato abbandonato.”
“E se credi una cosa, quella cosa diventa vera… Mica sempre però sai? Anche io credevo che il Padre mi avesse abbandonato. E invece…”
“Si vede che non ci hai creduto abbastanza. Quante ore… minuti ti avrà lasciato nel dubbio, il Papino?”
“Ma la certezza senza l’ombra di un dubbio non è per tua definizione fanatismo?”
“Mi piace parlare con te. Sei l’unico che sa ribattere un minimo.”
“Ricordi che io sono frutto della tua mente e che quindi te le stai dicendo e te le stai godendo?”
“Esci sempre dal gioco dei ruoli!”
“Scusa. Vero. E’ che non è facile fingere di essere Dio. La gente si immagina che debba dire solo cose sagge ed estremamente profonde.”
“Io non sono la gente.”
“Mi piaci.”
“Anche tu. E’ tuo Padre quello che proprio non reggo.”
“Ancora con la storia della crocifissione. Ma se l’ho perdonato io, a te che cazzo te ne frega?”
“Nessun Padre dovrebbe stare a guardare senza muovere un dito quando massacrano suo figlio.”
“Il punto è che non sono mica il suo unico figlio…”
“E infatti per me non dovrebbe stare lì a guardare senza intervenire nemmeno quando stanno male Peppino, Genoveffa o il piccolo Ndulu…”
“La sofferenza è parte della vita. Come puoi capire di essere felice se non sai cosa sia essere triste?” 
“Come fai ad apprezzare il weekend se non hai un lavoro?”
“Più o meno…”
“Sai una cosa? Penso che il motivo principale per cui non credo nel Dio dei cristiani sia che i cristiani non mi sembrano persone felici.”
“E questa da dove viene?!”
“Dai, pensaci! Ti sembrano felici le persone che vedi in Chiesa? Ti sembra felice uno mentre sta pregando?”
“Saranno concentrati…”
“Concentrati? Ma tu la senti la gente mentre biascica il rosario? Ti sembra che sprizzino partecipazione e sentimento?!”
“Beh…”
“I buddisti: quelli sembrano felici.”
“Suppongo che pregare davanti a un povero Cristo in croce non faccia istintivamente spuntare un sorriso sulle labbra...”
“Pessima scelta del merchandising.”
“Dillo a me…”
“E Lourdes?”
“Ancora con questa storia di Lourdes!”
“Certo! Li hai visti? Le persone che si recano a Lourdes sono essenzialmente di due tipi: quelli che vanno per supplicare di essere diversi da ciò che sono e quelli che vanno per ringraziare di quanto in fondo sono fortunati a non essere come lo storpio che hanno lì di fianco. Sorry Gesù, ma la maggior parte dei tuoi amici mica mi piace.”
“E pensi che a me piacciano? Ma non ho mai buttato nessuno fuori da casa mia e mai lo farò.”
“Epperò se qualche volta gli andasse l’ostia per traverso, magari la smetterebbero di sparare cazzate a nome tuo!”
“Tesoro, certa gente non capirebbe quanto disapprovo certi atteggiamenti nemmeno se gli comparissi davanti tra schiere di angeli e gli dicessi: 'Ehi tu, sei un coglione!'''
"Avresti potuto essere più chiaro…”
“Più chiaro come?! AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO! Cosa c’è di difficile da capire?!”
“Il problema è che la maggior parte della gente non si ama.”
“Merda… non ci avevo pensato.”
“Sarai pure un Dio, ma mica sei un genio eh…”
“Tu però ti ami.”
“Un casino in effetti.”
“Lo sai che ti amo anche io, vero? Io morirei per te… oh, wait! Io sono morto per te!”
“E allora hai sbagliato. Per me avresti dovuto vivere, non andartene.”
“Ma poi sono tornato.”
“E te ne sei riandato. Lo sai che i bambini hanno bisogno di stabilità!”
“Non sei più una bambina…”
“Per quello non ho più bisogno di te. Ho imparato a fare da sola.”
“E io me ne sono andato proprio perché tu imparassi a fare da sola.”
“Bene, bravo: ci sei riuscito. Ora rassegnati ed esci davvero dalla mia vita.”
“Non mi perdonerai mai, vero?”
“Mi spiace, non ho altre guance da porgere.”
“Pensa come sarebbe andata se fossi rimasto allora. Le suore ti avevano inculcato delle idee così raccapriccianti!”
“In effetti non sarei stata felice, credendo in te.”
“In quella versione di me…”
“C’è ancora una frase, infilatami in testa dalle suore, che mi impedisce di accettarti per quello che potresti essere ora.”
“Ovvero?”
“Non si può scegliere quale parte di Dio e dei precetti della Chiesa accettare e quale scartare. Va preso tutto, non solamente quello che fa comodo.”
“E tu hai scelto di buttare via il Gesù bambino con l’acqua sporca per le parole di una suora che probabilmente ora sta all’Inferno?”
“L’Inferno è vuoto. Anche questa mica l’ho detta io.”
“L’Inferno è pieno eccome. Solo che ve lo create da soli e sta tutto nelle vostre teste.”
“E comunque ora nella mia vita c’è un’altra. Non sarà onnisciente, ma è razionale e si sforza davvero di aiutarmi. Certo, non pretende di fare miracoli, ma ciò che fa è dimostrabile e ripetibile.”
“Lasciato per la Scienza…”
“Geloso?”
“Un po’…”
“…”
“Mi piace quando parliamo così, la notte. Senza te che mi urli addosso, sembrando una pazza furiosa che se la prende con qualcuno che è convinta non esista. Perché tra noi non può essere così anche durante il giorno?”
“Questa è esattamente la stessa domanda che farei a Jude Law se mai lo incontrassi da sveglia.”
“Davvero per te sono solo un bel sogno?”
“Lo sai che amo la fantascienza, ma alla fine credo solo nella Scienza.”
“Cosa mi rende così indimostrabile ai tuoi occhi?”
“La gente ha paura di morire e spunta fuori un Dio che li rassicura su fatto che risorgeranno per non morire mai più. Sei troppo comodo per essere vero.”
“Il Rasoio di Occam: quando senti rumore di zoccoli, pensa al cavallo, non alla zebra…"
"Già..."
"Sai cosa disse Occam appena salì quassù?”
“No, cosa?”
“Merda… era una zebra!”
“Questa buona!”
“Ma entrambi sappiamo che Guglielmo era francescano: lui in me ci credeva.”
“Solo perché non ha avuto il coraggio di accettare le conseguenze finali del suo stesso ragionamento. Cosa che comunque non gli ha risparmiato l’Inquisizione. Siete sempre così tolleranti con le persone che pensano…”
“‘Siete’? Ora mi offendi davvero!”
“Ma no dai… non litighiamo. E’ così bello il cielo stanotte.”
“Guarda: una stella cadente! Esprimi un desiderio.”
“Sei il solito inguaribile romantico.”
“Mi piacerebbe abbracciarti.”
“Manco morta.”
“Vedremo…”
“Oh, non me la tirare!”
“Ma no… Tu servi ancora laggiù.”
“Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile.”
“Nemmeno io.”
“Nemmeno tu.”
“…”
“…”
“Beh… è quasi mattina… uno dei due deve alzarsi per andare a lavorare e dal casino che vedo laggiù, quella sono come sempre io.”
“Ogni istante più dolce col sopraggiungere dell’alba..."
“Così è la vita vera. Lascio le moine agli stati onirici."
"Mi mancherai..."
"Ma sì... E’ stato bello, però non prendere il vizio di invadere i miei sogni.”
“Engy…”
“Mm?”
“Ma preferisci sognare me o Star Trek?”
“Davvero mi stai chiedendo di scegliere tra te e il Capitano Kirk?! Ma sei serio?!”
“Fanculo…”
“Amen.”



martedì 22 settembre 2015

Piove piove, Trenord non si muove

“I treni per Milano Cadorna potrebbero subire ritardi fino a venti minuti a causa delle difficili condizioni meteo” 

Trenord, chiariamo due concetti: uno grammaticale e uno metereologico.

1) Se al momento dell'annuncio il treno ha già venti minuti di ritardo, l'uso del condizionale è improprio. Per il futuro, consiglio vivamente il passato prossimo.

2) La definizione corrente di ciò che stai definendo "difficili condizioni meteo" è "debole pioggia": un fenomeno atmosferico estremamente frequente al Nord, soprattutto nei periodi autunnali e primaverili. Non è un uragano. Se i tuoi treni rallentano a causa di questo, forse dovresti smetterla di selezionare il personale fra i beduini del deserto.

Un'ultima cosa... Inizialmente hai annunciato possibili ritardi di dieci minuti, poi di quindici e, cinque minuti dopo, di venti. Quando sceglierai un lavoro per cui sei maggiormente portata, scarta la chiaroveggenza ed eviterai un altro buco nell'acqua... Che per inciso è sempre quella cosa che sta spruzzando il cielo e che, nella peggiore delle ipotesi, potrà lavare l'esterno dei vagoni, ma solo se durasse almeno altri dieci minuti e tu ti decidessi a uscire dalla stazione.

Dai che non fa male!



mercoledì 9 settembre 2015

La RESIDENT IVOL di Regione Lombardia, ovvero la cacca con un altro nome

Mi scrive Regione Lombardia.

Vi riporto la lettera completa con di seguito la traduzione per normodotati in STAMPATELLO.

Gentile Signora/Signore,

NON SO CHI CAZZO SIA MA LE MANDO STA LETTERA. AVREI POTUTO INVIARE UNA MAIL, CIO' PURE QUELLA CERTIFICATA CHE NESSUNO SA USARE, MA DEVO PUR BUTTARE VIA UN PO' DI SOLDI DEI CONTRIBUENTI, NO?

è con piacere che le comunico che Regione Lombardia, nonostante la difficile situazione economica, continua ad assicurare il suo contributo per agevolare i cittadini che utilizzano i mezzi di trasporto pubblico locale della Lombardia.

CIOE', NON CI STANNO SOLDI, MA NOI CONTINUEREMO A FAR FUNZIONARE I TRASPORTI PUBBLICI PER GLI SFIGATI COME LEI ESATTAMENTE COME PRIMA, OVVERO NON FUNZIONERANNO.

Anche quest'anno, quindi, con alcune interessanti novità, le rinnoviamo la sua agevolazione

CHE IN SOSTANZA CONSISTE SEMPRE NEL POTER USUFRUIRE GRATIS DI MEZZI SU CUI NON RIESCE A SALIRE CON LA SUA SEDIA A ROTELLE

non più definita Carta Regionale di Trasporto (CRT), ma ora denominata "Io Viaggio Ovunque in Lombardia" - agevolata (IVOL agevolata)

CIO' CHE NOI CHIAMIAMO ROSA, ANCHE SE LO CHIAMASSIMO CON UN ALTRO NOME, SERBEREBBE PUR SEMPRE LO STESSO PROFUMO DI... ECCO, NON SA PROPRIO DI ROSA IN EFFETTI. PERO' DEVE AMMETTERE CHE "IO VIAGGIO OVUNQUE IN LOMBARDIA" E' UNA DENOMINAZIONE DECISAMENTE PIU' IRONICA.

e costituita da una tessera elettronica

CHE QUELLA DI CARTA COSTAVA MENO E NON POTEVA SMAGNETIZZARSI.

Con la nuova tessera regionale IVOL agevolata, lei potrà continuare a viaggiare sugli stessi mezzi pubblici regionali e locali, così come ha fatto finora con la CRT.

SI', TUTTO ESATTAMENTE COME PRIMA. CONTINUERANNO AD ESSERCI STAZIONI INACCESSIBILI, CONTINUERA' A NON POTER SALIRE SU BUONA PARTE DEI TRENI, DEI BUS, SULLA METRO, SUI TRAM... E CONTINUERA' A DOVERCI SEGNALARE CON ALMENO 24 ORE DI ANTICIPO I SUOI SPOSTAMENTI, AFFINCHE' NOI POTREMO SBATTERCENE COMUNQUE DI ASSICURARCI CHE L'ASCENSORE O LA PEDANA FUNZIONINO AL SUO ARRIVO.
PERO' GLI ABBIAMO CAMBIATO IL NOME A STA TESSERA, PAGANDO PROFUMATAMENTE ESPERTI DI COMUNICAZIONE E MARKETING MANAGER, CHE NON HANNO DORMITO LA NOTTE PER PARTORIRE L'ACRONIMO "IVOL AGEVOLATA". MA VUOL METTERE QUANDO ORA IL CONTROLLORE LE CHIEDERA' SE HA LA IVOL E LEI POTRA' RISPONDERE: "NO GUARDI, GIURO CHE SONO DISABILE, MA NON INFETTIVA!"?
...

Cordiali saluti

LA STIAMO PRENDENDO PER IL CULO COME SEMPRE, MA VASELINA QUANTA NE VUOLE EH!

Seguono due pagine intere di spiegazioni su come richiedere 'semplicemente' il modulo per la IVOL agevolata.

Cara Regione Lombardia,
magari, se certe prese per il culo non le metti pure nero su bianco, i disabili s'incazzerebbero meno. E, ti supplico, licenzia i tuoi esperti di comunicazione. Il grafico invece fallo vedere da uno bravo, che è evidente che non sta niente bene.



Dio benedica l'America e maledica Pisapia

Domani ricomincio a lavorare. Yeah.
Scusate se non salto per l'entusiasmo ma, pure volendo, l'apparato locomotore non lo consentirebbe.
Tra l'altro sono appena tornata da un Paese civile e mi sono giusto un filino vorticate le gonadi stamattina, quando ho dovuto fare tre telefonate e mandare due mail per prendere dei trasporti accessibili, ben sapendo che mica è detto comunque che le pedane funzioneranno, vero Trenord? Che cavolo te ne farai poi delle mie prescrizioni... mica ci puoi comprare la droga in farmacia eh! Oddio, forse sì in effetti, visti i risultati...

Comunque, partiamo dall'inizio.

C'era una volta, e c'è ancora, un Paese molto molto lontano, tipo quasi dodici ore di volo. 
Il viaggio per raggiungere questo luogo è arduo e periglioso e richiede di affrontare delle prove di resistenza e coraggio... come trattenere la pipì per tutto il tempo o litigare in slang semi-sconosciuti con chi ha lanciato in stiva la sedia a rotelle stile molotov, con gli stessi identici risultati. 
Non vi nasconderò che lungo la strada si incontrano sempre delle difficoltà ed episodi imbarazzanti, per esempio quando, dopo dodici ore di volo, non si trovano gli addetti per farti scendere dall'aereo e sussurri discretamente all'orecchio della hostess che stai trattenendo la pipì da tempo immemore e dove cazzo sono quelli con la tua carrozzina?! E la hostess, altrettanto discretamente, si allontana per informarsi, parla con lo Steward, col Vicecomandante, col Comandante, col Responsabile della Sicurezza... e da come sgranano gli occhi guardandoti, capisci benissimo che lei gli stai dicendo che tu te la stai per fare addosso sul loro aereo... vi assicuro che non è per nulla imbarazzante. Il Comandante in persona allora prende il telefono rosso, si gira di schiena e bisbiglia qualcosa all'interlocutore, tipo: "Huston, abbiamo un problema!" Quindici lunghissimi minuti dopo, finalmente ti tirano giù e solo a quel punto scopri i danni alla tua carrozzina. Vorresti inveire subito, ma due fattori te lo impediscono: la vescica e il carente vocabolario d'insulti in lingua inglese. Ci sono delle priorità nella vita e un Magnum difficilmente rientra tra queste, a meno che non serva a tappare l'uretra. Così, prima cerchi un bagno, scoprendo che sono accessibili, ma che devi farla pianissimo, perché in America i water hanno l'acqua a pelo figa e se dai libero sfogo alla patata, ti schizzi tutta. Dopo tutte quelle ore di ritenzione, farla piano, piano, piano... Kegel sarebbe stato fiero di me! Fortunatamente, liberatisi del peso in eccesso, si può finalmente andare all'uscita, farsi perquisire e toccare in luoghi ove manco il consorte accede senza preliminari, sottoporsi a test anti-droga e quel che è peggio, spiegare a gesti, i rischi sanitari e d'impatto ambientale connessi all'estrarre un piede equino gonfio da una scarpa in cui è stato rinchiuso per quasi venti ore complessive. Poi le impronte... dopo la fatica fatta per prenderne quella del pollice (l'aggeggio per la rilevazione ovviamente è ad altezza normodotato), la guardia stabilisce che le altre nove devono essere identiche alla prima. Marito invece è meno fortunato e deve passarsi ben dieci dita, oltre a superare il misunderstanding della foto. Credo che avrei pure potuto tradurgli le indicazioni, ma era troppo buffo vedere il suo occhio appiccicato all'obiettivo rotondo, mentre l'ufficiale di dogana continuava a ripetergli di arretrare, che era solo una fotografia, non un retina-scan, come gli avevo raccontato sull'aereo. La frase del secolo è stata: "Sir, we are not so sofisticated. It's just a photo!" In ogni avventura ben scritta ci vuole almeno un episodio comico no? In effetti ce ne sono stati diversi altri, ma non sono mica scema che vi racconto le mie di gaffes.
Finito di sfotterlo (si fa per dire: credo che per questo lo sfotterò a vita), dritti all'ufficio reclami, ove hanno un catalogo che rappresenta le varie parti di differenti modelli di sedie a rotelle, ove tu puoi indicare le aree che ti hanno danneggiato. Come dire che sfasciare una carrozzina caricandola su un aereo è un'eventualità così remota da aver pronto l'almanacco completo dei danneggiamenti possibili. Non mi sono nemmeno incazzata... forse perché la carrozzina rotta mica era mia, ma di mio fratello.
Ecco, date le premesse, non è che fossi proprio ben predisposta verso gli USA... Giuro che ho tenuto il muso a quel Paese per tutto il tempo di cui ne sono stata capace. Quindi, mentre ora vi parlerò delle sue meraviglie, ben capirete che non le decanto mica con le fette di cheddar sugli occhi.

Partiamo dalla prima delle grandi meraviglie: i marciapiedi. Sembra una banalità, ma andate a spiegarlo a Pisapia che un marciapiede dovrebbe essere liscio, ampio, sgombro da macchine e avere gli scivoli. Non uno ogni tanto eh, ma tutti. 

Ecco un confronto Milano - San Francisco

Tipico marciapiede di San Francisco.
Marciapiede Milanese. Ovvero il marciapiede imbruttito.











Dopo diverse ore in cui fluttui sull'asfalto liscia come l'olio, senza scossoni, scalini e buche, gradualmente ti accorgi che intorno a te c'è un mondo di negozi, persone, palazzi e insegne. Suppongo ci sia pure a Milano, ma non posso saperlo con certezza, perché generalmente guardo per terra, mica di finire in una voragine, oppure scruto l'orizzonte, in cerca di eventuali scivoli per scendere. Salvo scoprire che devo sempre scendere duecento metri prima, esattamente da dove sono salita, e farmi la strada sulla carreggiata, in mezzo alle auto strombazzanti.
Potendo invece guardare altrove, ho iniziato a vedere i negozi. Ne ho visto uno senza scalino in ingresso e sono entrata eccitata. Poi ne ho visto un altro, un altro e altri ancora... e ad accorgersi che tutti gli shop sono accessibili è il mio conto in banca, molto prima di me. Non solo: ogni negozio di abbigliamento aveva il camerino prova disabili! Altro che moda italiana: adesso sfoggerò un guardaroba del tutto americano! Al made in Italy fatto in Cina, preferisco in made in USA che posso provare in negozio e che spesso è proprio fatto in USA. 
Perché, diciamocelo, gli americani sanno vendere e hanno ben capito che i soldi dei disabili valgono quanto quelli dei bipedi e sono prontissimi a riscuoterli. Ma mica solo in America a ben vedere. Pure ad Amsterdam il Comune ha donato pedane ai negozi, mentre in Italia c'è chi si fa pagare la tassa sull'ombra a chi mette gli scivoli.
Devo dirvelo... pure i commessi sono molto più gentili e mica solo quelli di Tiffany.

Camerino accessibile con Marito della disabile preoccupato.
Ma fin qui tutto facile. Loro hanno più spazi, loro non hanno città davvero storiche, loro hanno fatto tutto nuovo... Di scuse all'Italia ne trovi... ma solo finché non ti fanno salire su un vecchio, obsoleto e inaccessibile tram di Milano. Cioè, non uno che gli somiglia, ma che dentro è iper-tecnologico, proprio un tram di Milano! Quelli che ti dicono che non hanno i soldi per cambiare e che appena sarà possibile saranno sostituiti via via da mezzi nuovi e accessibili. Ecco, alcuni li abbiamo venduti proprio a San Francisco. E sti stronzi che hanno fatto? Quando c'era spazio, hanno costruito delle fermate con lunghi scivoli, che portano la carrozzina ad altezza ingresso tram, ove poi il tranviere tira fuori una pedana manuale che collega marciapiede a tram. Dove non c'era spazio, hanno messo una piattaforma verticale: tu ci sali sopra, quella si alza e magicamente vieni portata all'altezza tram. Cioè, anni a farci dire da tutte le amministrazioni che i mezzi di Milano sono obsoleti e non è mica colpa loro se non possono renderli accessibili e sti deficienti di americani risolvono tutto con un po' di cemento e una lastra di allumino! E ci riciclano pure i mezzi! 

Per salire su un vecchio tram di Milano, ho dovuto venire a San Francisco.
Ora però so che è possibile... capito 
Pisapia?
Okay. Non sto a descrivervi il misto di rabbia e umiliazione che si prova nello scoprire che per tutta la vita ti hanno propinato delle scuse, quando in realtà le cose si potevano fare, pure a basso costo. Non si può in effetti descrivere a parole il dolore di capire di vivere in un Paese che potrebbe, ma non vuole essere accessibile.

Torniamo alle cose belle... tipo i cessi! Perché là ce ne sono sempre due, se non tre, per disabili. Uno nel bagno delle donne, uno in quello degli uomini e spesso un terzo, "per famiglie". Li chiamano restroom, non cessi, probabilmente perché sono puliti e la gente ci vuole restare, mica entrare in apnea, disinfettare quanto più possibile e urinare come Speedy Gonzales. I primi giorni facevo pipì ogni volta che vedevo un bagno disabili. Poi ho capito che sembravo un cane che alza la zampa ogni cinque metri e mi sono regolata, cercando di spiegare alla mia testa che esistono posti dove è normale che se c'è un bagno per bipedi ce ne sia uno pure per ruotati. Per la prima volta ho bevuto tutta l'acqua che volevo, quando volevo, senza preoccuparmi delle conseguenze. Date da bere ai disabili assetati, ma solo se state in un Paese civile, se no è cattiveria.
San Francisco in effetti è un po' in salita, ma farei cambio con Milano pure oggi. Los Angeles e New York invece... spargete lì le mie ceneri, mica che siano disabili pure loro.

Ma voi direte che però, come carattere, mentalità e attenzione per il prossimo, gli italiani sono meglio. Cercherò di essere più chiara possibile su questo punto: MANCO PER IL CAZZO! 
Non potevo accostarmi a meno di un metro da una porta, che almeno due sconosciuti me la aprivano.  Pure le porte automatiche. Se mi soffermavo a leggere una mappa o a guardare gli orari dei bus, mi chiedevano dove dovevo andare. Anche farsi i selfie era impossibile, che tutti si offrivano di scattarti una foto! E a proposito di bus: gli autisti si fermano sempre se vedono una sedia a rotelle, i passeggeri si alzano e fanno spazio al suono di "Wheelchair coming!" e, incredibile ma vero, la carrozzina viene sempre ancorata al pavimento, anche se sono due carrozzine e se ciò impegna un notevole dispendio di tempo ed energie. Di più... se il luogo in cui devi scendere è lungo la tratta, l'autista ti crea la fermata. Tutto questo col sorriso. Avevo letto sulla guida che a New York è educazione ringraziare l'autista quando si scende dal mezzo. Io sono arrivata al "God bless you!"

Gli americani avranno pure i loro difetti. La loro società non è sicuramente perfetta. Eppure, cari italiani, ogni volta che li criticate, dovreste ricordare che loro hanno costruito città a misura dei propri cittadini, pure quelli disabili, anziani o col pupo nel passeggino. Certi livelli di civiltà, noi possiamo solo sognarceli. Io ho dovuto creare una pagina per segnalare le cose accessibili in Italia! Vi rendete conto che questa esigenza sarebbe assolutamente incomprensibile a buona parte del mondo civile?!

Noi disabili italiani abbiamo finito col considerare normale incontrare delle difficoltà. 

Consideriamo normale non poter scendere da un marciapiede, non poter entrare in un negozio o portarci a casa gli abiti da provare, ringraziando pure. 
Consideriamo normale restare assetati per buona parte del giorno o chiedere a qualcuno di controllare il bagno prima di ordinare eventualmente una birra. 
Ringraziamo quando ci mettono a disposizione, forse, un treno, avvisando con almeno ventiquattro ore di anticipo. 
Siamo contenti di non poter usare gratis dei mezzi di trasporto che nel resto del mondo ci chiedono di pagare, visto che possiamo salirci come gli altri. 
Ci siamo abituati alla gente che guarda, mica per capire se hai bisogno, ma perché sei diverso. 
Ci siamo abituati a supplicare o litigare per qualcosa che dovrebbe essere già nostro.

Ci siamo rassegnati a sentire che mancano i soldi per diventare civili, sempre per colpa delle amministrazioni precedenti. 

Lancio un appello ai disabili italiani... per il loro benessere mentale.

Non abbiate paura di viaggiare. Non temete di andare lontano, anche se è difficile e costoso. 

Queste strade le conoscete. Possono forse farvi sentire sicuri, ma la verità è che siete sicuri solo di trovare le difficoltà, l'ottusità, le barriere architettoniche e mentali. 

E alla fine tutto questo risulta normale. Ma non lo è.
Non state bene: soffrite della sindrome di Stoccolma e avete imparato a vivere coi vostri aguzzini, pensando che loro siano il mondo!

Là fuori c'è un luogo non perfetto, ma molto vicino a quello che dovrebbe essere. 

Non abbiate paura di andare, perché quello che dovete temere sta qui, a casa vostra.

Solo in questi confini, si finisce per non credere più di poter cambiare la propria vita. L'unico modo per continuare, è toccare con mano una realtà che già esiste, non solo in America, ma anche poche miglia più in là del nostro piccolo, invivibile, microcosmo italico.

Quanto a me, so che ci vorranno diversi giorni prima che svanisca il sapore amaro del caffè italiano da questa bocca che ha assaporato la dolcezza dell'accessibilità, seppur per pochi giorni. 

Giusto oggi mi è arrivata la tessera IVOL agevolata (Io Viaggio Ovunque in Lombardia), dove mi si dice che, cit.: "...nonostante la difficile situazione economica", posso continuare a non pagare per usare dei trasporti perlopiù inaccessibili, avvisando comunque prima. Davvero? Posso andare ovunque riesca a salire, gratis. Cioè dove? Alla stazione di Gallarate, dove disabilitano gli ascensori la sera? O posso usare la metro? Il tram? Scendere ad una qualsiasi fermata del treno, pure non al centro di Milano? 

Ecco, magari se non mi mettete per iscritto le prese per il culo, mi incazzo meno.

Dio benedica l'America e maledica Pisapia, con tutti gli amministratori che lo hanno preceduto.




venerdì 26 giugno 2015

Come ti frego l'ISEE

Io non sono economista, ma due cosette sul nuovo ISEE le ho capite e ora vi do qualche dritta su come ottenere i servizi per disabili legati a questo illuminato indicatore.
Innanzi tutto quattro regole base:

1) Se ti sposi, l'ISEE si alza...  a meno che lui non faccia il mantenuto senzatetto.
2) Se lavori, l'ISEE si alza... tranne forse se fai uno di quei lavori sottopagati che tipicamente danno ai disabili, a prescindere dalle competenze reali. Oh, però mi raccomando! Occhio a non fare assolutamente gli straordinari, che pure con uno stipendio da fame è un attimo!
3) Se compri casa, l'ISEE si alza.
4) Se risparmi, l'ISEE si alza.

Assodati questi principi, non resta che trarre le dovute conclusioni economiche e non serve mica la Merkel per arrivarci. In sostanza, contrariamente alle norme di senso comune, se vuoi rientrare negli aventi diritto ai servizi erogati su base ISEE - che poi sono quei servizi indispensabili e costosi, necessari alla tua autonomia - non devi fare assolutamente nulla per elevarti e migliorare.
Ma non preoccuparti. Se pure hai commesso uno o più dei madornali errori di cui sopra, ciò non ti escluderà comunque a lungo dall'accesso ai servizi su base ISEE. Metti che in 10 anni di lavoro sei stato così cretino da non uscire mai di casa, mai uno svago, ‘na gioia... tutto al fine di risparmiare abbastanza da pagarti una badante per due anni, quando ti muoiono babbo e mamma. Ecco, allora te la pagherai esattamente per due anni, che in fondo i soldi li hai. Dopodiché, finalmente sarai nuovamente povero in canna e avrai pieno diritto ad avere la badante gratis. Oppure ti mettono via, in una bella struttura, che allo Stato costa di più, ma chissà perché si fa così. 
Tuttavia, se vuoi un consiglio, fai come me: quello che guadagni spendilo tutto in beni non durevoli: abiti, creme antirughe, alcol e viaggi. Anzi, meglio ancora: vai a puttane! Che quelle non rilasciano fattura e non ti tracciano nemmeno i movimenti sul conto. 

Beh... Ovvio che scherzo, ma fino a un certo punto. 
Adesso suppongo che dovrei dare qualche brillante suggerimento in alternativa all'applicazione indiscriminata del modello ISEE. E invece no. Avessi trovato una soluzione onnivalente per questo sistema che provoca l'effetto "cane che si morde la coda", sarei già scesa in politica, anche se per farlo in effetti pare non serva essere delle menti illuminate, vero Salvini?
Solo una volta ho provato a pensare un’alternativa al sistema basato sull’ISEE, grazie a cui io e altri disabili non avremmo speso un cazzo, mentre a un altro sarebbe toccato di pagare un botto per un servizio che gli permetterebbe di lavorare e percepire uno stipendio da ben 1000 euro. In quell’occasione, evidentemente ho sparato una cazzata. Avevo pensato infatti di far pagare a ogni disabile lavoratore 50 euro (il costo medio del trasporto di un dipendente normodotato che viene al lavoro, considerati i milanesi e i pendolari). Erroneamente, avevo tra l'altro considerato:

A) Se a un disabile chiedi di pagare 23 euro al giorno per venire al lavoro, sarò stronza io, ma col cazzo che non userei tutte le 104 e i permessi possibili. Mentre se mi fai pagare un forfait mensile del tutto assimilabile a quello di un qualsiasi altro lavoratore e indipendente dal numero di viaggi, io sono una di quei cretini a cui piace lavorare più che stare a casa, ecco: l'ho detto. Ora non sfottermi però.

B) Se io uso la 104 per risparmiare sul trasporto, l'amministrazione comunque paga la mia giornata di lavoro (su 3 giornate, 200 euro minimo), quindi chissà poi che risparmio ci sarà...
Sempre che segretamente l'amministrazione non mi consideri inutile o addirittura un ingombro.

C) Se pago 50 euro al mese di trasporto, magari non mi tocca più star zitta in base principio che mi stanno facendo la carità e a caval Donato non si guarda in bocca. Magari ecco che, invece di sembrare ingrata, finalmente posso lamentarmi un po' a diritto se il servizio fa schifo. 


D) Confesso di credere ancora che i disabili siano meglio dei normodotati e non cerchino di "marciare" sulla propria condizione. Io perlomeno non ho mai ritenuto giusto il non pagare i trasporti. Per esempio: io voglio pagare, ma esattamente quello che pagano gli altri per gli stessi servizi. Ciò essenzialmente significa che innanzi tutto vorrei treni, bus e metropolitane accessibili, non che mi tocca pagare un trasporto alternativo 500 euro al mese, solo perché non vivo in un Paese civile.

E) Ho addirittura osato immaginare che tra disabili ci possa essere solidarietà, soprattutto perché di sforare l'ISEE oggi tocca a te e magari domani a me, che col gratta e vinci non si sa mai. Non è meglio pagare tutti una quota ragionevole (visto che siamo colleghi), se proprio all'Azienda "mancano" sti due soldi?

F) Se devo spendere mezzo stipendio per venire al lavoro, sai che ti dico? Mi riprendo la pensione d’invalidità, mi gratto la panza tutto il giorno sul divano e lo Stato, invece di farmi pagare le tasse, mi paga per non fare altro che vegetare.
Ecco, per questo parere ad hoc, indubbiamente non applicabile ad altri contesti, mi hanno indirettamente accusata di discriminare i disabili. 


Vi giuro che è stato il momento topico della mia vita.  

Dopo 40 anni trascorsi a cercare di non far concentrare chi mi sta davanti solo sulla mia disabilità, posso finalmente affermare di aver raggiunto, superato e sfondato l'obbiettivo. Giuro che a casa ho stappato una bottiglia di Champagne che conservavo da eoni, in attesa della prova empirica che, quando mi guardano, i normodotati non vedono più la sedia a rotelle. 
Tuttavia, goduto qualche bicchiere, ci ho pensato meglio e ho capito di essere una cogliona. In sostanza, ho proposto di pagare il mio servizio un prezzo equo per tutti, anziché continuare a usufruirne gratis, alla faccia dei disabili risparmiatori. Cazzo, speriamo non mi ascoltino davvero! 

Per mia sfortuna, rischio invece di aver incontrato un'amministrazione aperta all'ascolto e convinta che i disabili siano innanzi tutto una risorsa, anziché un mero obbligo di legge. E alla fine, mi hanno quasi convinto che faranno il meglio, che non significa necessariamente sia quello che avevo in mente io.
Beh, non pensiamoci più... 

Oh ragazzi, stasera tutti all'Unibirra di Calcinate del Pesce: offro io, così mi si abbassa l'ISEE!