Oggi vi parlerò dall'alto della mia esperienza di quarantena, iniziata con reclusione definitiva dal 24 febbraio... beh, comunque anche prima non è che la mia vita sociale fosse un granché!
Ovviamente mi sono molto documentata sul tema e vi propongo di seguito il decalogo che sino ad ora ha permesso a me e ai miei cari di convivere sotto lo stesso tetto senza fare la fine della famiglia Torrance in Shining.
1) Smettetela di contare i giorni che vi separano dall'apertura delle gabbie: serve solo a farvi sprofondare ancor più nell'abisso ogni volta che la data slitta. Rassegnatevi: la data è mobile, qual piuma al vento... Potete fingere di stare su una stazione spaziale o nella casa del Grande Fratello e alla fine di questa storia, sarete pronti per colonizzare Marte... o per partecipare a programmi televisivi di dubbia qualità.
2) Iniziate a pensare che questa è la nuova realtà.
E' difficile? Si tratta della stessa cosa che accade a chi subisce un incidente o una malattia che compromette definitivamente qualche funzione... o anche solo invecchiando. C'è l'elaborazione del lutto per ciò che si è perso e poi si va avanti. Quasi nessuno si spara, anche se tanti dichiarano prima: "Succedesse a me, mi sparerei!" Chi non è un neanderthal a un certo punto impara semplicemente a fare le cose in modo diverso, si adatta, come direbbe Darwin.
Certo... un giorno torneremo alla normalità, ma fate il favore una buona volta di vivere nel presente.
3) Datevi una routine. Distinguete i giorni feriali dai festivi, alzatevi alla stessa ora nei primi e poltrite di più nei secondi. Scombinare i ritmi circadiani aumenta l'affaticamento, l'insonnia e può causare una serie di sintomi sgradevoli che non vi sto a elencare, perché già siete ipocondriaci.
4) Datevi dei compiti. Qualcosa da fare si trova sempre e per apprezzare il tempo libero, questo deve essere distinto e limitato rispetto al tempo dove facciamo ciò che non abbiamo troppa voglia di fare.
5) Lavatevi, pettinatevi, truccatevi e abbandonate il pigiama nelle ore diurne, che non vi si può vedere nelle chat! Abbiamo sempre sostenuto che ci agghindiamo per amor proprio e non c'è momento migliore per coccolarci e dimostrare a noi stessi che ci amiamo.
6) Fate almeno una videochiamata o una telefonata al giorno, che il mondo là fuori continua ad esistere e già avevate problemi di comunicazione prima!
7) Non è il momento di rivangare il passato e gli errori dei vostri compagni di cella.
Se una cosa vi urta al punto da liberare la scimmia urlatrice che è in voi, scrivetela da qualche parte. Probabilmente, quando usciremo, sembreranno motivi meno gravi di quel che appaiono quando abbiamo la carogna... così non fosse, separatevi prima che una nuova pandemia vi costringa ancora a vivere troppo a lungo sotto lo stesso tetto.
8) Lamentarvi continuamente della situazione con chi vi circonda non fa bene a nessuno. Ma soprattutto, se avete qualcuno accanto che si lamenta troppo, siete autorizzati a dirgli di piantarla lì, esattamente come facevate prima (si spera). Stavolta nessuno può dire che gli altri non possono capire come ci si sente a stare nei vostri panni!
9) Fate finta di essere tornati bambini e che i vostri genitori vi obblighino a staccarvi da TV, Internet e videogiochi dopo un tempo ragionevole... diciamo che oggi avete genitori permissivi e il tempo ragionevole si è raddoppiato, ma non possono essere le vostre uniche attività giornaliere!
10) Tutti vi dicono di fare attività fisica, ma se siete sempre stati Mastro Pantofola, datevi degli obiettivi minimi, tipo due mezz'ore separate di blanda attività motoria giornaliera, che non è il momento di spaccarsi e finire in ospedale! Poi magari ci prendete gusto e potete incrementare... no eh?!
Tutto ciò si può comunque riassumere a grandi linee in un solo comandamento:
NON IMBRUTTITEVI
E NON PERMETTETE A CHI AVETE ACCANTO DI IMBRUTTIRSI
sabato 4 aprile 2020
venerdì 13 marzo 2020
L'OROSCOPO DELLA PSICOLOGA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
1) Agorafobia
Finalmente avete un buon motivo per stare a casa e per la prima volta nella vita vi trovate nella posizione di poter incoraggiare gente che non riesce proprio a stare a casa. All'inizio, il casofobo obietterà che non potete capire come ci si sente ad essere intrappolati. Poi, se da qualche parte esiste un neurone in entrambi i cervelli, finalmente vi comprenderete a vicenda e sentire l'impulso di abbracciarvi forte... Non fatelo: bisogna evitare i contatti fisici.
Finalmente avete un buon motivo per stare a casa e per la prima volta nella vita vi trovate nella posizione di poter incoraggiare gente che non riesce proprio a stare a casa. All'inizio, il casofobo obietterà che non potete capire come ci si sente ad essere intrappolati. Poi, se da qualche parte esiste un neurone in entrambi i cervelli, finalmente vi comprenderete a vicenda e sentire l'impulso di abbracciarvi forte... Non fatelo: bisogna evitare i contatti fisici.
2) Fobia sociale
Finalmente hanno smesso di rompervi le palle che dovete uscire e interagire con degli sconosciuti. Molti di voi in questo momento avranno più intense relazioni sociali, dato che finalmente tutti iniziano ad intuire che si può fare conversazione intelligente pure dietro a una tastiera e fuori da un pub.
3) Attacchi di panico
Incredibile vero? Quando tutto il mondo sembra pensare che sia un buon momento per andare in panico, i vostri episodi si sono drasticamente ridotti o addirittura sono scomparsi. Questo significa che il vostro inconscio è stronzo, ma non incosciente... cioè, tecnicamente è incosciente nel senso di "non cosciente", ma non nell'altra accezione di "non si rende conto dei rischi". Lui sa benissimo che non è il momento di farsi sparare del Valium in vena al prontosoccorso impestato, il che significa che anche il resto delle altre volte vuole la vostra attenzione, mica la vostra morte.
4) Ipocondria
Tutti quegli anni trascorsi a cercare il significato dei vostri sintomi su internet... almeno ora vi state concentrando su una sola malattia, senza tutto lo sbatti delle possibili diagnosi differenziali. Certo, sentirete la mancanza del vostro medico, che si rifiuta di farvi andare in studio in questi giorni, ma ricordate la lezione: è più probabile beccasi qualcosa in una sala d'attesa che toccando una maniglia!
4) Ipocondria
Tutti quegli anni trascorsi a cercare il significato dei vostri sintomi su internet... almeno ora vi state concentrando su una sola malattia, senza tutto lo sbatti delle possibili diagnosi differenziali. Certo, sentirete la mancanza del vostro medico, che si rifiuta di farvi andare in studio in questi giorni, ma ricordate la lezione: è più probabile beccasi qualcosa in una sala d'attesa che toccando una maniglia!
5) Ansia da prestazione
Gli esami sono sospesi, le gare annullate, il vostro capo fatica a starvi col fiato sul collo durante lo smart working, il sesso è da evitare per via del controllo dei contatti intimi. Godetevi il momento senza pensare a domani.
6) Bipolarismo
Oscillate tra depressione e pensieri di onnipotenza. Vi dite che morirete e due minuti dopo pensate che potreste essere immuni. Tranquilli: anche il resto del mondo.
7) Paranoia
Vi hanno dato degli strampalati fino a ieri, ma non desistete: è un buon momento per raccogliere adepti.
8) Germofobia
Tirate fuori l'arsenale di prodotti igienici e scatenate la sanificazione globale!
9) Meteopatia
Che ve frega del tempo? Tanto non potete uscire comunque.
10) Personalità multiple
In casa, più si è meglio è!
11) Disturbo ossessivo compulsivo
Avete controllato se la porta di casa è chiusa a chiave? Ricontrollate. E' chiusa? Sicuri sicuri? Avete controllato cinque volte? Cinque è dispari... sapete di dover controllare un numero pari di volte. Dieci volte avete verificato? Okay, ma dove pensate di andare, che non si può uscire?! Tornate in casa e passate il tempo dedicandovi alle cose importanti... come sta il rubinetto del gas?
12) Normalità
Se vi sembra di essere le uniche persone calme e razionali in questo momento, probabilmente è perché non avete capito la situazione.
lunedì 9 marzo 2020
E' IL MOMENTO
E' il momento della LENTEZZA.
Dell'imparare nuovamente ad avere ritmi umani e dell'essere noi a gestire il mondo, anziché il mondo a gestire noi. Di quella dimensione in cui ci si può e anzi ci si deve fermare.
E' il momento, finalmente, di UN USO SANO DEI SOCIAL.
Sono strumenti che possono annullare le distanze. Possiamo finalmente usarli per parlarci, per vederci, per scriverci, per giocare una partita a scarabeo da remoto. Anche qui, è il momento in cui possiamo essere noi a usare un social anziché viceversa. Possiamo smettere di essere solo un "target" per pubblicità e campagne elettorali e imparare davvero a parlarci ed educarci tramite loro.
E' il momento della FAMIGLIA.
Qualsiasi cosa può essere una famiglia e questa è l'occasione per capire se la nostra lo è davvero. Con chi sentiamo di essere "a casa"? Le persone a cui pensiamo costantemente, che ci fanno sentire meglio e che cerchiamo di far stare meglio. Quelle che potranno essere anche lontane, ma che vogliamo sentire, chiamare.
E' il momento della CREATIVITA'
Del re-inventare il nostro tempo libero, del trovare nuovi modi per stare con i nostri figli e magari conoscerli meglio. Del vedere se, tolto il superfluo, ciò che resta sa riempire il nostro tempo.
Per chi è religioso, oso immaginare che questo sia il momento di PREGARE.
Un dialogo vero è profondo con il vostro Dio, senza riti, cantilene imparate a memoria, senza qualcuno che vi dica come si fa. ParlateGli finalmente nel silenzio, non perché Lui sia un po' sordo, ma perché a volte lo sono in generale i credenti. RaccontateGli di voi, delle vostre famiglie, delle perone a cui tenete. Soprattutto, in questo momento, chiedetevi davvero se quello che esce dai vostri cuori sia qualcosa che merita di essere ascoltato da Lui.
E' il momento della COMPRENSIONE DELL'ALTRO
Per la prima volta questa generazione può capire le preoccupazioni, le ansie, le angosce degli altri. Possiamo ascoltare e vedere noi stessi in chi ci sta davanti. Riconoscere i sentimenti oltre la superficie dello specchio. Abbiamo una cosa in comune, certo non una bella cosa. Ognuno prima aveva solo i propri problemi, pensava che i propri fossero peggio di quelli degli altri o l'esatto contrario. Chi si sentiva perennemente in credito con la società e chi non si riconosceva alcun diritto di soffrire, perché rientrava per tutti nella categoria dei "fortunati". Ora non dobbiamo sforzarci di capire come si sentono gli altri e nessuno, nemmeno noi stessi, possiamo rimproverarci di non avere diritto di star male ogni tanto.
E' il momento della PREOCCUPAZIONE
Quella che non si può ignorare, che si fa sentire con forza e toglie ogni illusione di essere noi a controllare la nostra vita. L'abbiamo spesso negata, soffocata nel rumore. Abbiamo vissuto giorno dopo giorno cercando di non pensare che abbiamo tutti paura della morte. E' il momento di conoscerla intellettualmente, imparando che vivere ricordandosi che esiste una fine, può stravolgere tutta la nostra scala di priorità.
E' il NOSTRO momento.
Quello in cui il mondo esterno tace e non possiamo non sentire più spesso noi stessi. Veniamo svuotati di tutto ciò che ci serviva a non pensare: i mille impegni, i vuoti incontri, le parole che non dicono nulla.
E, se quello che resta non ci piace, alla fine di tutta questa storia, vorrà dire che sarà il momento di CAMBIARE.
Dell'imparare nuovamente ad avere ritmi umani e dell'essere noi a gestire il mondo, anziché il mondo a gestire noi. Di quella dimensione in cui ci si può e anzi ci si deve fermare.
E' il momento, finalmente, di UN USO SANO DEI SOCIAL.
Sono strumenti che possono annullare le distanze. Possiamo finalmente usarli per parlarci, per vederci, per scriverci, per giocare una partita a scarabeo da remoto. Anche qui, è il momento in cui possiamo essere noi a usare un social anziché viceversa. Possiamo smettere di essere solo un "target" per pubblicità e campagne elettorali e imparare davvero a parlarci ed educarci tramite loro.
E' il momento della FAMIGLIA.
Qualsiasi cosa può essere una famiglia e questa è l'occasione per capire se la nostra lo è davvero. Con chi sentiamo di essere "a casa"? Le persone a cui pensiamo costantemente, che ci fanno sentire meglio e che cerchiamo di far stare meglio. Quelle che potranno essere anche lontane, ma che vogliamo sentire, chiamare.
E' il momento della CREATIVITA'
Del re-inventare il nostro tempo libero, del trovare nuovi modi per stare con i nostri figli e magari conoscerli meglio. Del vedere se, tolto il superfluo, ciò che resta sa riempire il nostro tempo.
Per chi è religioso, oso immaginare che questo sia il momento di PREGARE.
Un dialogo vero è profondo con il vostro Dio, senza riti, cantilene imparate a memoria, senza qualcuno che vi dica come si fa. ParlateGli finalmente nel silenzio, non perché Lui sia un po' sordo, ma perché a volte lo sono in generale i credenti. RaccontateGli di voi, delle vostre famiglie, delle perone a cui tenete. Soprattutto, in questo momento, chiedetevi davvero se quello che esce dai vostri cuori sia qualcosa che merita di essere ascoltato da Lui.
E' il momento della COMPRENSIONE DELL'ALTRO
Per la prima volta questa generazione può capire le preoccupazioni, le ansie, le angosce degli altri. Possiamo ascoltare e vedere noi stessi in chi ci sta davanti. Riconoscere i sentimenti oltre la superficie dello specchio. Abbiamo una cosa in comune, certo non una bella cosa. Ognuno prima aveva solo i propri problemi, pensava che i propri fossero peggio di quelli degli altri o l'esatto contrario. Chi si sentiva perennemente in credito con la società e chi non si riconosceva alcun diritto di soffrire, perché rientrava per tutti nella categoria dei "fortunati". Ora non dobbiamo sforzarci di capire come si sentono gli altri e nessuno, nemmeno noi stessi, possiamo rimproverarci di non avere diritto di star male ogni tanto.
E' il momento della PREOCCUPAZIONE
Quella che non si può ignorare, che si fa sentire con forza e toglie ogni illusione di essere noi a controllare la nostra vita. L'abbiamo spesso negata, soffocata nel rumore. Abbiamo vissuto giorno dopo giorno cercando di non pensare che abbiamo tutti paura della morte. E' il momento di conoscerla intellettualmente, imparando che vivere ricordandosi che esiste una fine, può stravolgere tutta la nostra scala di priorità.
E' il NOSTRO momento.
Quello in cui il mondo esterno tace e non possiamo non sentire più spesso noi stessi. Veniamo svuotati di tutto ciò che ci serviva a non pensare: i mille impegni, i vuoti incontri, le parole che non dicono nulla.
E, se quello che resta non ci piace, alla fine di tutta questa storia, vorrà dire che sarà il momento di CAMBIARE.
sabato 7 marzo 2020
Qualche segreto del mestiere della Psicologa
Lavorerò ancora da casa, un'altra settimana almeno.
Con le attuali regole, avrei potuto stare comunque a casa, ugualmente pagata, senza dover lavorare e senza perdere giorni di ferie o malattia. Invece ho chiesto e ottenuto di continuare a fare la mia parte.
In questi giorni non conto le ore e la mole di lavoro in eccesso che faccio per mia esclusiva scelta.
Finito "il solito", ne approfitto per aggiornarmi e migliorare i materiali che propino da tempo immemore, sempre nella stessa forma, solo perché la revisione non ci sta mai nel normale "orario d'ufficio".
In questi giorni non mi inalbero se vengo chiamata fuori fascia di reperibilità, per di più sul mio numero personale.
Non mi preoccupo di usare la mia linea telefonica o i miei giga, anche perché a ben vedere ci risparmio comunque in carburante.
Quando un collega chiama, rispondo pure se in quel momento sono concentrata su altro o sto mangiando... cose che in ufficio scatenerebbero l'ira funesta del pelide Achille.
Loro sono in ufficio ed è giusto che ora io rispetti i loro tempi... non dico per sempre, ma in questa emergenza!
Questo non è un normale "smart working" o "telelavoro", ma qualcosa che ha richiesto di sorvolare su buona parte della burocrazia normalmente necessaria.
Questo non è un normale "smart working" o "telelavoro", ma qualcosa che ha richiesto di sorvolare su buona parte della burocrazia normalmente necessaria.
E poi siamo onesti... con la vita sociale che posso permettermi ai tempi del coronavirus, i messaggi via Whatsapp, le mail e le telefonate di lavoro, sono l'apice della mondanità.
Insomma non credo sia il momento di mettere paletti o puntini sulle i... cosa che normalmente è il mio sport preferito.
Riconosco lo sforzo e la fiducia che il mio Capo e la Statale ripongono in me e mi impegno per dimostrare di meritarli tutti.
Affinché ci venga dato molto, ognuno di noi deve rinunciare a una piccola parte, in questo momento storico.
Soprattutto, dobbiamo fare un buon uso degli strumenti che ci vengono dati.
Avrebbero potuto darceli prima e sicuramente ora funzionerebbero meglio, tuttavia il passato non cambia solo perché alla fine avevamo ragione.
L'unica cosa che possiamo influenzare è il futuro e, per farlo, occorre smetterla di rinfacciare gli errori, soprattutto quando il registro in parte sta cambiando.
Per ottenere risultati e andare avanti, bisogna concedere all'altro di salvare la faccia, dimostrarci superiori alle recriminazioni.
Lui non lo ha mai fatto? Facciamogli vedere come si fa!
Vi svelo un segreto da psicologa: le persone cambiano, ma generalmente il mondo intorno a loro continua a vederle per ciò che erano prima di cambiare. Così accade che chi ha fatto lo sforzo di migliorare e si vede trattato come meritava prima, semplicemente si convinca che non ne valeva la pena e torna sui propri passi.
Ogni volta che sosteniamo che "il lupo perde il pelo, ma non il vizio", stiamo creando una profezia che noi stessi faremo avverare.
La psicologa è quella persona a cui il lupo può dare la propria versione dei fatti ed essere creduto. Non è che gli psicologi siano ingenui... sappiamo che probabilmente il lupo si è pappato pecorelle fino all'altro ieri e che ogni tanto ci ricadrà lungo il cammino verso il veganesimo, ma se ha varcato la nostra soglia, significa che si è stancato di essere così e vuole disperatamente qualcuno che veda il nuovo sé che cerca di tirare insieme. Noi a questo scegliamo di credere: che voglia davvero cambiare.
Ogni volta che sosteniamo che "il lupo perde il pelo, ma non il vizio", stiamo creando una profezia che noi stessi faremo avverare.
La psicologa è quella persona a cui il lupo può dare la propria versione dei fatti ed essere creduto. Non è che gli psicologi siano ingenui... sappiamo che probabilmente il lupo si è pappato pecorelle fino all'altro ieri e che ogni tanto ci ricadrà lungo il cammino verso il veganesimo, ma se ha varcato la nostra soglia, significa che si è stancato di essere così e vuole disperatamente qualcuno che veda il nuovo sé che cerca di tirare insieme. Noi a questo scegliamo di credere: che voglia davvero cambiare.
Ciò che faccio nel mio lavoro è essenzialmente cogliere anche il minimo accenno di cambiamento positivo e dire quelle cose che nessuno dice mai: "Ti ho visto. So che per te non deve essere stato facile. Sei stato bravo, davvero".
In effetti con gli estranei è più facile, perché non portano con sé tutto quel bagaglio di errori e incomprensioni della relazione che hanno con noi. Però, quando ci si riesce con i "vicini", ci si guadagna decisamente di più.
TENTAR NON NUOCE, IL CHE NON SIGNIFICA CHE NON COSTI UN MUCCHIO DI FATICA.
sabato 29 febbraio 2020
COME DISTINGUERE L'EPIDEMIOLOGO VERO DAL FAKE
In questi giorni di confusione e "vaga" tendenza all'isteria di massa, mi sento in dovere morale di fare chiarezza e aiutare tutti a capire chi ascoltare per affrontare al meglio questa epidemia.
NON SONO UN VIROLOGO, MA POSSO AIUTARVI AD INDIVIDUARE CON CERTEZZA CHI ALTRI NON LO E'...
1) L'epidemiologo falso ha una Laurea all'Università della vita, quello vero ha una o più Lauree di area medica acquisite in un Ateneo riconosciuto dal MIUR.
2) Se qualcuno sostiene di aver visto dei cinesi mangiare topi vivi, le probabilità sono le seguenti:
NON SONO UN VIROLOGO, MA POSSO AIUTARVI AD INDIVIDUARE CON CERTEZZA CHI ALTRI NON LO E'...
1) L'epidemiologo falso ha una Laurea all'Università della vita, quello vero ha una o più Lauree di area medica acquisite in un Ateneo riconosciuto dal MIUR.
2) Se qualcuno sostiene di aver visto dei cinesi mangiare topi vivi, le probabilità sono le seguenti:
a) 0,0% è un epidemiologo vero
b) 99,9% ha semplicemente visto una puntata dei Visitor mentre era strafatto di crack
c) 0,1% è Zaia... cosa che non esclude i punti a) e b)
b) 99,9% ha semplicemente visto una puntata dei Visitor mentre era strafatto di crack
c) 0,1% è Zaia... cosa che non esclude i punti a) e b)
3) Se parla di "tamponamenti", probabilmente è un carrozziere, non un epidemiologo.
4) Se sostiene che il virus si combatte andando in massa a pregare in chiesa, prendendo l'eucarestia dalla mano del tizio che ha infilato le dita in tutte le bocche dei compresenti e scambiandosi segni di pace, mi spiace, ma nemmeno in questo caso stiamo parlando di un epidemiologo... ma probabilmente di un untore.
5) Se pensa che "positivo" sia davvero positivo quando si parla di un tampone, è un analfabeta, non solo funzionale.
6) Se sa come si fa l'amuchina in casa e vuole rivendervela, fidatevi solo se ha un laboratorio di metanfetamine nello scantinato, altrimenti è sicuramente incompetente, oltre a non essere epidemiologo.
7) Se si vanta di aver trovato delle mascherine economiche dal ferramenta, non è un epidemiologo, ma potete sempre chiedergli di montarvi una mensola.
8) Se ha fatto scorte alimentari e ha pacchi di fusilli nascosti sotto il letto, non è un epidemiologo, ma è sicuramente un giargiana.
9) Se si inalbera perché gli chiedono di rientrare al lavoro senza aver "santificato" i locali, potrebbe essere uno che in effetti sa il fatto suo, ma solo se è un prete.
10) Se parla di "ceppi", prendete per buone le sue parole solo se ha una Laurea di area medica (escluse quelle dell'università della vita di cui sopra) o se si riferisce alla lattuga.
11) Se insinua che non si sia ancora trovato un vaccino per ragioni diverse dal fatto che annualmente lo Stato investe circa 20 euro nella ricerca, non è un epidemiologo, ma potete sempre chiedergli che forma ha la Terra.
12) Se non vuole andare al lavoro perché ha paura del virus, ma quando lo costringono si lamenta che bar e mense sono chiuse e non può uscire in pausa pranzo, non è un epidemiologo, ma uno che farebbe meglio a portarsi la schiscetta da casa, se davvero teme il contagio.
13) Se cerca di rassicurare il prossimo dicendo "tanto muoiono solo i vecchi e quelli con patologie pregresse", è un nazista... il che in effetti non esclude a priori che possa essere un epidemiologo.
Infine, se ha scritto un dodecalogo con tredici punti su come riconoscere gli epidemiologici fake, ancora, non siete davanti a un epidemiologo e nemmeno a un matematico, ma a qualcuno a cui sanguinano le orecchie a forza di sentir boiate.
E comunque, ricordatevi che vanno prese tutte le precauzioni possibili, ma ciò nonostante, di qualcosa moriremo tutti.
4) Se sostiene che il virus si combatte andando in massa a pregare in chiesa, prendendo l'eucarestia dalla mano del tizio che ha infilato le dita in tutte le bocche dei compresenti e scambiandosi segni di pace, mi spiace, ma nemmeno in questo caso stiamo parlando di un epidemiologo... ma probabilmente di un untore.
5) Se pensa che "positivo" sia davvero positivo quando si parla di un tampone, è un analfabeta, non solo funzionale.
6) Se sa come si fa l'amuchina in casa e vuole rivendervela, fidatevi solo se ha un laboratorio di metanfetamine nello scantinato, altrimenti è sicuramente incompetente, oltre a non essere epidemiologo.
7) Se si vanta di aver trovato delle mascherine economiche dal ferramenta, non è un epidemiologo, ma potete sempre chiedergli di montarvi una mensola.
8) Se ha fatto scorte alimentari e ha pacchi di fusilli nascosti sotto il letto, non è un epidemiologo, ma è sicuramente un giargiana.
9) Se si inalbera perché gli chiedono di rientrare al lavoro senza aver "santificato" i locali, potrebbe essere uno che in effetti sa il fatto suo, ma solo se è un prete.
10) Se parla di "ceppi", prendete per buone le sue parole solo se ha una Laurea di area medica (escluse quelle dell'università della vita di cui sopra) o se si riferisce alla lattuga.
11) Se insinua che non si sia ancora trovato un vaccino per ragioni diverse dal fatto che annualmente lo Stato investe circa 20 euro nella ricerca, non è un epidemiologo, ma potete sempre chiedergli che forma ha la Terra.
12) Se non vuole andare al lavoro perché ha paura del virus, ma quando lo costringono si lamenta che bar e mense sono chiuse e non può uscire in pausa pranzo, non è un epidemiologo, ma uno che farebbe meglio a portarsi la schiscetta da casa, se davvero teme il contagio.
13) Se cerca di rassicurare il prossimo dicendo "tanto muoiono solo i vecchi e quelli con patologie pregresse", è un nazista... il che in effetti non esclude a priori che possa essere un epidemiologo.
Infine, se ha scritto un dodecalogo con tredici punti su come riconoscere gli epidemiologici fake, ancora, non siete davanti a un epidemiologo e nemmeno a un matematico, ma a qualcuno a cui sanguinano le orecchie a forza di sentir boiate.
E comunque, ricordatevi che vanno prese tutte le precauzioni possibili, ma ciò nonostante, di qualcosa moriremo tutti.
lunedì 30 dicembre 2019
PUNTO CROCE, PAPI, CROCI E PUNTI A CAPO
In queste vacanze mi sono riproposta di maturare decisioni importanti E di riscoprire me stessa. Tuttavia, allo stato attuale, ho solo capito che me la cavo col punto croce.
Di solito, dopo tanti giorni di ferma, divento inquieta, mi manca il lavoro e per compensare cerco di progettare cosa farò di nuovo al rientro.
Stavolta il vuoto assoluto.
Penso al rientro con un misto di frustrazione e sconforto.
Stavolta il vuoto assoluto.
Penso al rientro con un misto di frustrazione e sconforto.
Non vedo prospettive, sento di non avere più entusiasmo e, peggio di tutto, non ho più idee valide.
Alla fine mi sembra tutto inutile.
Alla fine mi sembra tutto inutile.
Ieri sera ho visto "I due Papi"... io il Ratzy ora lo capisco bene.
Come conseguenza, ho sognato che il Bergoglio mi chiamava per un consulto. Stava pensando di dimettersi, come il suo predecessore e ovviamente voleva un mio parere come psicologa.
Almeno il mio inconscio continua ad avere un Ego smisurato...
Molto saggiamente, gli chiedo che tipo di croce fosse il papato: una di quelle da cui si può decidere di scendere quando non ce la si fa più o una come la disabilità, in cui l'unica scelta possibile è tra accettarla e vivere meglio che si può o non accettarla e stare pure peggio.
E quale era in realtà la scelta di Cristo? Poteva davvero scendere in qualsiasi momento dalla croce e fare maramao ai soldati romani, o era un uomo a cui, una volta appeso lì, non restava che accettare o supplicare di scendere e sentirsi poi abbandonato perchè lassù non battono ciglio?
Bergoglio mi fa notare che avrebbe preferito un consiglio psicologico e non teologico.
Gli rispondo che gli psicologi non danno mai consigli, neppure a se stessi, ma che sono bravissimi a non giudicare qualsiasi decisione uno prenda alla fine.
Al risveglio, ovviamente, mi sono data all'auto-analisi.
Anni di catechismo, scuole dalle suore e teologie hanno forgiato il mio inconscio miscredente, che oggi non sa elaborare metafore diverse da quelle fornite dal cristianesimo... che come tutte le storie ben scritte, finisce per parlare di ogni uomo, paro paro l'Edipo Re.
Devo ammettere che, ultimamente, faccio più fatica ad accettare la disabilità, ma non perché sia peggio del solito, semplicemente perché il resto non mi dà le soddisfazioni di prima.
Le croci si possono portare se si hanno obiettivi, sogni, speranze.
Dubito che Cristo avrebbe accettato di rimanere inchiodato lassù se avesse pensato che quel che faceva non servisse a nulla.
Ho capito di aver perso la fede. Non quella in Dio, che da tempo è scomparsa senza lasciare nemmeno il senso di rimpianto di una volta. Ho perso la fede in me stessa. E questa devo assolutamente ritrovarla, perché senza di essa, tutto diventa insopportabile.
Il punto ora è... in che formato si spedisce un curriculum per la Santa Sede?
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