sabato 29 settembre 2012

Non se ne può più del disabile educato

Probabilmente, proprio come me, molti disabili sono cresciuti con una madre che ha insegnato loro a chiedere le cose "per favore" e a dire "grazie" dopo aver ottenuto ciò che chiedevano. Tecnicamente è così che si dovrebbe fare e un "perfavore-grazie" non si nega a nessuno. Ma è giunto decisamente il momento di smetterla con quella generazione di disabili che prega, supplica e si profonde in ringraziamenti, per non dire regali, quando gli viene concesso qualcosa che nessun bipede si trova costretto a chiedere. E mi riferisco a una miriade di cose: dal dover salire su un bus, al dover farsi aiutare per superare il gradino di un negozio, dal dover passare dalle cucine per andare in mensa, al frequentare la lezione di filologia dell'università in cui studia. Chi cammina, non deve chiedere nulla e nessuno si sognerebbe mai di dirgli "bisogna vedere se è possibile farla entrare da dietro" o "mi spiace, ma l'aula di filologia è per lei inaccessibile"
E nonostante già riceva una risposta riservata esclusivamente alla sua categoria, la maggior parte dei disabili, quando addirittura non rinuncia alla prima difficoltà, inizia a pregare perché venga fatto il possibile. 

Ora, in molti, troppi casi, il "possibile" è già previsto si possa fare e l'unico ostacolo è rappresentato dal normodotato dal culo pesante che hai di fronte. 

A Milano, per esempio, diversi tram e bus hanno la pedana per disabili, ma convincere l'autista a scendere dal mezzo per aprirtela, è un'impresa che passa talvolta dall'educazione, alla supplica, sino alla rinuncia. Personalmente trovo invece molto più efficace il passaggio dall'educazione, al promemoria sul regolamento, sino all'esposto. Perché, mettiamocelo bene in testa, quel tizio non è pagato solo per guidare un mezzo di trasporto pubblico, ma soprattutto per offrire un servizio, che prevede anche aprire una pedana se uno dei suoi passeggeri è su una sedia a rotelle. 

In un Paese in crisi, in cui tanti cercano un'occupazione, se alzare il deretano dal tuo sedile risulta troppo faticoso, dovresti essere lasciato a casa, sul tuo divano, e sostituito da qualcuno che sia disposto a lavorare per meritarsi uno stipendio.

Per come la vedo io, quando un disabile incontra un ostacolo nel perseguire tutto ciò che gli altri danno per scontato, le suppliche e le preghiere dovrebbe riservarle ad eventuali Entità Immaginarie in cui crede, perché chi ha davanti probabilmente non ne è degno.

E, diciamocela proprio tutta, molti problemi dei disabili sono causati dai disabili stessi. 
Se quasi ogni giorno devo affrontare una discussione, scrivere mail minatorie, coinvolgere i giornali per poter fare ciò che la legge italiana riconosce come diritto di tutti, è principalmente perché la maggior parte dei disabili è troppo educata per "dare disturbo".  

I disabili arrendevoli sono diseducativi. 
Se abituiamo i bipedi alle facili rinunce e ad atteggiamenti dimessi, non impareranno mai, perché non gli conviene cambiare le cose… almeno fino al giorno in cui non si romperanno una vertebra o non saranno così decrepiti da usare un deambulatore.

E poi magari sono proprio questi disabili passivi i primi a soffrire e piangere, perché non possono  nemmeno uscire di casa.
Vorrei dire che mi dispiace per loro, ma la verità è che, se ci sono persone cui arrogo il diritto di piangere, sono solo quelle che non si fermano di fronte al primo "no" di un fancazzista.

Puoi piangere e disperarti solo se ci hai provato davvero.

L'Italia è piena di dipendenti che, invece di agevolare la categoria di persone che sono pagati per aiutare, stanno lì a fare il possibile per fare il meno possibile. E mi riferisco anche a taluni "Servizi per disabili", che ogni tanto decidono unilateralmente di modificare in senso peggiorativo, i già indecenti servizi disponibili, senza rendersi conto che anche la più piccola variazione, può rendere impossibile la vita dei loro utenti. 

E alla base di ogni diritto negato, c'è sempre la visione distorta di un disabile che infondo non ha un cazzo da fare tutto il giorno e, se ha un lavoro, è sempre un lavoro di dubbia utilità, che la società gli ha rimediato per "tenerlo occupato" e "fargli passare il tempo". 

Così, per dire, se anche un burocrate normodotato decide che, da domani, i disabili possono prendere il  bus solo fino alle 17.00, non può essere una cosa grave, no? Mica vorrà fare gli straordinari un handicappato?! Già dovrebbe essere grato che gli abbiano rimediato un lavoretto e che gli garantiscano un servizio di trasporto una tantum. Molti disabili non sono così fortunati. E poi, il giorno in cui c'è sciopero dei mezzi, tipo, sempre per dire, martedì prossimo, che il primo treno del pomeriggio parte alle 18.28, il disabile può sempre aspettare un'ora è mezza in stazione, insieme ai drogati. Ancor meglio, può prendere uno di quei permessi per handicappati, così sta a casa pure pagato dallo Stato. Che avrà mai da fare in ufficio di così fondamentale? 

"Martedì stai a casa a riposare vah, che i disabili sono di salute cagionevole."

Ecco, se persone così esistessero davvero, dovrei veramente perdere del tempo per spiegare loro su quante cose si sbagliano o è meglio limitarsi a sputtanarle?
Devo dirglielo che gli unici problemi di salute che mi affliggono da quindici anni sono il reflusso gastro-esofageo e l'ansia da abbandono in stazione, ovvero i disturbi causati da codeste ipotetiche persone? 
Stranamente, le uniche persone a preoccuparsi delle mie eventuali assenze, sono i miei colleghi e il mio Capo, che spesso si offre gentilmente di aiutarmi a non mancare un solo giorno di lavoro.

Quasi quasi, inizio a sperare che mi obblighino a lavorare di meno.
Col nuovo ipotetico orario da rispettare, avrei un sacco di tempo libero per rompere le palle. Perché il mio più grande rammarico, oggi come oggi, è che non ho mai abbastanza tempo per scrivere, contattare vecchi amici giornalisti e nemmeno, pensate un po', per parlare con i sindacati o  scambiare due chiacchiere con uno dei tanti avvocati che ho aiutato a inserirsi nel mondo del lavoro. Se una come me, improvvisamente, si trovasse un po' di tempo d'avanzo, credo che potrebbe fare un sacco di cose per i disabili, nessuna delle quali prevede l'obbligo dell'educazione.
Tra l'altro, la mia più grande Musa ispiratrice é la Carogna. Quando ho il blocco dello scrittore, vado in giro per i marciapiedi di Milano senza accompagnatore ed entro sera ho già scritto fiumi di parole.

Peccato che, per ora, davvero, il tempo sia un bene di cui non dispongo in quantità sufficiente. Eppure sento un sacco di disabili lamentarsi del fatto che si annoiano. 

Ma come è possibile riuscire ad annoiarsi in una realtà quotidiana in cui, giorno dopo giorno, vieni trattato come cittadino di serie B? 

Non devi nemmeno essere handicappato per diventare un paladino. Certo, un conto è quando hai di meglio da fare che rincoglionirti davanti alle repliche di Desperate Housewives. Ma se davvero ti annoi tanto e hai l'impressione di star fermo ad aspettare di morire, perché non fai come Batman? 
Guarda, mettiamo un bel faro colorato sul tetto dell'AIAS, con il simbolo dei disabili, e ogni volta che qualcuno di noi si vede negare un diritto, tu la pianti di postare gattini su Facebook e inizi a scrivere mail di veemente protesta, fare telefonate, inoltrare esposti e avvisare la stampa, che il sopruso ai deboli in quinta pagina gli risolve almeno tre colonne, forse pure quattro se il disabile é disposto a farsi fotografare. 
Per me puoi mettere su pure un business e raccogliere fondi per la LEGA PER LA DIFESA DELLO SCIANCRATO. Non serve volare per farlo, non serve nemmeno camminare: bastano un PC di vecchia generazione, un telefono e una grande attitudine al rompere i coglioni. 

Il mondo diversamente abile ha bisogno di un supereroe.
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