sabato 27 luglio 2019

PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

Ieri, in fase di grazia divina, ho scritto un capitolo di tesi in pausa pranzo. Ho salvato su chiavetta poco prima di uscire, come sempre in ritardo. Ho fatto ciò che sappiamo tutti che non si deve fare: non ho rimosso il dispositivo in sicurezza.
Stamattina, tutta gongolante, vado per leggere la chiavetta: il file è corrotto!!!!
Il cuore perde qualche colpo. 
Provo a recuperare il file: nulla. 

Mando un grido d'allarme ad un'amico, via WhatsApp. Lui risponde subito e mi chiede di mandargli il file. 
Mentre lui ci lavora sopra da casa sua, a me vien da piangere. 

Cerco di essere razionale, mi dico che son solo 10 pagine, ma l'idea di ricominciare è insopportabile. Mi auto-analizzo, mi ricordo che, alla peggio, attraverserò una fase depressiva di qualche giorno, elaborerò il lutto e ricomincerò da capo. Lo so che funziona così, ma sia stramaledetto il mondo se quando ci sei dentro non fa male. 

Dieci pagine, le prime dieci. 
Sai già che nessuno capirà cosa sono per te le prime dieci pagine. 

Chiaramente mi sto punendo per il fatto di essermela tirata tanto ieri, vantandomi di quanto fosse facile scrivere la tesi. 
Inizio a battermi il petto nel mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. 

Faccio sempre più di una copia, mi invio il file, perché mai ieri no?!!!

Poco dopo arriva l'infausta diagnosi: il file non è recuperabile, se non la prima parte, che già ho. E il mio amico fa quello che tutti non riescono a non fare quando già uno sta di cacca per aver portato a termine con successo una cazzata epica: mi ricorda come avrei dovuto comportarmi e mi dice che così la prossima volta imparerò.

Niente, ha ragione. Non che servisse infierire, ma se chiedo una mano, poi ci sta che mi facciano il mazzo per la mia stupidità, pure se il mazzo sono bravissima a farmelo da sola. 
Lui sta dall'altra parte di WhatsApp e io col capo chino, coperto da un tumulo di cenere. I ceci, quasi quasi vado a prendere i ceci in cucina, li spargo a terra e ci cammino sopra con la Otto Bock... non credo che l'effetto sia lo stesso, ma il gatto a nove code non ce l'ho e quello a una sola coda dorme come nulla fosse.

Prima di concedermi di mettermi a frignare e dedicarmi con tutta me stessa alla fase depressiva, decido di collegarmi alla condivisione dell'ufficio, per vedere se magari avessi scritto qualche riga in più, prima di lavorare direttamente su chiavetta. 

Apro il file: 10 pagine. 

Solo a quel punto mi ricordo che, come sempre, avevo lavorato su PC e poi salvato su chiavetta. In tutta la mia vita ho sempre fatto più copie e mi son sempre spedita pure il file via mail. Apro la mail dell'ufficio ed eccola lì, la seconda copia. Rileggo per vedere se c'è davvero tutto... cavolo: me lo ricordavo meglio quando pensavo di averlo perso!

Da tutta questa vicenda possiamo ricavare alcune verità incontrovertibili:

1) L'inconscio esiste e ti può nascondere tutte le fottute informazioni che vuole nasconderti, quando più gli aggrada e per motivi che solo lui sa.

2) L'inconscio è bastardo.

3) Oltre all'inconscio, esiste pure il Super Io, pronto a farti sentire una caccola appena ti monti la testa.

4) Quando stai grattando il fondo, trovi sempre chi ti getta una pala, per fare meglio. 

5) Freud era un genio.

Ma soprattutto... non è vero che la vita è troppo breve per rimuovere i dispositivi in sicurezza!




mercoledì 5 giugno 2019

LA SCELTA DI NOA

Appurato che l'Olanda ha autorizzato l'eutanasia di Noa solo nella fantasia di alcuni giornalisti italiani, vi racconto l'incipit del mio Manuale di Psicologia clinica del primo anno di Corso.
La Prefazione al libro, quella che nessuno legge mai, riportava il caso di un paziente determinato a morire. Ricoverato coattivamente, imbottito di tranquillanti e con tanto di camicia di forza, venne messo in camera di contenimento: una bella stanza dalle pareti imbottite e con un solo materasso a terra. Il paziente, appena lasciato solo, iniziò a saltare decine di volte sul materasso per arrivare a craniare il soffitto non imbottito. Lo trovarono un'ora dopo, con la testa fracassata da numerosi colpi. 
Il libro continuava dicendo che, se lo studente lettore stava valutando i possibili errori commessi dall'ospedale, avrebbe dovuto considerare una strada alternativa a quella della psicologia o della psichiatria, perché non aveva compreso la questione fondamentale: puoi esserci e lavorare al limite dell'umanamente possibile, ma non devi mai dimenticare che la scelta finale spetta sempre a loro. 
La prefazione finiva con un solo suggerimento: se un paziente ti dirà di volersi ammazzare, rispondigli onestamente che, se ha davvero deciso, non potrai impedirglielo, ma che sarai al suo fianco finché vorrà ancora considerare delle alternative.
Ci raccontano che se siamo diciasettenni o depressi o malati, non siamo nelle condizioni di scegliere lucidamente. La verità è che definiscono abominevoli tutte le scelte che non condividono. Se da adulti, maggiorenni e sani, fossimo sempre in grado di prendere decisioni lucide dopo averci ben pensato, non si spiegherebbe il divorzio.

Avrei concesso l'eutanasia a Noa? No. Ma sarei stata dolorosamente certa che avrebbe comunque trovato come morire, probabilmente con modalità più orrende, lunghe e strazianti di un'iniezione letale. E di questo mi sarei sentita in colpa: del fatto che non le avrei permesso di morire dignitosamente solo perché IO non sarei riuscita a vivere con l'idea che forse c'era margine per salvarla. 

Quando si parla di concedere o negare l'eutanasia, ogni scelta è sbagliata e, forse, dopo tutto, aveva ragione quel libro: il punto è accettare che la scelta è di chi vuole morire, non nostra.



giovedì 11 ottobre 2018

ADDIO...

Ormai una vita fa, pare che io abbia scritto un libro che, secondo tutti, parla di disabilità. In realtà il libro dovrebbe parlare di come appaiono i normodotati, visti da una che sta in sedia a rotelle, ma a quanto pare l’ho capito solo io… e ciò spiega perfettamente come mai non ho vinto il Nobel per la Letteratura.
Comunque, grazie a quel libro, sono stata invitata in tutta Italia a parlare di disabilità. Confesso che per un po’ non mi è affatto dispiaciuto girare a ufo, ma sento che quella fase della mia vita è finita. 
Da diverso tempo sto declinando altri inviti e questa sarà l’ultima volta che parteciperò ad un evento sulla disabilità… E francamente spero di mantenere questa promessa a me stessa, mica come gli Elio e le storie tese che si sono sciolti nel 2017 e ancora vanno in giro a far concerti. 
Ai ragazzi di 1000 note per educare e al Comune di Pontirolo proprio non potevo dire di no… non che non ci abbia provato ma, come si dice: mi hanno fatto un’offerta che non potevo rifiutare.

Perché mollo?

Ho una sudata Laurea in Psicologia e sono in dirittura di arrivo sulla seconda Laurea in Scienze Giuridiche. Per lavoro mi occupo di studenti universitari che si sono bloccati nello studio e… beh, li sblocco. Molti di loro sono studenti lavoratori iscritti a Giurisprudenza, che sostenevano fosse impossibile finire gli studi e lavorare contemporaneamente. E questo spiega la mia seconda laurea in corso: il miglior modo per convincere le persone che qualcosa si può fare, è farla insieme a loro. 
E così che sono tornata tra i banchi, in mezzo agli studenti che devo aiutare. Spesso io aiuto loro e qualche volta accade l’esatto contrario. 
Pare che sia esperta anche di comunicazione efficace, orientamento alla carriera, assessment/development center e strategie di ricerca attiva del lavoro… o almeno così pensa l’Università, visto che mi fa organizzare dei corsi… ma magari chiedono a me perché vengo via a poco.
Da qualche anno sono persino Segretario sindacale e difendo i diritti dei lavoratori… quelli dell’Università di Milano. Anni di dispute per l’accessibilità con Trenord e ATM hanno affilato la lingua e, come direbbe lo zio di Spiderman: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
Dico questo essenzialmente per tirarmela… ma anche perché vorrei fosse chiaro che nella vita ho studiato, studio e lavoro tanto per migliorare me stessa e la vita delle persone che incontro sulla mia strada. Tuttavia, la cosa per cui pare sia più famosa e per cui vengo chiamata è l’unica che non mi sono guadagnata: la disabilità. 
Io non sono un’esperta di disabilità! Nonostante le apparenze, io non ne so praticamente un tubo: non ho alcuna formazione su leggi, programmi, progetti, iniziative… L'Università della Strada è una tavanata pazzesca e pure se nasci col pollice opponibile, questo non basta a fare di te una majorette.
Io non so come si supporta o sopporta un disabile... non sopporto neppure me stessa!
Chiedetemi come si supera l’esame di Diritto privato e vedrete che sono più preparata. Ma di handicap io ne so poco o nulla. Prendetevela con mia madre se non rispetto le vostre aspettative: lei mi ha insegnato ad essere normale, mica disabile.
Già… mia madre era ed è fermamente convinta che, a parte camminare, io possa e debba fare tutto ciò che fanno gli altri. Studiare, lavorare, viaggiare… 
Ha iniziato lei a lottare contro le barriere architettoniche e mentali che si mettevano sul mio percorso e poi, quando sono stata abbastanza grande e ha capito che la lingua era l’unico muscolo del corpo a funzionare adeguatamente, ha preteso che facessi da sola. A dirla tutta, ora a volte difende un po’ quelli di Trenord o ATM quando li attacco sui giornali per l’inaccessibilità, ma lo fa solo per garantire un po’ di par condicio.

Ma che c'entra??!!

Beh, io credo che c’entri essenzialmente per una cosa: quando mi hanno parlato per la prima volta del progetto del Comune di Pontirolo Nuovo, è stato subito messo in chiaro che non avrebbe mai dovuto diventare la solita raccolta di fondi o iniziativa con cui i normodotati fanno qualcosa per i disabili. 
Non devono più esistere queste due categorie separate di esseri umani. Non devono più esistere progetti d’integrazione. Voler integrare qualcuno, significa che quel qualcuno sta ancora fuori e si cerca di tirarlo dentro. 
A parte la fisioterapia, mia madre non ha mai voluto che frequentassi centri apposta per disabili, scuole apposta per disabili, trasporti apposta per disabili, amici disabili per disabili. 
Ogni giorno leggo sui giornali continui tentativi di risolvere i problemi dei disabili creando mondi separati per disabili. 
La metropolitana o i taxi non sono accessibili? Ci vogliono i pulmini apposta per disabili. 
Gli hotel non hanno stanze attrezzate? Costruiamo case vacanze per disabili. 
E così via, dalle spiagge alle crociere per disabili. 
Io mica ci voglio stare coi disabili e questo essenzialmente per due ragioni:

1)    Per far dispetto a quelli che pensano che dobbiamo stare tra noi.

2)    Per il fatto che non esiste alcun logico motivo per cui dovrei trovarmi bene con persone con cui condivido una sfiga. La storia del mal comune mezzo gaudio è roba da sadici bastardi: io a vedere che uno sta male come me, ci soffro pure di più, perché so esattamente cosa sta passando! Se un'amica mi dice che farà l'esame per valutare l'ossigenazione notturna, quella notte non dormo manco io, perché ci sono passata e so quali paure porta. Infatti per lavoro ho scelto di non occuparmi dei problemi dei disabili, ma di quelli dei normodotati, non perché siano più semplici, ma perché i miei non li ho mica risolti, quindi che gli vado a dire?

Continuerò a rotolare tra i bipedi, piaccia oppure no. Se chiedete a me, l’unica cosa che deve restare separata, sono i bagni per disabili, almeno finché i normodotati non impareranno a mirare il buco. 
E visto che stiamo parlando di un progetto per rendere accessibili i negozi dei privati e che questo qualche spesa la comporterà anche per i privati, permettetemi di raccontarvi la triste storia del negozio a cui per dieci anni ho chiesto di mettere una pedana… Oggi addita Amazon come causa di tutti i suoi mali, ma se io sono finita su Amazon non era per i prezzi o per le consegne, ma perché lui non ha mai messo una pedana! Adoro farmi consigliare da commessi e personale preparato, ma ora che posso scegliere, non compro più in negozi dove non posso entrare! 

Non si scherza più. 

Siamo nati sulla stessa terra, allo stesso modo e dalla stessa specie: non dovrebbe esserci alcun bisogno di includerci, perché siamo già qua! 
Non fate qualcosa per i disabili: permetteteci semplicemente di vivere tra voi. 
Non costruite cose apposta per noi: dove arriviamo noi, arriva chiunque: l’anziano, il bambino e perfino chi sta normalmente bene, ma si è rotto una gamba. 
Non fateci dei favori, non costruite mondi apposta, ma sistemate quello dove voi stessi già vivete. 
E se un giorno vostro figlio non saprà dove sbattere la testa a causa dell’esame di Diritto privato, magari scoprirete che la psicologa della porta accanto è maledettamente brava a risolvere certi problemi. 
O se il Capo vi mobbizza, potreste scoprire che la sindacalista a rotelle, si è allenata abbastanza per difendere i propri diritti da poter garantire anche i vostri. 
Sui questionari di gradimento dei miei workshop lavorativi ci sono solo complimenti entusiasti, commenti stupiti su quanto imparato e talvolta inopportuni inviti a bere una birra dopo il corso. In questo sì che mi sento brava e preparata, non nel non camminare. Non ci si abitua mai ad essere handicappati, al più si cerca di dimenticarlo facendo altro nella vita… quindi smettete di lodarmi per ciò che mi manca e apprezzatemi per le mie competenze.
Pertanto, la prossima volta che mi chiamate, mi piacerebbe fosse per parlare chessò, di Psicologia… con tutto quello che mammà ha speso per farmi studiare!

Grazie e addio :P


mercoledì 26 settembre 2018

Ci chiudono i manicomi, ma per fortuna c'è Facebook


Pur non essendo scienziati, chiunque abbia un minimo di spirito d'osservazione, ha capito da tempo che l'unico modo per non dar adito a risposte idiote su Facebook, consiste nel postare video di cuccioli buffi, foto di paesaggi ameni o di compleanni/anniversari di parenti sconosciuti al resto mondo. Pure i post sul cibo ormai nascondono insidie e, per non ricevere accuse di genocidi animali o di integralismi vegani, si possono pubblicare esclusivamente immagini filtrate di alimenti politicamente corretti e di bell'aspetto. Devono cioè essere fotogenici e privi di derivati da cose che respirano - pure le piante respirano e speriamo non lo scoprano mai! -, ma senza dichiarare esplicitamente che è cibo vegano. Chessò... una pasta al pomodoro e basilico o una pizza marinara, specificando che nessun marinaio è stato ucciso per realizzare l'impasto. 


Se invece scegliete di pubblicare un post di denuncia sociale, per quanto sia teoricamente impossibile che qualcuno dissenta, in realtà ecco che si apriranno le porte del più grande nosocomio virtuale che la razza umana potesse mettere assieme. In pratica il modo perfetto per ridurre a zero i costi della ricerca psichiatrica.


Ecco l'esperimento.

Soggetti e privacy
Il consenso informato lo ha già raccolto Zuckerberg chiedendovi di cliccare "ACCETTO" su quella sbrodolata di 12 pagine illeggibili sullo schermo di uno smartphone. Scommetto che vi è sfuggita persino la clausola 42quater in cui accettate di donare i vostri organi - tranne il cervello - anche mentre siete in vita, nel caso servano a Facebook. Il cervello non rientra, perché se ci siamo iscritti a Facebook senza nemmeno leggere le clausole è ovvio che non sia utilizzabile.

Dotazione necessaria 
Una frase/titolo di articolo… basta il titolo e non importa se il contenuto dice l'esatto contrario: tanto l'essere umano virtuale non va oltre la terza riga.

La frase/titolo stimolo deve essere composto da:

1) Uno o più soggetti appartenenti alla categoria sociale X

2) Un’azione/omissione/dichiarazione assolutamente riprovevole (in linea teorica).

3) Uno o più soggetti vittime designate, appartenenti alla categoria sociale Y 
Le migliori vittime, nell’ordine, sono: cuccioli, bambini, disabili, anziani e i poveri. I soggetti delle categorie sociali umane valgono se italiani da almeno dieci generazioni, con la pelle del colore giusto, di inclinazioni religiose non dichiarate, ma nemmeno atei, senza precedenti penali o pregresse dipendenze. Per quelli animali non c'è problema, neppure se sono pastori afgani, elefanti africani o foche monache.
Se volete ottenere un effetto maggiore, abbinate tra loro due o più categorie: tipo cuccioli disabili o bambini disabili poveri. 
Mi raccomando: non difendente gli immigrati, che se troppa gente lo fa, poi cade il Governo!


Con questi tre elementi create una frase che crei indignazione, tipo:

Proprietario di immobile sfratta dal condomino cucciolata di gattini nati ciechi

Tassista rifiuta di trasportare vecchina di razza ariana col deambulatore


O ancora, giusto per dimostrarvi che se non blocco molti è solo perché sono buoni soggetti di studio:


"NON APRIREMO PIU' LE PEDANE" - AUTISTI LASCIANO GIU' I DISABILI DAL BUS


Una volta pubblicata la frase o l’articolo, nonostante i milioni spesi da Zuckerberg in algoritmi studiati per farvi vedere solo i post di gente che la pensa come voi, basterà  aspettare poche ore per veder spuntare all’orizzonte i migliori rappresentanti di ogni asse del manuale diagnostico non ufficiale dei disturbi mentali.


1) IL GENERALE
L'appellativo "Generale" non è qui inteso come grado militare, ma come colui che generalizza tutto. 
Un proprietario di appartamento è stronzo? Ecco allora che, grazie all’euristica della disponibilità, tutti i proprietari di appartamenti diventano stronzi. E se non sapete cosa è un’euristica della disponibilità, googlatevelo: tra due minuti potrete fingere di saperne più di me, che ci sto scrivendo una tesi.


2) IL DIFENSORE D’UFFICIO
Il diritto di difesa spetta a chiunque e se non puoi permetterti un avvocato, te ne verrà affidato uno d’ufficio. Oltre che nei legal americani, accade pure su Facebook. Solo che il difensore d’ufficio virtuale non è laureato in Giurisprudenza e ha pochi argomenti lucidi, che però difende fino ad essere bannato, potendo poi così sventolare la bandiera della libertà di sparare cazzate sulle bacheche altrui.


3) IL GIRATORE DI FRITTATE
Lui sì che ha capito tutto e adesso, purtroppo, ve lo spiega: il mondo va alla rovescia e in realtà le vittime sono carnefici e viceversa. 

I cuccioli? Creature geneticamente progettate per sembrare esserini morbidosi, con occhi sproporzionati e ciglia che nessun mascara volume-extreme-mega-maxi-iper-curling-waterproof potrà mai eguagliare. E tutto ciò per stimolare la produzione di ossitocina... che tra l’altro è vero ed è l’unico motivo per cui perfino io non ho ancora ucciso il mio Jack Russell, nonostante faccia i suoi bisogni in casa e mi svegli con teneri uggiolii alle 4 del mattino per fare pipì, salvo farsi un giro fuori, rientrare, farla in casa e spalancare i suoi immensi occhioni contornati di eye-liner non appena tento di alzare la voce. Così finisce sempre che non solo non lo sgrido, ma gli do pure un biscottino per superare il trauma: Jack Russell 102-Psicologa 0


I disabili? Gente che ci marcia e vive alle spalle dei contribuenti, un po’ come gli anziani, ma iniziano molto prima.


I bambini? In generale vale la storia del cucciolo, ma qui mi astengo, perché sono appena stata in pizzeria e al contrario di Erode, avrei sterminato i mostri urlanti solo se non fosse stato possibile imporre la legge spartana di toglierli alla famiglia appena svezzati per farli allevare dallo Stato. No, aspetta… visto che al Governo ci stanno Salvini e Di Maio, la soluzione Erode resta l'unica praticabile.

I barboni? Non hanno mai accettato di integrarsi con la società e poi, ma lo sapete voi quanto ci fanno in un giorno chiedendo l'elemosina per strada? Altro che reddito di cittadinanza!

Insomma, il bianco è nero e il nero è bianco. Il punto di partenza è dato da quello che i più considerano ovvio, ma che è solo ovviamente sbagliato.

4) IL GOMBLOTTISTA
 Tutti i mali del mondo provengono da qualcosa di oscuro, che vive nell'ombra, si nutre di disperazione e per passare il tempo semina ingiustizia, morte e distruzione. Nell'attuale top ten dei nemici della civiltà, rientrano: 

a) "I Poteri Forti", così forti e oscuri, che nessuno sa chi siano, soprattutto da quando è morto Andreotti portandosi i nomi nella tomba.

b) BigPharma. Sotto la copertura di produrre farmaci per salvare vite, in realtà diffonde consapevolmente agenti patogeni, preferibilmente costringendo bambini indifesi a vaccinarsi contro malattie per lo più scomparse - dicono grazie ai vaccini, ma probabilmente sono stati i Fiori di Bach. Pur di usarli come vettori, i bambini li vaccina gratis! Gli adulti invece son più cretini, così gli fanno comprare vaccini antinfluenzali o anti-malattie-potenzialmente-endemiche tipo la suina, che è ormai dimostrato fosse una bufala più che una maiala, dato che mica si è diffusa tanto, nonostante un sacco di gente si sia vaccinata. Il miglior rimedio ai mali del mondo è ovviamente l'omeopatia con cui ci si può curare di tutto, dal cancro all'ipocondria, sebbene studi scientifici abbiano dei riscontri più sull'ipocondria… ma si sa che degli studi scientifici li paga BigPharma. Per fortuna ci sono un sacco di seri professionisti radiati dagli albi, pronti a diffondere cure miracolose e verità scomode.

c) GLI IMMIGRATI
A casa loro stanno da Dio e vengono qui solo per diffondere malattie, delinquenza e religioni che predicano credenze assurde. Mica come noi che sosteniamo da duemila anni che una vergine abbia partorito i Figlio di Dio. 
Gli immigrati dicono di fuggire da zone di guerra, ma si sa che con Photoshop oggi puoi trasformare qualsiasi spiaggia caraibica in un deserto di macerie. Presente quelli salvati dai barconi? In realtà stanno nella jacuzzi della nave da crociera il tempo necessario di farsi venire le rughe alle mani, poi si buttano in mare e li recuperano al volo, manco il tempo di sbeccare lo smalto. In realtà si tratta di colonizzatori con il solo scopo di imbastardire l'italico seme. Quando trovano lavoro, cercano di tenere un profilo basso, tipo fare i raccoglitori di pomodori pagati in nero - sono neri pure loro, quindi il profilo contrattuale fa pendant! I più furbi puliscono il sedere a vecchi rincoglioniti, che circuiscono per farsi lasciare l'eredità. Ma tanto ai più non serve nemmeno lavorare, visto che prendono 80 euro al giorno dall'ex Governo e vivono in hotel pluristellati.

d) LA CHIESA
Anche qui mi astengo, ma non perché creda che sia la causa di tutti i mali del mondo: il mondo è capacissimo di farsi male da solo. Alcuni di loro contribuiscono allo scempio non poco, ma tanti altri tentano di rimediare. Lo fanno in nome di una Suprema Entità Onnipotente che non si capisce bene perché non ci pensi da sola a sistemare le cose a Suo gradimento… ma c'è sempre la teoria che in realtà, nella lotta tra male e bene, abbia vinto quello sbagliato e si sa che i libri di storia li scrivono i vincitori. O Signur… forse sono Gomplottista pure io!

e) IL SINDACATO
Ha oscuri poteri e fini ancor più insondabili… così insondabili e oscuri che io sono Segretario CISL da un paio d'anni e ancora non ho capito la nostra occulta strategia. In apparenza nati per difendere i diritti dei lavoratori, in realtà vogliamo… beh, è ovvio che lo so, ma non posso dirvelo se non siete iscritti del settimo livello Sindacale. Sì insomma, siamo tipo Scientology, ma con alieni veri. 

L'elenco è lungo e nessuno ha mai visto in faccia il Capo supremo del gomlotto, ma secondo alcuni assomiglia a Brunga, il nemico giurato di Chobin. 
Secondo l'ISTAT, tuttavia, dal paniere delle cause di tutti i mali è uscita la Sinistra, in quanto il dato non risulta pervenuto. I Comunisti resistono in alcuni paesi, ma perfino Trump è disorientato: da un lato  Kim Jong-un masturba il suo missilone ogni tre-quattro giorni per fargli vedere che pure lui ce l'ha grosso, dall'altro Putin lo fa eleggere.

Si potrebbero scrivere interi libri sul Gomblottista e in effetti BigPharma ci ha fatto un manuale diagnostico che sta alla quinta edizione e che è il Testo Sacro di psichiatri e psicologi iscritti all'albo. Solo che la Bibbia ormai te la tirano dietro, mentre il DSM costa 109,65 euro e ti ci vogliono almeno altri tre manuali e due corsi di aggiornamento per capire cosa c'è scritto.

e) Il RISOLUTORE
E' quello che ha sempre la soluzione più semplice, cui stranamente nessuno ha mai pensato prima. 
Tipo?
I tassisti non vogliono trasportare i disabili? Usiamo dei mezzi speciali, tipo le ambulanze o i carri funebri. 
Gli autisti di bus non vogliono tirare giù la pedana? Mettiamo il pedaniere, ovvero uno che di lavoro alzi il culo in media una volta al giorno per tirar fuori la pedana. 
I treni sono inaccessibili? Facciamo un treno solo per disabili, che tanto probabilmente devono andare tutti dalla stessa parte e alla stessa ora, tipo a Lourdes per la messa vespertina.
I disabili non possono andare in vacanza per problemi di turismo accessibile? Organizziamo una bella crociera solo per handicappati, così si tengono pure compagnia tra loro. No aspetta, questa l'hanno fatta davvero e non sono mica riusciti a spiegarsi come mai tanti disabili non abbiano mostrato gratitudine all'idea di essere rinchiusi su una roba galleggiante, in esclusiva compagnia dei propri simili. Eppure gli ebrei nei ghetti ci stavano bene e poi quando li cercavi per portarli al lavoro almeno sapevi subito dove trovarli.
Insomma, il Risolutore è un genio, ovviamente incompreso.

f) L'EVOLUZIONISTA
Sostiene che ormai la razza umana è irrimediabilmente deficiente e che l'unica soluzione sia il proverbiale meteorite che già aveva risolto la faccenda dei dinosauri. In attesa del proverbiale evento cosmico, ovviamente non c'è nulla che si possa fare, se non appunto aspettare. Sfugge un po' il dettaglio che, ricominciando ogni volta da zero, non c'è alcuna garanzia che il mondo funzionerà meglio dopo il reset. Anzi, ho letto un articolo che spiega che i dinosauri si ammalavano proprio come noi e si curavano con erbe officinali. Il mio prof. di farmacologia sosteneva che è vero che ci si può curare con le piante, ma che per riprodurre l'effetto di un'aspirina devi ingurgitare almeno un paio di salici. Solo un problema di quantità parrebbe, se non fosse che il Brachiosauro ci ha provato seriamente, ma nemmeno la dieta vegana e 400 kg. di erbe officinali pro die lo hanno salvato.

g) IL TROLL
Il troll vagola per il web munito di taniche di benzina e appicca incendi per nutrirsi di rabbia. Direbbe qualsiasi cosa pur di farvi incazzare, perché se la gente non si incazza, lui non è mica sicuro di esistere. Un po' come i Mangiamorte di Harry Potter, ma più o meno si sconfiggono allo stesso modo, cioè facendogli vedere che sei felice di non aver abboccato e bannandoli prima che si nutrano delle risposte dei tuoi conoscenti che abboccano.

Queste le macro-categorie, ma ce ne sarebbero molte altre. Il treno però è arrivato in stazione e io sto scrivendo solo per distrarmi dalla mio ritorno di fiamma di ansia da treno.
Per l'ansia ha funzionato, anche se probabilmente non mi resterà più nemmeno un contatto su Facebook. Ma, a dirla tutta, la maggior parte di voi non sono nemmeno sicura che esista fuori da Facebook, altrimenti mica si spiega che la gente mi segua nonostante spari sciocchezza per la maggior parte del tempo. Quindi tranquilli: non vi sto davvero usando come esperimento sociale: era uno scherzo!

Buona giornata, topolini.



venerdì 4 maggio 2018

SEMBRAVA AMORE E INVECE ERA APARTHEID

Dopo tanti anni che mi conoscete, credo di non essermi ancora spiegata in modo inequivocabile, quindi proverò a farlo ora.
NON PARTECIPERÒ A NESSUNA CENA, GITA, VACANZA, CROCIERA, MESSA, RADUNO, GIORNATA O AMMUCCHIATA PER DISABILI.
Se volete incontrarmi, cercatemi nei ristoranti, pub, hotel, crociere, concerti, serate, bevute, spiagge, trasporti, gite e orgie di persone normali. Vi piaccia o meno, nessuno mi relegherà in un angolo di mondo, perché tutto il mondo è mio quanto vostro. Camminerò al vostro fianco ed in ogni istante vi ricorderò non solo che esisto, ma che so godermi la vita secondo le mie regole, non secondo quelle di una società che confonde l’integrazione con la compassione. E il passo verso la segregazione poi è minuscolo. Prima ti mettono dove è meglio per te e poi ti chiedono perché cazzo dovresti entrare in un locale con le scale se te ne hanno costruito uno apposta per quelli come te. Questa è la definizione di “APARTHEID”: la separazione dei bianchi dai neri nelle zone abitate da entrambi, rispetto all'uso di mezzi e strutture pubbliche: spiagge, locali, residenze, bus, treni e sì, taxi.

Non fossi stata sufficientemente chiara, aggiungerò che io in crociera ci sono stata e ci tornerò, ma con 1500 normali, non con 1500 disabili. Consideratelo istinto di sopravvivenza: se al comando c’è Schettino, i disabili sono evacuati con priorità assoluta, e voglio essere certa di essere la prima su 1500 a salvarmi la pelle.
Poi i disabili sono liberi di fare ciò che vogliono, incluso bazzicare solo in ambienti protetti. In effetti è più comodo e rende felicissimi i tassisti.


venerdì 20 aprile 2018

TAXI INACCESSIBILI O UBER?

Accadrà semplicemente quel che è accaduto ai negozi italiani. 
Per anni ho cercato di spendere i miei soldi disabili nei negozi italiani, ma c'erano i gradini e non c'era un camerino dove potessi entrare. Poi in Italia sono arrivate H&M, Primark e pure Zara si è adattata. Per non parlare dell'abominevole AMAZON... il Demonio in persona!
Tutti i negozi italiani ci invitano a comprare in Italia, anziché la robaccia estera o nei negozi online. In realtà probabilmente invitano i normali, perché ben pochi si degnano tuttora di mettere scivoli o camerini ampi. 
Li stiamo rovinando, con le nostre sconsiderate scelte esterofile?
Io compro nei mercati che per primi mi hanno considerato. Andrò pure all'Inferno, se Lucifero ci metterà un ascensore! 
Non voglio sconti per disabili, non voglio favori, voglio spendere esattamente quanto spendono gli altri per le stesse cose, ma senza fare più fatica degli altri.
E appena arriverà UBER, se sarà accessibile, ben volentieri darò loro i soldi che non hanno saputo prendersi i tassisti italiani. 
La pedana costa? Mi risulta costi tanto anche il Mercedes. Un sacco di taxi sono dei gran macchinoni inaccessibili e ben più costosi di un pulmino adattato.
Siamo handicappati, ma anche una fetta di mercato in crescita, dato che la vita si allunga. L'accessibilità è un costo, ma anche un investimento a lungo termine
Se una cosa va bene ai disabili, va benissimo anche per i normodotati e per chi invecchiando non lo sarà più. 
I tassisti italiani fanno la stessa scelta di chi acquista una casa senza ascensore per risparmiare, poi a 70 anni, quando non lavora più e non può sostenere certe spese, non riesce a vivere in casa propria. 
La mancanza di lungimiranza si paga, prima o poi.