giovedì 14 febbraio 2013

Angeli con la pistola

Okay, non sarò il genere di persona che si turba per ogni dimissione di Papa, ma la notizia di Oscar Pitorius di stamane... mi ha destabilizzata.

Nella mia vita ho avuto pochi idoli e forse me li sono sempre scelta male. Il primo fu il Capitano James Tiberius Kirk. Ebbene sì: ho avuto un’adolescenza da trekkie e ancora ne pago le conseguenze. Confesso che la cotta mi è passata solo incontrando William Shatner di persona, ad una Convention di Star Trek: anni di fantasie sessuali infranti dall’immagine di un vegliardo ciccione e pomposo, che spara battute di basso livello.
Oggi forse è meglio se evito il verbo “sparare” va’.
Ma in fondo ho sempre saputo che l’uomo non era il personaggio e col Capitano me ne sono fatta una ragione, pur di non rinunciare alle mie fantasie autoerotiche. Ora che ci penso, pure a Shatner è morta la moglie in circostanze sospette. Cavolo! Potrei avere un’inconscia passione per gli uomini con tendenze uxoricide. Dite che dovrei prendere in seria considerazione il divorzio?
Non so se avete notato che sto prendendo tempo con le cazzate, perché non so bene come affrontare la cosa. Innanzi tutto con me stessa.
Insomma, ho sempre saputo che anche Oscar Pistorius era un uomo, con dei difetti, come tutti. Invero, ho sempre avuto il terrore che prima o poi avrebbe fatto la cazzata, col rischio di offuscare il messaggio che lui rappresenta. Devo però ammettere che ero più preoccupata dall’idea che potessero beccarlo a doparsi.
Ma a quanto pare, quando un disabile sbaglia, deve fare pure quello meglio degli altri.
E ora i tweet e l’ironia ci stanno tutti. Mi sono fatta delle grasse risate con le battute sul Papa e non posso mica offendermi per quelle su Pistorius. Anzi, facciamo così, le battutacce le faccio pure io, mi sanguina un po’ il cuore, ma ce la faccio. Ne ho proprio appena letta una fortissima, sul fatto che ora Pistorius sarà ammesso pure alle SparaOlimpiadi. In effetti ha dovuto fare molta meno fatica ad entrare in queste che alle Olimpiadi normali: è bastato premere un grilletto.
E’ più semplice per un disabile ottenere il porto d’armi che entrare nel magico mondo del normodotato.
Fossi in voi, lo terrei bene a mente.
Meno male che ha deciso di costituirsi, altrimenti a quelli della polizia gli toccava ingaggiare Bolt per l’inseguimento.
Ok, sto ancora prendendo tempo. Però mi sento già meglio.
L’ironia sarà la nostra salvezza.
Ma  sono ancora un po’ sconvolta. E pensare che non lavoro nemmeno alla Nike. Già me li vedo i fotomontaggi di Pistorius con la pistola in mano e la scritta “Just do it.” Che poi in fondo da uno che si chiama Pistorius potevamo forse un po’ aspettarcelo che avesse una pistola. No dico, una pistola! M'immagino l’alibi:
“Pensavo fosse lo starter caricato a salve, e invece…”
Ok. Ora basta. Le battute le ho fatte, così siamo pari con quelle sul Papa.
La verità è che lui è il mio idolo. L’unica persona che sia riuscita a farmi piangere di gioia, a farmi sperare, a farmi credere che finalmente qualcuno potesse mettere sotto gli occhi del mondo intero un’immagine diversa della disabilità. L’immagine di uomini e donne forti, che non temono la polemica, che lavorano su se stessi e sulla realtà che li circonda e che alla fine la cambiano!

Persone che si possono guardare con ammirazione, non per il coraggio necessario a “vivere così”. Perché non è il coraggio a farti “vivere così”, è la natura! “Così” ci siamo nati o ci siamo diventati e non serve coraggio per questo! Non serve coraggio laddove non c’è possibilità di scelta! E il suicidio non è una scelta, perché “così” spesso non è nemmeno tanto male.

Il vero coraggio di Pistorius è stato quello di sfidare il sistema che lo voleva in un punto specifico della piramide sociale.
Il vero coraggio di Pistorius è stato quello di fare tutto quello che desiderava fare, anche quando gli dicevano che non avrebbe potuto o dovuto farlo.
Il vero coraggio è quello di non tirarsi indietro, nemmeno quando le polemiche partono, a volte, proprio da quelli che la società ritiene siano “come te”. Perché la società vede solo quello che c’è fuori e alcuni disabili, in questo, sono terribilmente simili ai normopensanti.
Pistorius: l’uomo che è riuscito a farsi accettare dagli atleti normali più di quanto sia riuscito a farsi comprendere da quelli amputati. L’uomo che ha dimostrato che ciò che rende simili le persone sono i sogni e la determinazione, molto più che un paio di gambe.
L’uomo che ha fatto parlare di sé, attirando l’attenzione del mondo su un tipo diverso di disabile: che non si piange addosso, che non sta dove lo mettono e che è pure bello, e non mi riferisco al dentro.
A lui avevo dedicato il post del 4 agosto 2012: “Anche i disabili piangono”.
Mi vantavo del fatto che piangere pubblicamente, per una come me, fosse un evento epocale e invece oggi è accaduto di nuovo (cazzo sul treno!), sempre a causa di Pistorius.
Solo che all’ora piangevo perché sentivo un sogno crescere dentro di me: la speranza che un uomo potesse abbattere col suo esempio un po’ di barriere mentali.
Ho pianto, per la gioia del sentir parlare di disabilità  in modo diverso da prima: senza lo squallore del filtro patinato e gli strazianti sottofondi musicali da “La vita in diretta”.

Ho pianto per un disabile di cui non si è parlato in quanto vittima, ma come ispirazione.
Ho pianto perché su quella pista olimpica, quel giorno c’ero anche io.
E quel giorno abbiamo vinto: la prima grande battaglia mediatica.
E piango anche oggi: un po' di rabbia, un po' di tristezza.
Piango perché ho paura che questa tragedia possa offuscare il messaggio di Oscar Pistorius. Perché quando sbaglia l’uomo, alla fine succede che la gente si dimentica del messaggio.
Ma anche questo sbaglio rientra pienamente in quel messaggio.
Perché Oscar Pistorius non è un Eroe, ma un uomo, proprio come quelli con tutte le parti del corpo al posto giusto.
Abbiamo sbagliato noi a trasformarlo in un idolo, perché fare di Pistorius un Eroe non significa altro che inserirlo del novero delle eccezioni che confermano la regola generale: ovvero che i disabili sono sfigati.
Certo, ci ha fatto comodo avere un Paladino senza macchia che ci rappresentasse per un po’.
Sono disabile, mica scema: conosco l’importanza del marketing.
Ma alla fine lui è un uomo e come tutti gli uomini sbaglia, anzi, quando lo fa, lo fa alla grande.
E ora ne parleranno ancora tutti: l’uomo senza gambe con una pistola.
E sia.
Forse è bene che i normodotati sappiano anche questo: che quando una persona disabile è spaventata o, perché no, incazzata, magari finisce che ti spara.
Ricordatevelo la prossima volta che sostate sul parcheggio per disabili.
Detto ciò, è pur vero che nessuno può sostituirlo. Di disabili tosti è pieno il mondo, ma difficilmente c’è la telecamera giusta dove serve. Fa molto più audience il disabilino sfigato, che dà la possibilità al normodotato di turno di dimostrare la propria carità cristiana. Mi stupisce anzi che Monti non si sia preso un cucciolo di spastico anziché un cane, ma forse è solo perché se sbava il primo fa senso, mentre se lo fa il secondo è carino: anche questa è discriminazione.

Ci serve un altro sex symbol. Se solo Obama scivolasse giocando a basket, potrebbe andare.
Presidente inciampi: lo faccia per noi.
Perché il marketing oggi è tutto e ciò che davvero non perdonerò mai a Pistorisu è di aver deluso la Nike. Ma forse lo ha fatto apposta:
Impossible is nothing: nemmeno sparare diverse volte "per sbaglio" alla tua fidanzata il giorno di San Valentino.
Sapete che vi dico? Per ora me lo tengo questo Pistorius come Eroe. Certo, potrebbe diventare un Eroe negativo. Tutto, purchè non inizino a dargli del povero disabile che per errore ha ucciso l'amore della sua vita. A quel punto magari gli sparo io: un cavallo zoppo non lo abbatterei, ma un disabile poverino sì.
E ora vado a rileggermi “Anche i disabili piangono”, perché oggi ho bisogno di ricordare i bei momenti, per non dimenticare perché mi sono innamorata di questo pistola.
A voi potrebbe bastare questo invece: