domenica 20 dicembre 2020

LE PAROLE SONO IMPORTANTI, MA FINO A UN CERTO PUNTO

Tutti pronti a bacchettare i normodotati quando parlano di disabilità non sempre scegliendo le parole migliori.

Il punto però è un altro, ovvero che spesso chi parla di disabilità, non parla con i disabili. Lo facesse più spesso, forse sceglierebbe i termini con ancor meno attenzione, perché smetterebbe di farsi troppe seghe mentali. 

L'unico momento in cui scelgo con estrema cura ogni parola è quando sto in terapia. Dovessi sottopormi allo stesso sforzo mentale ogni volta che non mi tocca sistemare la testa della gente, avrei fatto voto del silenzio dalla nascita. 

Invece parlo, un casino, ma fuori dallo studio, soppeso le parole solo quando non nutro particolare stima, fiducia e/o affetto per chi ho davanti.

Vero: le parole celano pregiudizi, ma forse quelli meno gravi. Non so gli altri, ma se fossi gay mi preoccuperei molto meno di chi pensa che io abbia "Una sensibilità particolare" e molto di più di quelli con le svastiche che esibiscono cartelli come "A morte i froci!". Pure questi ultimi usano parole sbagliate, ma sicuramente non si scusano se glielo si fa notare: non mi pare corretto trattarli allo stesso modo degli ingenui.

Quindi, a meno che non sia per scherzarci assieme, come faccio io,  quando spaccate il capello in quattro e i maroni in otto se uno commenta "costretto su una sedia a rotelle" o "convive con l'handicap", mi ricordate la mia professoressa di italiano delle superiori, che ogni volta che qualcuno diceva "Mi sono scordato", lei rispondeva "Le chitarre si scordano, le persone si dimenticano". Se poi per sbaglio te ne uscivi con "Sono arrabbiata", attaccava la solfa del: "I cani si arrabbiano, le persone si adirano!"

Beh, le persone normali a volte si scordano di usare un vocabolario perfetto e sono sempre le persone normali che si arrabbiano o al più si incazzano (pur non essendo peni); mi risulta però che, fuori dal contesto di un compito di italiano, solo gli idei si "adirino". 

Non si annoverano molte divinità handicappate, a parte Odino che era orbo, sebbene in nessun testo si narri che si sia mai incazzato perché a qualcuno è scappato un: "Oh, ci vediamo in  giro eh!"

Quindi, miei piccoli disabili paladini della purezza della lingua, ma non della razza, scendete dal piedistallo, che starci sopra con una sedia a rotelle è terribilmente pericoloso. A meno che non stiate insegnando italiano in classe, ovvio.

Non comportatevi come le femministe dell'ultima ora, che non sono mai scese in piazza per la parità di stipendio, ma esigono che io mi firmi "Segretaria CISL" anziché "Segretario". Pure voi mi avete rotto l'anima: io faccio la sindacalista e mi occupo pure della parità di stipendio, ma mi firmo Segretario perché la Segretaria, in italiano, è un'altra cosa. Voglio tuttavia rassicurarvi: sto studiando per diventare Astronauta, così mi apprezzerete come la prima donna a rotolare nello spazio senza smarrirvi nelle questioni di forma.

E scusate lo sfogo, ma io faccio già abbastanza paura così come sono ai poveri bipedi, senza bisogno che si mettano a balbettare per timore di sbagliare verbo... sempre che non si tratti del congiuntivo: oh, a quello ci tengo!



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