lunedì 20 maggio 2013

Se avessi scritto io la Bibbia

Faccio tanto la miscredente, ma la verità è che sono passata troppo rapidamente dall'estremo del bigottismo a quello dell'ateismo. Alla fine, per non fare la figura della religiosa bipolare, da diversi anni mi dichiaro agnostica.
La verità è che ci sono giorni in cui credo di credere in qualcosa e giorni in cui sono sicurissma che siano tutte stronzate.
Non me la sento di decidere per sempre se Dio esiste oppure no.
Fosse per la mia vita, nonostante le difficoltà che è giusto tutti abbiamo - in proporzione ai talenti - direi che sì: Dio esiste ed è pure un tipo spiritoso.
Poi però sento di tutto da TV e giornali e mi chiedo che razza di Dio è quello che non manda un angelo ad acchiappare al volo due bambini che la madre sta lanciando dalla finestra. 
Ecco, io un Dio così mica lo voglio.
Non me ne frega un cazzo se ora non posso capire il Suo disegno: il fine non giustifica i mezzi.
L'idea di un Dio benevolo che sogghigna sotto la barba non mi dispiacerebbe, ma a giudicare da ciò che si sente in giro, ha più una spiccata predilezione per la tragedia.
La Bibbia un po' lo conferma: non è esattamente il genere di libro che ti porti sotto l'ombrellone d'estate. Ma potrebbe pure essere che i suoi ghost writer non siano riusciti a rendere nel Testo il lato divertente del diluvio universale o delle dieci piaghe d’Egitto.

Pensiamo al diluvio.
Dio provoca un'inondazione di gigantesche proporzioni che distrugge tutte le civiltà dell’epoca.
L’unica famiglia che si salva è quella di Noè: un ubriacone di seicento anni, che costruisce un’arca di proporzioni titaniche pur di non toccare un solo goccio d’acqua.
Tutti prendono per il culo Noè, a causa dell’Arca, e lui alla fine se la ride di brutto, all’asciutto del suo barcone.
Bisogna ammettere che deve essere stato divertente, almeno per Noè.
Certo, tragico, ma divertente, se riesci a ignorare tutti i cadaveri degli annegati in via di decomposizione che galleggiano intorno alla tua Arca.
E comunque tutti gli animali si sono salvati, perché Dio è ecologista, ma non necessariamente umanista… con le sole eccezioni dei due liocorni e della famiglia di Noè.
Le piaghe d’Egitto sono un’altra storia.
Le prime piaghe, ad esempio, per me sono un vero spasso.
La tramutazione dell’acqua in sangue è un trucco di sicuro effetto, tant’è che pure Gesù l’ha riproposto nel Nuovo Testamento, usando però il vino, che fa più allegria del sangue (tranne che per i vampiri suppongo).
Le rane che cascano dal cielo sono una bella trovata… chi non si metterebbe a ridere vedendo piovere sulla testa del collega d’ufficio una rana gracidante? Certo, la cosa è meno spassosa se ci si vede necessariamente una piaga d’Egitto.
E' il termine “piaga” che rende tutto così drammatico e disgustoso.
Nelle posizioni centrali della top ten delle piaghe, troviamo l’invasione di mosconi e zanzare che già sono un po’ meno comiche, a meno che Mosè non se la ridesse circondato da zampironi e ricoperto di Autan.
Con le malattie del bestiame e le ulcere diciamo che si va decisamente sullo splatter e la grandine non piace a nessuno, specie se non hai fatto la polizza cristalli al cammello, magari convalescente dalle precedenti piaghe.
Le cavallette sono carine solo se le vedi singolarmente, ma quando te ne capitano tre sotto gli occhi nella stessa giornata, la prima cosa che fai è blindare nella credenza tutte le tue scorte di brioches e biscotti ai cinque cereali.
La piaga delle Tenebre è veramente tanto imprecisata quanto inquietante e lì, secondo me, Dio ha voluto fare lo sborone.
L’ultima piaga è la morte dei primogeniti e proprio non ci vedo un lato comico nemmeno sforzandomi… ma forse è solo perché appartengo alla categoria. Mio fratello e mia sorella la considerano la più fika di tutte le piaghe.

Comunque, se la Bibbia l’avessi scritta io, sarebbe stata più divertente.
Mi offro per i prossimi capitoli del Manoscritto, anche apocrifo.