sabato 2 gennaio 2016

Fatti non foste a viver come handicappati

Esattamente come il resto del genere umano, sono convinta che esistano due fondamentali opzioni possibili:
  1. Io ho ragione e gli altri torto marcio.
  2. Io ho le mie ragioni e gli altri le loro… che comunque tengono meno delle mie, anche se non sempre glielo vado a dire.
Ovviamente anche il blog di oggi parte dal presupposto che io abbia come sempre ragione e sono così incazzata che non farò nemmeno finta di seguire l'opzione due.

Sta storia ce l’ho sul gobbo da prima delle feste. Ho pensato di tenermela per me, perché parla di un certo tipo di disabili, ma poi mi sono detta che pure questa è discriminazione.

Se uno sbaglia, non è che non bisogna dirglielo solo perché è handicappato

Ma partiamo dal principio… 

I miei genitori non mi hanno allevata come una disabile e quindi non potrò mai esserlo, almeno mentalmente. Non dico che mi abbiano tirata su necessariamente bene, ma non si prende un bambino cresciuto dai lupi e lo si reimmette tra i propri simili pensando che vada d’amore e d’accordo con tutti, solo perché si somigliano fisicamente.
Beh ecco, suonerà pure poco “politicamente corretto”, ma ultimamente ce l’ho a morte con una specifica categoria di disabile. Una categoria diffusa purtroppo, e che lascerei tranquillamente vivere nel suo habitat se solo quell’habitat non fosse pure il mio.

Io ce l’ho a morte con i disabili che credono di essere sfortunati e che per questo il mondo li debba risarcire.

Disabili o no, ti do una notizia shock: per il solo fatto di essere nati, abbiamo tutti avuto un culo della madonna.

Vedi, l’alternativa era essere uno degli altri miliardi di spermatozoi che non ce l’hanno fatta a fecondare quel fottuto ovulo. Almeno una volta nella vita, sei stato il primo, il migliore… e te lo sei dimenticato.
Certo, ora vivi in un mondo popolato solo dai migliori, solo da quelli che ce l’hanno fatta… cazzo,  so che non si direbbe, eppure è così!
La concorrenza si è fatta più difficile e tu scegli di giocare in difesa, senza nemmeno provarci. Saranno i troppi legal drama seguiti su Netflix a parlare, ma direi che stai patteggiando al ribasso, dando per scontato che perderai se arrivi al processo.

Cocco, piantala…
Non ho idea di come tu ci sia arrivato, ma sei entrato nell’hit parade dell’umanità. Adesso magari smettila di piangerti addosso e fai qualcosa per risalire la classifica, senza pretendere risarcimenti per danni morali per il solo fatto di essere come sei.
Ovvio... a meno che non sia stato un errore medico eh...

Cosa significa concretamente questo? Significa che devi lottare perché ti sia data la possibilità di accedere alle stesse opportunità degli altri, pagando quanto gli altri. 
Significa che non hai diritto ad avere le cose gratis solo perché non ci vedi o non cammini, ma che hai diritto di avere tutto ciò che è dato agli altri, allo stesso prezzo e a prescindere dal tuo ISEE, perché ai normodotati mica chiedono l’ISEE prima di stabilire se hanno diritto al trasporto pubblico. Certo il tuo trasporto costa di più, proprio perché quello pubblico non è davvero pubblico, ma solo pubblico-normodotato. E allora tu ti fai abbindolare: presenti l’ISEE e ringrazi se poi ti danno il tuo speciale trasporto costoso, anziché fare in modo di farti pagare quanto i “normali”. Poi se alcuni disabili non hanno accesso allo stesso trasporto, a te basta guardare il tuo orticello e autoconvincerti che sia giusto far sborsare a una persona 60 euro a viaggio solo perché è ricco… o così coglione da risparmiare da una vita.

Caro disabile, ti do una notizia: quando il tuo vicino di casa operaio prende la metro a Milano, paga 1,50 euro a tratta. Esattamente la stessa cifra che paga il tuo amico Avvocato, sempre che decida di prendere la metro. A nessuno dei due viene chiesto l’ISEE per stabilire se hanno diritto di usare la metro gratis o se pagarla 60 euro a botta, perché tanto potrebbero permetterselo. Così andasse il mondo, sicuramente i ricchi non resterebbero a lungo ricchi, nemmeno se magari hanno studiato, risparmiato o faticato per diventarlo. Non so tu, ma nemmeno io sono comunista a tal punto.
Io sono più per l’idea che bisogna dare un giusto prezzo alle cose e qualcuno ha stabilito che il prezzo giusto di un viaggio entro i confini di Milano sia di 1,50 euro.
Sono poi decisamente dell’idea che non puoi farmi pagare per lo stesso viaggio 60 euro (questa la cifra corrente per un trasporto disabili), solo perché il trasporto pubblico della città discrimina una parte della popolazione.

Ecco, ora arrivo al punto.

Quando dopo mesi di trattativa convinco perfino un branco di normodotati a mettere l’ISEE tra parentesi e a garantire un servizio per tutti i disabili ad una cifra equa, io sono convinta di aver fatto una cosa buona. Magari stupida, visto che prima lo stesso servizio pure io ce l’avevo gratis, ma buona. Stupidi come me, però ce ne sono diversi altri, disposti a starci: pagare tutti poco e non lasciar fuori nessuno, anziché gratis per alcuni e troppo per altri.

Poi arriva la solita minoranza di piccoli orticultori, che guarda solo il proprio mezzo acro di terra arida. Sono pochi, pochissimi, ma abbastanza da far capire ai pesci grossi che è meglio fingere di tutelare questi due (che potrebbero pure pagare 1,50 a viaggio), che dover trovare il modo di garantire qualcosa a tutti i cazzo di contadini. 

Ma forse sono strana io. Confesso di essere addirittura convinta che non si debba dare a tutti i disabili la stessa cifra per l’assegno di accompagnamento o per la pensione. E l’ISEE non c’entra. Se una persona è allettata e ha bisogno di assistenza 24 su 24, 800 euro al mese sono un insulto. Io gliene darei almeno 3000 al mese. Di contro, se i trasporti, le città e gli edifici fossero accessibili, magari il mio assegno di accompagnamento dovrebbero aggiungerlo a quello di un altro… almeno finché sto fisicamente ancora così.

I soldi che lo Stato ci passa sono un risarcimento, è vero, ma non perché siamo disabili: perché lo Stato in cui viviamo è inadeguato e inaccessibile.

Io non voglio più essere risarcita, voglio quello che spetta a qualsiasi normodotato, allo stesso prezzo.

Ma evidentemente non tutti i disabili la pensano come me, anche se io ovviamente ho ragione, come dicevo all’inizio.

Inizio a pensare che, se come categoria stiamo ancora dove stiamo, in fondo ce lo meritiamo. Guardiamo al nostro orticello di oggi, senza prospettive, senza credere in un futuro accessibile. Se arriviamo al punto di non voler pagare un piccolo prezzo, per essere davvero come tutti gli altri, non lamentiamoci poi quando si stancheranno di farci la carità.

A me è stato insegnato a guardare un pochino più in là del mio naso e a non aspirare gli avanzi gratuiti degli altri, quando posso pagarmi la cena, purché ci sia lo scivolo per entrare nel locale.

Suvvia! Nemmeno voi siete nati per mendicare, ma per continuare a impegnarvi, correre e lottare, proprio come quella prima volta da spermatozoi!


Fatti non foste a viver come handicappati…