martedì 3 maggio 2016

Il decalogo dell'illuminato

La vita di tutti è una faccenda complicata, mica solo la tua. Certo, poi ci sono pure un sacco di modi per complicarsela ulteriormente, ma posso assicurarti che, pure se non ci metti del tuo, sarà comunque un casino.
Pare che esista una sola soluzione definitiva a tutti i propri problemi… sempre che non si creda nella reincarnazione. Ad ogni modo è pur vero che, applicando poche e tutt’altro che semplici regole di vita, magari qualche lieve miglioramento lo potresti notare.
Io per esempio, mi sono data delle direttive, di cui riconosco la profonda saggezza e utilità, che applico regolarmente, quando ormai è troppo tardi.
E giusto per infrangere la prima regola…


1) Non dare consigli, soprattutto se richiesti
Le persone non vogliono davvero essere consigliate. Ciò che desiderano sono due cose, che non si escludono affatto a vicenda:
A) che tu decida al posto loro, giusto per aver qualcuno da incolpare di aver rovinato la loro vita;
B) che gli consigli esattamente l’opzione che già ritengono essere la più valida.
Se ti hanno appena chiesto un consiglio, solleticando così il tuo Ego, sei già caduto nella trappola: ora puoi solo scappare o fingerti morto.
Personalmente, quando mi chiedono “Tu cosa faresti se fossi al posto mio” io rispondo inevitabilmente “Camminerei”.

2) Anche se sai come andrà a finire, non dirlo
Il mondo non ha mai apprezzato i veggenti, soprattutto se ci prendono. Sicuramente Cassandra avrebbe avuto una vita sociale migliore se, invece di predire alla gente delle sciagure, avesse raccontato loro che sarebbe andato tutto bene. E’ scientificamente provato che le persone che dimostrano di avere ragione sono più odiate di quelle che rassicurano il prossimo, pur non azzeccandoci spesso. Ed è anche scientificamente provato che la gente crede maggiormente alle affermazioni se sono precedute dall'enunciato "è scientificamente provato".


3) Non rimpiangere i tuoi errori: probabilmente non hai mai sbagliato
La più grande bugia della tua vita te l’ha insegnata la Maestra di Matematica quando ti ha spiegato che i problemi si affrontano in tre passaggi: dati, risolvo, rispondo.
La vita non ti fornisce mai tutti i dati necessari e devi affrontare i grandi problemi accettando un tasso d’incertezza colossale. Così stanno le cose e se ti sembrava difficile calcolare l’area del triangolo quando ti davano base e altezza, figurati se puoi davvero sapere se lei è la donna migliore con cui trascorrere il resto della tua vita, pure se ti dà le misure esatte al momento dell’acquisto. Tra l'altro, pare che pure non scegliere sia una scelta... presa da altri a un certo punto, e pertato con maggior possibilità di fregatura.
Quindi, tecnicamente, non sbaglierai mai e non hai mai sbagliato: è la vita che ti costringe a prendere delle decisioni sulla base di dati incompleti. Nemmeno quella stronza della Maestra di Matematica potrebbe accusarti di non aver calcolato una variabile incognita.
Per inciso, se la fisica quantistica ha ragione, nel momento esatto in cui hai scelto, il tuo mondo si è sdoppiato: un mini-te ha scelto Lettere e l’altro mini-te Psicologia. Il lato ironico è che entrambi state facendo un lavoro che non c’entra niente coi vostri studi, pensando che all'altro sia andata meglio.
Per quanto mi concerne, non potendo sapere come sarebbe andata “se avessi…”, ho deciso di autoconvincermi di aver sempre preso le migliori scelte, anche se non vorrei essere la Engy dello specchio a questo punto.

4) Quando fai una cazzata, chiamala col suo nome
Se sbagliare è praticamente impossibile, cazzare è umano. La verità è che siamo creature pigre, che non ci provano nemmeno ad analizzare i dati, a impegnarsi, a ragionare, ma decidono su due piedi... beh, almeno la maggior parte dei bipedi lo fa.  Pure io di cazzate ne ho fatte tante, sebbene su quattro ruote.
Per esempio, scolarsi una bottiglia di Bracchetto a stomaco vuoto, oltre a denotare completa ignoranza enologica, non è un errore, è una cazzata. E non venire a dirmi che non avevi elementi per immaginare come sarebbe andata a finire quando hai tirato fuori dalla cantinetta degli orrori quella bottiglia. Magari ti sei auto-illuso, raccontandoti la favola del “solo un sorso”, ma sappiamo entrambi che, se hai aperto quella roba mentre eri sobrio, solo e con il frigo vuoto, stavi cercando un pessimo modo di farti del male.
Di cazzate ne abbiamo fatte e ne faremo, ma dobbiamo chiamarle con il loro nome. Altrimenti la gente inizierà davvero a pensare che quella cazzata è il massimo a cui sei riuscito ad approdare dopo attente valutazioni e ti considererà una causa persa.

5) Se vuoi evitare il panico, non guardare troppo lontano
Più in là guardi, più le prospettive sono orribili. Sì, insomma, sai già come andrà a finire: nei titoli di testa della vita c’è già un grosso spoilerone sulla tua morte. Tra l’altro, più guardi lontano, meno dati di analisi hai a disposizione. Ora, non ti dico di vivere giorno per giorno, ma di programmare il tuo futuro al meglio, correggendo il tiro via via che acquisisci nuovi elementi. E se non vedi una soluzione, nella maggior parte dei casi, è perché stai guardando troppo lontano e magari pure senza binocolo.

6) Sii il tuo metro di misura
Difficilmente tirare fuori il righello in bagno per confrontarti con i tuoi amichetti non lascia conseguenze sgradevoli. Pure se ce l’hai incredibilmente lungo, non puoi non ammettere che sbattere in faccia la tua virilità ad un altro è una cosa terribilmente gay. Confrontarsi con gli altri sulla propria normalità porta sempre a risultati imprevisti.  Se sei sempre arrivato primo, basterà essere secondo una volta per deludere te stesso… e tra l’altro gli altri probabilmente ci godranno. Se sei sempre ultimo, non riceverai comunque una ola quando arriverai penultimo, per quanto tu ti sia impegnato. L’unica è misurarti su te stesso. Non so tu, ma quando io riesco ad infilarmi il golfino da sola, nella mia testa sento i Queen cantare “We are the champios”. Con il duro impegno e il giusto sistema di misura, si può essere incredibilmente soddisfatti di sé. Il resto del mondo saprà fare di meglio, ma il resto del mondo non sono mica io.


7)  Ricorda che le persone cambiano, quando non le guardi
Sì, proprio come l’acqua, che non raggiunge mai il bollore se la fissi, pure le persone non sembrano cambiare mai se gli punti gli occhi addosso… in compenso però possono arrivare a bollire in modo repentino. Insomma, se devi seminare, semina. Innaffia se credi. Ma non ti aspettare di vedere i risultati nei giorni successivi, forse nemmeno nei mesi o nei primi anni. Altrimenti farai fare alle persone che vuoi veder crescere la fine delle mie orchidee, che sono state bene fino a che non ho iniziato a notarle e prendermi cura di loro, bagnandole tutti i giorni. In compenso l’edera sulla mensola sopra il lavandino, dove non arrivo, si è allungata così tanto che di notte si apre da sola il rubinetto e beve finché le garba… è l’unica spiegazione scientifica possibile al fatto che sia ancora viva.

8) Se non vuoi un futuro di merda, che la tua giornata di merda non diventi la mia giornata di merda
Tutti abbiamo delle giornate no. Sebbene non mi sia mai alzata col piede sbagliato (per ragioni logistiche), più di una mattina mi è capitato di non ingranare la marcia giusta. In questi casi, la soluzione migliore è fingere di non esistere. Se hai le palle girate, non sfogarti sul prossimo: mica lo dico per altruismo! Si tratta d’infrangere un circolo vizioso: tu hai la luna storta e mi tratti di merda, ma siccome sei tipo il mio Capo, non posso mandarti elegantemente inculandia. Così tratto male mio marito, il quale non mi risponde a tono, perché mi teme più dell’Inferno, probabilmente a ragione. E allora marito sale in auto con l'idrofobia e al primo semaforo prende il prossimo a clacsonate, urlando dal finestrino le discutibili abitudini sessuali della sorella. Dato che però il prossimo ha fretta, non è che scende dall’auto per finirla lì, magari con spargimento di sangue, essenzialmente perché non può esser certo che il sangue non sarà il proprio. Però la carogna se la porta dentro e arriva in ufficio con un umore che a confronto il Dottor House è Mary Poppins. E in ufficio incontra un suo collega, che guarda caso è il Capo del mio Capo…
Io ovviamente ora l’ho fatta breve: il giro è molto più lungo, altrimenti ce ne accorgeremmo. Ma il succo non cambia: tutto torna indietro, se non in questa vita, nella prossima. Guarda me: nell'incarnazione precedente ero Hitler, se no mica si spiega.

9) Le persone mentono molto meno di quello che pensi
La verità è che non abbiamo bisogno di mentire: siamo abilissimi nel credere quel che vogliamo. Magicamente la realtà si plasma sotto le nostre proiezioni mentali, permettendoci di vedere, sentire e ricordare ciò che crediamo. Eppure siamo portati a pensare che gli altri mentano più spesso di quanto non sia. E sai perché? Perché quando una persona non mente, non sente il bisogno di sforzarsi di apparire credibile. E non lo dico a muzzo: ho davvero partecipato ad uno studio sulla comunicazione menzognera che dimostra scientificamente che, quando una persona mente, risulta molto più facile credergli (Vedi Anolli, Balconi e Ciceri). Alla luce di tale scoperta, avevo solo due scelte: iniziare a dubitare delle persone di cui non dubitavo, oppure ritenere che se le persone scelgono di mentire deliberatamente, forse non voglio davvero scoprire la verità. Quando invece nemmeno si rendono conto che ciò che dicono è falso, beh… si fa prima a dar loro ragione che a dimostrare che han torto. In fondo, a chi giova dimostrare che l'altro si sbaglia?  Io vesto da anni la taglia 46, sebbene col tempo le grandi marche abbiano modificato le misure, e mio marito, che di lavoro vende abiti, ha sempre sostenuto la mia ragione, anche a costo di scambiare le etichette dei vestiti.

10) Non annunciare nel titolo di un blog che seguirà un illuminante decalogo se non sei assolutamente sicuro di avere almeno dieci punti da illustrare

giovedì 10 marzo 2016

Programma rapido di gestione della rabbia

La rabbia, specie se mail diretta, consuma inutilmente le nostre energie.
Eppure gli psicologi sostengono che la rabbia può essere controllata, modulata o almeno ben orientata. 

Vi dono il pentadecalogo del risparmio energetico: che la Forza sia con voi, ma con pacata morigeratezza.

PENTADECALOGO DEL CONTROLLO ENERGETICO

1) A dare ragione si fa prima che a dimostrare il torto
2) Gli irrecuperabili non esistono, ma mica li devi recuperare tutti tu
3) Lavori per vivere, non vivi per lavorare

4) I mezzi di trasporto pubblico non andranno più veloci e il traffico non si sbloccherà solo perchè ti arrabbi
5) Ricorda che spesso non ne vale la pena

6) Non serve arrabbiarsi con le cose e a volte nemmeno con le persone
7) Riserva la rabbia per i tuoi nemici

8) Ricrorda che un nemico degno di questo nome potrebbe godere o addirittura ridere della tua rabbia
9) Prima di arrabbiarti, domandati se la persona che ti sta facendo incazzare ha una vita più felice della tua
10) Prima di arrabbiarti, domandati se la tua rabbia può cambiare le cose
11) A volte può bastare che tu sappia di avere ragione, non è sempre necessario che lo sappiano anche gli altri
12) Si può mandare affanculo qualcuno o qualcosa pure senza arrabbiarsi
13) Se non sei pronto ad esprimere la tua rabbia in modo eclatante, non arrabbiarti a metà, onde evitare di essere il solo ad accorgersi di essere incazzato
14) Prima di arrabbiarti, ricorda che il Gaviscon fa veramente schifo
15) Vuoi arrabbiarti lo stesso? Potevi dirmelo prima di farmi sciorinare tutte ste stronzate, quando sai già che tanto ho ragione, ma non cambierai, perchè sei una testa di rapa! Uno che prende a craniate i muri e si scioglie le budella nei propri acidi gastrici perdendosi dietro a cose e persone che non valgono la pena! Poi però non urlare con me, che non c'entro niente con i tuoi cazzi e mazzi! E se c'hai bruciore di stomaco perchè ti impegni troppo in progetti di lavoro che tanto non partiranno mai e se finisci per avere la vita di merda tale e quale a quelli che cercano di rovinartela, alla fine è solo colpa tua! E meno male che ti senti tanto psicologo! Sai che ti dico? Ma vaffanculo va'!





domenica 17 gennaio 2016

Esiste un corso per fare il lavoro più seducente e magico di tutti

Come buona parte degli accaniti lettori, anche io, sin dall’adolescenza, ho sognato di diventare una libraia. L’idea di avere una libreria tutta per me, in cui dimenticare il tempo sfogliando, annusando, leggendo avidamente (e gratis!) centinaia di libri, era ed è il mio personale canto delle sirene. Sì insomma, troppo bello per essere vero… 
E questo l’ho compreso proprio grazie alla mia esperienza di lettrice e difficile frequentatrice di librerie. Credetemi: sono tutt’altro che la cliente ideale, se non sapete come prendermi! 
Ci sono alcune librerie in cui entro ed esco invariabilmente con la carta di credito svuotata e assolutamente nessun senso di colpa… cosa che non accade quando esco da una profumeria. Nel senso che la spesa è uguale, ma avverto il classico pentimento dovuto al fatto che nessuna crema liftante farà mai ciò che promette, mentre un libro spesso sì. 
Però poi ci sono librerie in cui entro per comodità e vicinanza, uscendone quasi sempre a mani vuote e con un tutt’altro che sottile senso d’irritazione. 
Per qualche tempo ho pensato che dipendesse dal mio volubile stato umorale, e invece no!  L’ho capito osservando la realtà e vedendo ciò che mi è sempre stato sotto gli occhi: dipendeva dalla libreria! E non per come fosse fatta, per quanto fosse grande o fornita. La mia libreria preferita è un buco lilla, in una zona di Milano lontana da dove lavoro, quindi ci devo proprio andare apposta. Eppure, entrare in quel buco, significa chiudere il mondo alle proprie spalle per varcare i cancelli del paese delle meraviglie. 

Ci sono librerie che hanno un’anima e altre no. 
E l’anima di una libreria è il libraio. 
lI problema è che librai non si nasce. 

Questo ora mi è ben chiaro. 
Per esempio, io non saprei da che parte cominciare per disporre i libri in modo razionale, ma vi assicuro che quando entro in una libreria che ha una logica, non trovo solo quel che cerco, ma accanto a quel che cerco, anche ciò che ancora non sapevo di volere. 
E poi, come si faccia a capire quali libri mettere nella propria libreria, per me è un  mistero. Fosse per me, ci piazzerei solo ciò che mi piace, ma devo supporre con rammarico che il resto del mondo potrebbe non avere i miei stessi gusti. 
Tra l’altro, oggi una libreria non può essere solo un posto dove si vendono libri, perché ormai esiste pure Amazon e mica solo per gli e-book. C’è una cosa che però manca ad Amazon e mancherà sempre: l’anima di un libraio. E questo è precisamente il motivo per cui continuo ad andare in libreria: per l’atmosfera, il sorriso della mia libraia, gli eventi, le presentazioni e le iniziative che mi permettono di condividere il mio amore con altri innamorati. E ascoltare, vedere, toccare, conoscere alcuni dei miei scrittori preferiti. O anche quelli sconosciuti, perché se li invita la mia libraia, c’è sempre un ottimo perché. 
Più di tutto però, vado in libreria per quella magia che accade quando entro senza sapere cosa voglio, mi dirigo da Cristina e le espongo i miei confusi e assurdi bisogni, tipo:

“Mi serve assolutamente qualcosa che mi faccia sentire leggera.”
“Ti prego… dammi un libro che mi faccia capire che non sono l’unico essere al mondo che conosce ancora il senso della parola ‘ironia’.”
“Ho appena finito di leggere questo: ne voglio uno uguale, ma di un autore diverso, possibilmente non francese.”
“Hanno mai scritto qualcosa di romantico che non sappia di melassa?”

Il più delle volte non ho nemmeno il coraggio di chiederglielo in faccia, temendo di essere presa per folle. Così lo scrivo su Facebook o su Twitter, sperando che qualcuno nel mondo riesca a capire ciò che mi passa dentro in modo così confuso. 
Ma i miei librai sono anche lì, perché è gente che ama i libri, ma non vive nel passato. E dal web mi inviano scialuppe di speranza, che mi fanno placidamente navigare nelle loro librerie. Perché, se sei bravo, non devi temere le sirene, perché la sirena sei diventata tu.

Io non so quale specie di magia conosca per esempio Cristina, ma ogni volta capisce cosa mi occorre. Perché i libri devono rispondere a dei bisogni sempre diversi. Ed è così brava che, quando leggo la trama ed alzo un sopracciglio dubbioso, lei mi sorride e dice: “Fidati…”. E io ho imparato a fidarmi della mia libraia più che di me stessa, che quando scelgo da sola, ci azzecco molto meno. 
Se pensate che di lavoro faccio la psicologa, non è un gran che confortante constatare che la mia libraia mi conosce meglio di quanto mi conosca io, ma ormai me ne sono fatta una ragione… o almeno cerco di convincermene.

Che dire? Ci ho messo poco per comprendere che essere un’accanita lettrice non fa sicuramente di me una potenziale libraia, ma ai miei tempi mica c’erano dei corsi! Così ho dovuto accontentarmi di scriverli dei libri, anziché creare un magico luogo dove condividerli con i miei simili: in definitiva, mi è sembrato più facile. 

Poi se ne salta fuori Aldo, qualcuno che stimo e di cui mi fido come persona e, ancor più difficile, come libraio. Mi dice che esiste questo corso fichissimo sulla professione di libraio e mi chiede se voglio buttar giù due righe per raccontare il mio rapporto con i librai e le librerie... E io ovviamente lo faccio, confidando in uno sconto sulla mia prossima iscrizione. Perché le sirene le sento ancora cantare, ma ho come l’impressione che ora esista un modo per ascoltarle e magari seguirle, senza perire nelle gelide acque del mare.

Per chi fosse interessato, ecco il link del corso e quello dell'anima della Scatola Lilla, la libreria più lilla di Milano:





sabato 2 gennaio 2016

Fatti non foste a viver come handicappati

Esattamente come il resto del genere umano, sono convinta che esistano due fondamentali opzioni possibili:
  1. Io ho ragione e gli altri torto marcio.
  2. Io ho le mie ragioni e gli altri le loro… che comunque tengono meno delle mie, anche se non sempre glielo vado a dire.
Ovviamente anche il blog di oggi parte dal presupposto che io abbia come sempre ragione e sono così incazzata che non farò nemmeno finta di seguire l'opzione due.

Sta storia ce l’ho sul gobbo da prima delle feste. Ho pensato di tenermela per me, perché parla di un certo tipo di disabili, ma poi mi sono detta che pure questa è discriminazione.

Se uno sbaglia, non è che non bisogna dirglielo solo perché è handicappato

Ma partiamo dal principio… 

I miei genitori non mi hanno allevata come una disabile e quindi non potrò mai esserlo, almeno mentalmente. Non dico che mi abbiano tirata su necessariamente bene, ma non si prende un bambino cresciuto dai lupi e lo si reimmette tra i propri simili pensando che vada d’amore e d’accordo con tutti, solo perché si somigliano fisicamente.
Beh ecco, suonerà pure poco “politicamente corretto”, ma ultimamente ce l’ho a morte con una specifica categoria di disabile. Una categoria diffusa purtroppo, e che lascerei tranquillamente vivere nel suo habitat se solo quell’habitat non fosse pure il mio.

Io ce l’ho a morte con i disabili che credono di essere sfortunati e che per questo il mondo li debba risarcire.

Disabili o no, ti do una notizia shock: per il solo fatto di essere nati, abbiamo tutti avuto un culo della madonna.

Vedi, l’alternativa era essere uno degli altri miliardi di spermatozoi che non ce l’hanno fatta a fecondare quel fottuto ovulo. Almeno una volta nella vita, sei stato il primo, il migliore… e te lo sei dimenticato.
Certo, ora vivi in un mondo popolato solo dai migliori, solo da quelli che ce l’hanno fatta… cazzo,  so che non si direbbe, eppure è così!
La concorrenza si è fatta più difficile e tu scegli di giocare in difesa, senza nemmeno provarci. Saranno i troppi legal drama seguiti su Netflix a parlare, ma direi che stai patteggiando al ribasso, dando per scontato che perderai se arrivi al processo.

Cocco, piantala…
Non ho idea di come tu ci sia arrivato, ma sei entrato nell’hit parade dell’umanità. Adesso magari smettila di piangerti addosso e fai qualcosa per risalire la classifica, senza pretendere risarcimenti per danni morali per il solo fatto di essere come sei.
Ovvio... a meno che non sia stato un errore medico eh...

Cosa significa concretamente questo? Significa che devi lottare perché ti sia data la possibilità di accedere alle stesse opportunità degli altri, pagando quanto gli altri. 
Significa che non hai diritto ad avere le cose gratis solo perché non ci vedi o non cammini, ma che hai diritto di avere tutto ciò che è dato agli altri, allo stesso prezzo e a prescindere dal tuo ISEE, perché ai normodotati mica chiedono l’ISEE prima di stabilire se hanno diritto al trasporto pubblico. Certo il tuo trasporto costa di più, proprio perché quello pubblico non è davvero pubblico, ma solo pubblico-normodotato. E allora tu ti fai abbindolare: presenti l’ISEE e ringrazi se poi ti danno il tuo speciale trasporto costoso, anziché fare in modo di farti pagare quanto i “normali”. Poi se alcuni disabili non hanno accesso allo stesso trasporto, a te basta guardare il tuo orticello e autoconvincerti che sia giusto far sborsare a una persona 60 euro a viaggio solo perché è ricco… o così coglione da risparmiare da una vita.

Caro disabile, ti do una notizia: quando il tuo vicino di casa operaio prende la metro a Milano, paga 1,50 euro a tratta. Esattamente la stessa cifra che paga il tuo amico Avvocato, sempre che decida di prendere la metro. A nessuno dei due viene chiesto l’ISEE per stabilire se hanno diritto di usare la metro gratis o se pagarla 60 euro a botta, perché tanto potrebbero permetterselo. Così andasse il mondo, sicuramente i ricchi non resterebbero a lungo ricchi, nemmeno se magari hanno studiato, risparmiato o faticato per diventarlo. Non so tu, ma nemmeno io sono comunista a tal punto.
Io sono più per l’idea che bisogna dare un giusto prezzo alle cose e qualcuno ha stabilito che il prezzo giusto di un viaggio entro i confini di Milano sia di 1,50 euro.
Sono poi decisamente dell’idea che non puoi farmi pagare per lo stesso viaggio 60 euro (questa la cifra corrente per un trasporto disabili), solo perché il trasporto pubblico della città discrimina una parte della popolazione.

Ecco, ora arrivo al punto.

Quando dopo mesi di trattativa convinco perfino un branco di normodotati a mettere l’ISEE tra parentesi e a garantire un servizio per tutti i disabili ad una cifra equa, io sono convinta di aver fatto una cosa buona. Magari stupida, visto che prima lo stesso servizio pure io ce l’avevo gratis, ma buona. Stupidi come me, però ce ne sono diversi altri, disposti a starci: pagare tutti poco e non lasciar fuori nessuno, anziché gratis per alcuni e troppo per altri.

Poi arriva la solita minoranza di piccoli orticultori, che guarda solo il proprio mezzo acro di terra arida. Sono pochi, pochissimi, ma abbastanza da far capire ai pesci grossi che è meglio fingere di tutelare questi due (che potrebbero pure pagare 1,50 a viaggio), che dover trovare il modo di garantire qualcosa a tutti i cazzo di contadini. 

Ma forse sono strana io. Confesso di essere addirittura convinta che non si debba dare a tutti i disabili la stessa cifra per l’assegno di accompagnamento o per la pensione. E l’ISEE non c’entra. Se una persona è allettata e ha bisogno di assistenza 24 su 24, 800 euro al mese sono un insulto. Io gliene darei almeno 3000 al mese. Di contro, se i trasporti, le città e gli edifici fossero accessibili, magari il mio assegno di accompagnamento dovrebbero aggiungerlo a quello di un altro… almeno finché sto fisicamente ancora così.

I soldi che lo Stato ci passa sono un risarcimento, è vero, ma non perché siamo disabili: perché lo Stato in cui viviamo è inadeguato e inaccessibile.

Io non voglio più essere risarcita, voglio quello che spetta a qualsiasi normodotato, allo stesso prezzo.

Ma evidentemente non tutti i disabili la pensano come me, anche se io ovviamente ho ragione, come dicevo all’inizio.

Inizio a pensare che, se come categoria stiamo ancora dove stiamo, in fondo ce lo meritiamo. Guardiamo al nostro orticello di oggi, senza prospettive, senza credere in un futuro accessibile. Se arriviamo al punto di non voler pagare un piccolo prezzo, per essere davvero come tutti gli altri, non lamentiamoci poi quando si stancheranno di farci la carità.

A me è stato insegnato a guardare un pochino più in là del mio naso e a non aspirare gli avanzi gratuiti degli altri, quando posso pagarmi la cena, purché ci sia lo scivolo per entrare nel locale.

Suvvia! Nemmeno voi siete nati per mendicare, ma per continuare a impegnarvi, correre e lottare, proprio come quella prima volta da spermatozoi!


Fatti non foste a viver come handicappati…


mercoledì 18 novembre 2015

Dieci regole per sconfiggere la terrorismo-fobia



E’ ufficialmente cominciata la psicosi da terrorismo, precisa e prevedibile come l’ondata di depressioni pre, intra e post natalizie. Così ho deciso di dare qualche buon consiglio semi-professionale su come non farsi venire l’ansia da attentato. Un po’ perché mi sento buona, ma soprattutto perché vorrei evitare le solite richieste di sostegno psicologico non retribuito. 
Quindi, ecco a voi il magico decalogo per sconfiggere la paura del terrorismo, che è un po' come dire la paura della paura a stessa.

1. Ricorda dove abiti 
 
Se come me abiti in un paese tipo Bolladello, che nemmeno Google Maps sa dove sia, è estremamente improbabile che il bar del paese venga considerato oggetto d’interesse strategico dai terroristi, soprattutto se il bar si chiama “Mario”, “Rossi” o “Il Circolo”. Sì insomma, i terroristi ci tengono al marketing e non cercano di comparire su Il resto di Cusano-Milanino con titoli tipo: “Attacco terroristico al Mario: uccisi tutti e due gli avventori”. A parte che se i terroristi riescono ad arrivare a Bolladello, tanto di cappello, perché i miei amici sbagliano sempre strada.
Ma metti pure che vivi in città - Gallarate non vale come città e lo sapresti se fossi stato almeno a Londra o Parigi - o che ci lavori, ci sono cose che sinceramente dovrebbero preoccuparti molto più di un attentato. Per esempio attraversare la strada. Ogni settimana le statistiche contano 12 pedoni morti e 393 feriti, se poi vai in bici o in moto, il tuo destino è praticamente segnato, diciamocelo. Ma scommetto che a te delle statistiche frega molto poco: per quello continui a rischiare la vita guidando la macchina e poi magari non prendi l’aereo, che rimane sempre e comunque il mezzo di trasporto più sicuro, anche a confronto dei tuoi piedi. 

2. Ricordati chi sei

Sì dai: non sei mica Indiana Jones. Il massimo che fai è andare in pizzeria o al cinema, quando eccezionalmente riesci a schiodarti dal divano. E’ molto più verosimile che ad ucciderti sia proprio il tuo stile di vita sedentario, piuttosto che una bomba. Anzi, a dirla tutta, se sei invece il tipo di persona che esce spesso, viaggia, va a teatro o ai concerti, è estremamente probabile che non ti passi nemmeno per la testa di rinunciare alle tue abitudini per paura dei terroristi. Vedi, di solito a farsi spaventare sono più le persone pigre o vecchie (non necessariamente in senso anagrafico), che in fondo hanno bisogno di ulteriori scusanti per non alzare il culo dalla poltrona. Forse non te lo hanno mai detto, ma se sei relativamente in salute e hai il pensiero frequente della morte, è perché non stai vivendo abbastanza. E’ il tuo inconscio che ti urla che ci sono un sacco di cose interessanti da fare e che stai buttando via il tuo tempo. Insomma, povero ES, lui ci prova in tutti i modi a farti capire che la vita non può essere tutta qui! Certo che se poi non lo ascolti, non gli resta che spaventarti con l’idea che potresti morire in qualsiasi momento senza aver vissuto come potresti davvero. Pensavi veramente che gli attacchi di panico dipendessero unicamente dall'affrontare un esame, piuttosto che dall'idea che potresti aver scelto il corso sbagliato? Per dire...

3. Ricordati che devi morire comunque

Ti do questa notizia scioccante: qualsiasi cosa tu faccia o non faccia, morirai. La vita è l’unica malattia a trasmissione sessuale con un tasso di mortalità del 100%. L’incubazione può essere più o meno lunga, ma non ne uscirai vivo comunque. Ci sono stati solo due casi di resurrezione nella storia umana, entrambi non comprovati scientificamente.

4. Se credi nella prevenzione, stai sbagliando qualcosa

Ci sono delle cose che possiamo ragionevolmente fare per aumentare le nostre probabilità di vivere più a lungo, ma evitare i luoghi affollati e i mezzi di trasporto pubblico, o non uscire di casa, non rientrano tra queste. Anzi, a dirla tutta, lo sai che esistono molte più probabilità di essere ucciso da un tuo convivente che da un estraneo? Se vuoi davvero provare a vivere più a lungo, mangia cibi sani, fai moto e non rompere le palle al prossimo con le tue teorie sulle scie chimiche o sulla pericolosità dei vaccini. Non so più come dirtelo: stai temendo le cose sbagliate. Non hai bisogno di un terrorista per ucciderti: sei bravissimo a farti del male anche da solo.

5. Ricorda che se usi il trasporto pubblico, l’ISIS è l’ultimo dei tuoi problemi

Smettila di guardare ogni viaggiatore straniero con sospetto. Non scrutare terrorizzato ogni bagaglio appoggiato per terra. Soprattutto se stai viaggiando con Trenitalia o Trenord, non ti servono paure irrazionali quando hai a disposizione delle certezze tipo:
     - Arriverai in ritardo nel giorno più importante della tua vita.
     - A dicembre si geleranno gli scambi, lasciandoti ore su un treno sepolto nella steppa innevata, senza riscaldamento.
     - Verrai colto da un malore tra luglio e agosto, perché il condizionatore non funziona.
     - Almeno una volta l’anno, qualcuno deciderà di farla finita buttandosi proprio sotto il tuo treno.
    - Ti prenderai un virus all’altezza delle più sofisticate armi batteriologiche dal bambino dall'aria innocente che tossisce in fondo al vagone. 

     6. Usa la tua intelligenza

Anche se non è mai stata il tuo forte, e nemmeno il mio, la matematica continua a non essere un’opinione. Non confondere ciò che è possibile con ciò che è probabile. Santo cielo, è persino possibile che tu venga ucciso da un meteorite, ma scommetto che non vai in giro terrorizzato guardando costantemente il cielo... o forse adesso che te l'ho detto, sì. Lo so che sei capace di ragionamenti intelligenti, è che spesso te lo dimentichi.   

      7. Sii il bastian contrario che sei sempre stato

I terroristi vogliono terrorizzarti. Ora, com’è che se l’OMS ti invita a non mangiare la carne rossa tu sbandieri ovunque il tuo coraggio ingozzandoti di costine, mentre se uno sparuto gruppo di terroristi a 1300 chilometri dice che devi avere paura, tu hai paura? Guarda che nel tuo frigo ci sono molte più cose che potrebbero ucciderti che fuori casa, eppure di quelle decidi di non aver paura. E tra l’altro fai bene: togli tutti i fritti, i dolci, gli affettati e l’alcol dalla tua vita e poi? Vivrai due giorni di merda in più. Insomma, da quando sei il tipo che fa tutto ciò che gli altri gli dicono di fare?

8. Non puoi controllare tutto  

So che ti piacerebbe, in verità piacerebbe a tutti, ma semplicemente non potrai mai controllare ogni cosa. Per quanto tu sia metodico, organizzato, preciso e attento, ci sono e ci saranno sempre eventi che sfuggiranno al tuo controllo. Così hai due scelte: diventare ossessivo-compulsivo e verificare dieci volte se hai chiuso la macchina, oppure accettare che pure se l’hai chiusa, possono comunque fregartela sfondando il finestrino. Non è che ti sto suggerendo di non chiudere più la macchina, ma ti sto dicendo che certe azioni preventive hanno un senso se hanno un limite. Va bene chiudere la macchina e ti concedo pure di tornare indietro a controllare una volta, ma fermati lì. Il terrorismo sfrutta proprio il fatto che è impossibile controllare tutto e tutti, ma ti dò una notiziona: la sfiga in generale funziona secondo lo stesso principio.

9. Chiediti come vuoi morire

Allora, partiamo dal presupposto che io so per certo che i modi statisticamente più probabili per me di morire fanno davvero schifo. E’ probabile che col tempo la mia capacità polmonare peggiori ulteriormente e trascorra gli ultimi anni rantolando in cerca d’aria. Se mi andrà meglio, probabilmente sarà un’influenza degenerata in polmonite a stecchirmi un po' meno lentamente, alla faccia dell’anti-influenzale, che è tutto ciò che posso ragionevolmente fare per limitare l’incidenza di questa probabilità. Anche non dovessi perire così, ci sono buone probabilità che muoia come te, ovvero per infarto, ictus o cancro. Tra l’altro, tutte cose che di solito non hanno nemmeno la decenza di ammazzarti la prima volta o sul colpo. Sì insomma, a ben vedere una pallottola in fronte è più dignitosa.

      10. Affronta le tue paure

Lascia che te lo dica una psicologa: l’unico modo per superare una paura, specie se irrazionale, è affrontarla. Hai paura di nuotare? Nuota. Hai paura di volare? Vola. Hai paura di morire? Muori… l’ultimo sembra uno scherzo, ma la paura di morire è una delle principali concause di morte per suicidio. Giuro che è vero. Diciamo che come modo per risolvere la fobia in effetti è un po’ estremo. Di solito io preferisco suggerire il sistema della desensibilizzazione graduale. Così, per esempio, a chi ha paura di annegare, suggerisco di iniziare dalla vasca da bagno, per poi passare alla piscina dei piccoli, col salvagente. Non è che li butto direttamente in mare come fece mio padre con me per scoprire se sapevo nuotare… cosa che comunque a volte funziona lo stesso. 
Tipico delle paure non affrontate è che, invece di risolversi, si estendono. Cominci con la fobia di salire sulla Metro e finisci per chiuderti in casa, perché poi iniziano a farti paura anche i treni, le macchine, la strada e i luoghi aperti in generale. Così, se pensi davvero che un musulmano possa attentare alla tua vita, magari prova a conoscerne prima uno. Io l’ho fatto sai? Ieri ho invitato alcuni studenti di razza evidentemente non ariana a bere un caffè. Ci ho parlato, abbiamo condiviso alcune impressioni sugli attentati di Parigi e alla fine ho scoperto che non erano mica arabi, ma indiani. Sì cioè, mi sono resa conto che un arabo non so nemmeno distinguerlo da qualsiasi altro bipede, così mi sono rifiutata di aver paura dell’intera razza umana. Che poi so per certo che esistono pure musulmani biondi. Sì insomma, è una religione, mica un’etnia. Tu lo sapevi? Anzi, mi dicono che pure se uno è musulmano mica è detto che sia un terrorista. Pare che ci siano tanti musulmani terroristi quanti cristiani che indossano il cilicio.

Voglio lasciarti con una storia vera, che racconto sempre a chi mi dice di aver paura di volare. Parla di un uomo che aveva paura di prendere l'aereo. Così, per tutta la vita, si è rifiutato di volare, perdendosi molte cose, tra le quali il matrimonio della figlia, che viveva in un altro stato. Poi arriva l'11 settembre 2001 e lui è nella prima Torre, proprio nel punto di entrata di quel maledetto aereo. Dopo tutto, è riuscito comunque a morire in un incidente aereo... e non stava nemmeno andando da nessuna parte. Come dire che se è davvero il tuo destino, non c'è nulla che tu possa fare per evitarlo, se non divertirsi nel frattempo.
Bene. Questo è tutto. Se ora temi un po’ meno l’ISIS e hai un po’ più paura di attraversare la strada significa, se non altro, che nessuno potrà accusarti di essere irrazionale.

Ti voglio bene, quindi guarda a destra e a sinistra prima di attraversare eh!