giovedì 14 marzo 2013

Caro Papa ti scrivo, così ti consiglio un po'

Ieri sera proprio non ho resistito a seguire la diretta TV del PapaDay, un po’ su Twitter, un po’ su SkyTG24. Anzi, ho pure invitato delle amiche, ordinato del sushi e stappato diverse bottiglie.
Fra amici, in questi giorni, non ci siamo certo risparmiati in battute, pronostici e cazzate: chi minacciava di passare dall’ateismo al satanismo se avessero eletto Scola, chi meno drasticamente sarebbe diventata protestante, non sentendosela ancora di rinunciare all’idea di un qualcosa dopo la morte.

Che fossimo credenti o no, ognuno aveva il proprio slogan, da “W Sqola con la q!” a “O’Malley o morte!” (@DanieleDeGan).

In famiglia siamo tutti atei, eppure del Papa, a quanto pare, ce ne frega lo stesso.

Mia madre, che non mi telefona nemmeno quando la stanno portando in ospedale per un infarto in corso, mi ha chiamata sul cellulare:
“Habemum Papam!

Ho capito che pure io ero emozionata solo quando mi sono resa conto di averle detto: “Aspettiamo a festeggiare, che potrebbe essere Scola”, anziché: “Mamma, da quando in qua la prima persona plurale di habeo finisce in um?!”

La conosco da anni ormai, eppure mamma riesce ancora a stupirmi: come quando ai 60 suonati inviò il suo primo sms con delle emoticons, senza che nessuno le avesse mai spiegato cosa fossero; o come quando si mette a discutere con Siri; o ti chiama al cellulare solo per informarti che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha un nuovo capo.

Mia madre è la persona che più rispetto a questo mondo. L’unica che abbia sempre creduto potessi fare quello che fanno tutti gli altri e l’unica capace di farmi venire dei dubbi quando voglio fare qualcosa più degli altri. Se lei ti dice che “Non è niente” o che “Quando sarà il momento, in qualche modo si farà”, non puoi non crederci.

Il problema è che mamma ha sempre creduto nei suoi figli, ma non nel figlio di Dio.
E così a casa siamo tutti atei quasi convinti, ma del Papa, a quanto pare, ce ne frega lo stesso.

Nell’interminabile attesa tra la fumata bianca e la comparsata del nuovo Papa sul balcone, io e i miei ospiti ci siamo lanciati in dispute vaticaniste, pronostici e battutacce: avevamo favoriti diversi, ma tutti eravamo concordi sul fatto che non ci piacesse il Cardinal Angelo Scola, che manco sapevamo chi fosse fino all’altro ieri.

Il sangue ci si è gelato nelle vene quando mio marito ha chiesto: “Ma suonano l’inno di Mameli perché sanno già che il Papa sarà italiano?”

La tensione cresceva, il Papa non s'affacciava.
Nessuno avrebbe ammesso che c’era un po’ di elettricità nell’aria, così ci si dedicava alle freddure e ai cori da stadio:

 “Da quanto ci mette a vestirsi, stavolta potrebbe essere una donna.”
“Oilele, OiPapa, faccelo vedè, faccelo toccà!”

"Affacciati alla finesta, Papa mio..."

“Papa, sappiamo che sei dietro quella tenda: esci con le mani in alto!”
“Non Serpeverde, non Serpeverde, non Serpeverde…”

“Giuro che se non esce, faccio un monumento a Nanni Moretti!”
Diciamo sempre di non credere nei miracoli, eppure la Chiesa è l’unica che riesce concentrare l’attenzione di milioni di persone per giorni interi su un comignolo e una tenda.

Ed eccolo lì, bello come il sole (questa sì che è licenza poetica!), il Protodiacono Jean-Louis Tauran che fa il suo annuncio con la voce tonante del Canarino Titti:

Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio qui sibi nomen imposuit Franciscum

Non saprei dire se fossi più sollevata dal sentire pronunciare intere locuzioni latine nel rispetto di desinenze e coniugazioni, o per il fatto che le prime lettere del nome papale non fossero “Sc”.
Onestamente, avrei pensato finisse tutto lì. I cattolici avevano un Papa nuovo di zecca: uno che manco avevo sentito nominare. Chi sarà mai questo Mario? Andate in pace, Amen.

Abbiamo brindato e attaccato il sushi, col sottofondo di SkyTG24.

Già comincivamo a parlare d’altro, quando al balcone si è affacciato SuperMarioPope, dicendo: “Fratelli e sorelle … buonasera”.

O beh, almeno è un Papa educato: parla come Speedy Gonzales, quindi confesso che un po’ già mi piace.

“Voi sapete che il dovere del conclave era quello di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali lo siano andati a prendere quasi alla fine del mondo”
Cavolo, questa frase è fraintendibile … io e i miei amici ci siamo guardati con turbamento: chi inizia a parlare di asteroidi, chi opta per l’opzione più ottimistica “vuol dire che viene da lontano”.

“Grazie per l’accoglienza.”
“Vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore”

Dai, è davvero uno educato! Se non fosse credente, potrebbe essere figlio di mia mamma: “Le cose si chiedono per favore!”
Poi chiede a tutti di pregare per lui. Io faccio finta di nulla, ma mentalmente prego un pochino: io non ci credo, ma il Papa sì e fare un favore a volte non costa davvero nulla.
E alla fine concede l’indulgenza plenaria, persino a chi lo segue sui social. Comprendo subito che, solo per il fatto di usare Twitter, sono stata perdonata da Dio. Cazzo, figata! Cazzo … si può dire cazzo dopo un’indulgenza? Mi sa che non sono proprio tagliata per il Paradiso …

Ma veniamo al dunque.
So che potrebbe apparire pretenzioso il fatto che una che manco cammina dia consigli a Sua Santità, ma per Dio, finché il clero si arrogherà il diritto di spiegarci come fare tutte quelle cose che, tecnicamente, loro non possono fare, io mi sentirò autorizzata a dire al Papa come dovrebbe comportarsi con quella parte del suo gregge che non cammina con le proprie gambe.

Caro Francy,
spero non ti dispiaccia se ti chiamo Francy, comunque fa nulla, perché so che non potresti mai finire nemmeno per errore su un blog ove si scrivono tante parolacce.
Dicevo.

Caro Francy, vienici incontro. Non son qui a perorarti la causa dei gay, perché già faccio fatica a sostenere le mie di battaglie e poi loro sono ovunque e sapranno difendersi da soli. A quel che si dice in giro, in confidenza, cerca di guardati le spalle pure in Vaticano.
Parliamo di ciò che mi sta davvero a cuore, tipo le risposte del cazzo che date a chi soffre o è malato.
 
Non è che a tutti sia concesso il dono della fede: non giudicarci per questo.

Non venirci a dire che siamo così perché in noi sia fatta la volontà del Signore, altrimenti il minimo che ti becchi è un Vaffanculo.
Non dirci che pregherai per noi: abbatti le barriere architettoniche e mentali, che preferiamo.
 
Non dirci che siamo così perché Dio ci ama più degli altri, perché la risposta più ovvia sarebbe: “Pensa se mi odiava!”
 
Non dirci che verremo ripagati di tutto dopo la morte, perché tu puoi pensarla come vuoi, ma per me quando sei morto non succede più nulla, e non è che poi sia una prospettiva necessariamente orribile.
 
Non dirci che se non abbiamo fede dobbiamo pregare per ricevere la fede, perché sei abbastanza colto da capire da solo che è una tautologia: siam mica qui a morderci la coda!

Non dirci che non dobbiamo usare il preservativo, perché se io sfornassi un figlio disabile, sono abbastanza certa che non sarai tu a tenergli la mano dopo l’ennesimo intervento, a litigare perché venga messa una pedana a scuola o a piangere perché tuo figlio ti chiede: “Perché a me?”
Non dirci che non si pasticcia con le staminali o con la fecondazione eterologa, esattamente per gli stessi motivi di cui sopra.

Non dirci che dobbiamo continuare a vivere anche quando vorremmo solo morire. Siamo tipi tosti, attaccati alla vita più di ogni altra cosa e, semmai arrivassimo al punto di volercene disfare, è proprio perché questa vita l’abbiamo amata al punto di non sopportare l’idea di finire con l’odiarla.
Non mi sembra chiedere molto. Sono però aperta al confronto e se hai dei dubbi, non esitare a contattarmi in qualsiasi momento.

Baci (fraternissimi)
Tua Engy
P.S. Fossi in te, scomunicherei il cronista di SkyTG24 che ha detto che hai 76 anni e pertanto si può facilmente prevedere un breve pontificato.