mercoledì 18 luglio 2012

Vantaggiosi svantaggi

Che fare quando un disabile eccede nell'affrontare i suoi "svantaggi" sino al punto di trasformarli in "vantaggi"?
Questo è un tema che mi affascina, perché evidentemente è un problema per i normodotati più di quanto vogliano ammettere.
Partiamo dal presupposto che la moderna società (specie in Italia) non fa un gran che per fornire ai disabili occasioni di, non dico emergere, ma quanto meno accedere al consorzio bipede. Non solo le barriere architettoniche stentano a scomparire, ma ogni giorno vediamo sorgere fulgidi esempi di strutture moderne che non lasciano dubbi circa il fatto che, chi le ha progettate, non ha la più pallida idea di cosa sia un disabile. Quanto ai buoni propositi legislativi per l'integrazione sociale, credo che i più ne ignorino l'esistenza, altrimenti ci si pulirebbero direttamente le terga.

Personalmente, quando i pensieri mi tengono sveglia la notte, prendo in mano la mia copia rilegata, consunta dall'uso, della Legge 104/92. La leggo e la rileggo come fosse la favola della buonanotte, provando a immaginare il mondo fantastico in essa descritto. I miei due passaggi preferiti recitano:

adeguamento delle attrezzature e del personale dei servizi educativi, sportivi, di tempo libero e sociali

provvedimenti che assicurino la fruibilità dei mezzi di trasporto pubblico e privato e la organizzazione di trasporti specifici

Ma non sono io la sola a considerarla una favola. Ogni volta che scrivo a qualche gestore dei mezzi di trasporto pubblico, lamentandone la non accessibilità, cito codeste leggi e regolamenti e di solito mi rispondono: "See... buonanotte!"

Ma cosa accade quando, nonostante tutto, ce la fai?
Cosa accade se, dopo anni di lotte, sacrifici, delusioni, sconfitte e compromessi, arrivi comunque là dove arrivano altri normodotati senza sbattersi tanto?

Una possibilità, è che faremo la fine di Oscar Pistorius e di Michael Johnson. Saremo atleti amputati che, dopo aver lavorato su di sè al punto da accettare quel che sono e lavorare con quel che resta, si vedono negare la possibilità di vincere davvero.
Perché è questo il problema: vincere davvero.
Anche se un giorno verrà concesso loro di gareggiare con gli altri, ci sarà sempre qualcuno che, in caso di vittoria, dirà che non se la sono guadagnata VERAMENTE, perché partivano "avvantaggiati".

Non importa quanto questi atleti abbiano sofferto e lavorato più degli altri per arrivare dove sono arrivati. Non importa cosa abbiano perso, nè le lacrime, il sangue e il sudore aggiuntivi che hanno sputato: quando vincono, tutto ciò che vede un normodotato è il vantaggio aggiuntivo di due protesi in fibra di carbonio.

Mi chiedo quanti altleti siano oggi stimati semplicemente perchè hanno primeggiato dopandosi in modo più astuto. Quanti campioni amiamo semplicemente perchè non sappiamo a quali stratagemmi sono ricorsi per vincere?
Taluni paragonano gli arti di carbonio al doping. Eppure non mi pare che qualche atleta amputato abbia mai sentito il bisogno di nascondere il fatto che calzasse la sua sostanza dopante. Forse, infondo, avrebbero dovuto provare a farlo.

"Perchè gareggi con i pantaloni a zampa di elefante?"
"Ho così freddo che non mi sento più i piedi..."

Per come la vedo io, se un vantaggio c'è nell'indossare queste protesi durante una gara, allora dovrebbe essere calcolabile scientificamente. Stabiliamo che le protesi danno x% in più all'atleta e facciamolo partire con uno svantaggio proporzionale. Non sarebbe certo la prima né l'ultima volta che un disabile arriva comunque al traguardo nonostante un po' di handicap in più. Ma anche così, se mai dovesse vincere, nessun bipede gli riconoscerebbe davvero la vittoria.

Ci sarebbe sempre l'insinuazione che, se non fosse stato disabile, non sarebbe arrivato dov'è.
E sapete che vi dico?
E' maledettamente vero!

Giorno dopo giorno incontro normodotati che non hanno fatto nemmeno la metà delle cose che ho fatto io. Giorno dopo giorno non posso fare a meno di chiedermi cosa sarei se non fossi nata disabile e la risposta è invariabilmente: "sarei molto meno di così".

Dicono che l'essere umano, per dare il meglio di sé, abbia bisogno di sfide. Se le cose stanno davvero in questi termini, biologicamente parlando, siamo gli esemplari destinati a dare di più.

Per frequentare l'università, ho dovuto lottare con ottusi assistenti sociali, fare esposti, scrivere a ministri, vincere borse di studio con cui pagare auto e benzina, pregare Magnifici Rettori per far spostare lezioni da aule inaccessibili e ingraziarmi tutti i bidelli delle strutture per farmi dare le chiavi di bagni utilizzabili e ascensori.

Vi assicuro che studiare, confronto a tutto ciò, è stata una bazzecola.

Ciò nonostante, c'è chi dice che, se oggi ho un lavoro e nemmeno particolarmente malvagio, è perchè mi hanno assunta come categoria protetta.
Di solito rispondo che, se vogliono lo stesso trattamento preferenziale, mi offro di passargli sulla colonna vertebrale con una carrozzina da 80 chili.

Posso però capire anche le reazioni dei normodotati di fronte a certi disabili: deve essere frustrante pensare che uno che manco cammina da solo riesca a superarti.

Essere disabile non è facile, non è divertente e sicuramente non è un'opzione che valuteresti se avessi la possibilità di scegliere. Ma alcune cose della vita accadono e basta e a quel punto hai solo due possibilità: arrenderti o provarci comunque.

E non importa cosa ne pensino i normodotati. Non importa che commentino ogni nostro successo con un "nonostante il suo handicap". Non importa neppure che pensino che, se siamo arrivati dove siamo arrivati, è perchè qualcuno o qualcosa ci ha "avvantaggiati" in virtù della nostra condizione. Noi ogni giorno vinciamo. Vittorie piccole o grandi che siano, ma comunque indicative del fatto che non ci siamo mai arresi.

Nel bene e nel male, i disabili sono ciò che sono, non "nonostante il proprio handicap", ma GRAZIE al proprio handicap.

E allora lasciamo ai bipedi le loro piste di atletica, perché quando sei meglio di loro, dovresti smetterla di cercare ancora di dimostrare  di essere come loro.

Bipedi, avete così da correre per raggiungerci! ;)

N.d.r.: se continuerò a esprimermi per aforismi e assunti universali, dovrò convincermi a fondare una nuova religione.