giovedì 29 novembre 2012

La milanese e la varesotta

Nella vita credo non avrei mai potuto essere qualcosa di diverso della pendolare. Non per autolesionismo, ma per idiosincrasia. Se da un lato ci sono cose del bauscia tipo che mi procurano l'orticaria, dall'altro sono decisamente allergica alla lobotomia del provinciale medio.

Partiamo da questo: ogni tanto mi capita di incontrare alcuni membri della vecchia compagnia dell'oratorio - ebbene sì, sono stata una brava ragazza anche io - e ciò che non riuscirò mai a capire è come sia possibile che in un paese di 3,69 km² si riesca a trovare la propria anima gemella, spesso senza nemmeno varcare i confini territoriali. Possibile che ci siano persone che incontrano l'amore solo a chilometri di distanza, mentre dalle mie parti scovi il partner ideale bussando alla porta accanto? Può sempre essere che Cupido abbia residenza proprio a 'Bulà', per quel che ne so. E io che lo facevo tipo da Verona, con tanto di balcone degli innamorati! Anche la sottoscritta del resto si è beccata qualche frecciata quando bazzicava di più la zona, ma mi è passata al volo il giorno in cui compresi che nessun bravo ragazzo di provincia avrebbe avuto palle sufficienti per convivere con una disabile. La campagna non tempra più lo spirito come un tempo e forse nemmeno il corpo, dall'invenzione del trattore. Persino Banderas ha messo su pancetta da che sta al Mulino.
Per trovare l'uomo giusto, io mi sono dovuta spingere fino al cuore pulsante del commercio lombardo.

Solo Milano poteva generare una creatura abbastanza forte da sopravvivere all'inquinamento e così abituata all'anossia cerebrale da riuscire a convivere con una personalità asfissiante come la mia.

Ricordo che appena mio marito si è trasferito nella ridente provincia di Varese, è rimasto sconvolto da due cose: il fatto che l'unico cibo d'asporto procacciabile entro 20 chilomestri fosse la pizza e quella strana sensazione di leggerezza alla testa. Lui pensava fosse amore, io già sapevo che era l'eccesso di ossigeno.
E' la storia della mia vita: chi per via delle difficoltà di spostamento dovrebbe studiare, lavorare e amare vicino casa, finisce sempre col trovare ciò che desidera solo attraversando l'intera Terra di Merdor.

Che ironia: la mia vita è a leghe di distanza, ma ho la sede della Lega sotto casa.

Eppure le mie compaesane non sembrano infelici, sebbene la massima aspirazione comune sia sposarsi, trovare impiego alla materna e lavorare fino al giorno in cui  non riusciranno a creare nuovi piccoli clienti per la struttura. Le incontro in giro per il paese: vanno a spasso con la carrozzina e diversi piccoli bipedi al seguito, negli stessi posti ove io faccio fare pipì al cane. Eppure sono felici: l'aria è trasognata, sempre carine e pazienti con questi cosini urlanti che gli si arrampicano addosso da tutte le parti. Nonostante le occhiaie da opossum e i capelli da istrice, parlano con tutta la flemma del mondo e sembrano molto più serene e sorridenti di me. Ogni volta ci diciamo le stesse cose:

"Oh, ma che bel bambino! Questo è nuovo mi pare..."
"Eh, già... e tu lavori sempre a Milano?"
"Sempre."
"Non so come fai: avanti e indietro tutti i giorni!"
"Anche per te non deve essere facile... dentro e fuori dalla sala parto"

Voglio sottolineare che non ci vedo proprio nulla di male, solo che io ci impazzirei nei panni loro. Non riesco poi a capacitarmi di come quello stile di vita possa essere il sogno di quasi tutto un paese, per quanto piccolo. Ogni tanto ci chiudono l'acqua con la scusa dell'Atrazina, ma secondo me versano nelle falde acquifere ettolitri di Lexotan. Io, per non sbagliare, bevo solo acqua in bottiglia... puta caso che mi svegli con la voglia di dar seguito alla progenie del male.

Dal lato opposto poi trovi i mialnesi. Uomini e donne fa poca differenza: usano lo stesso gergo metropolitano, sono sempre di fretta e ucciderebbero la loro prole per un posto a sedere sull'autobus. Il milanese per antonomasia si riconosce perchè si alza la mattina e inizia a correre, un po' come la gazzella che non sa che il leone è morto anni fa a causa dello smog. La donna milanese non si capisce se è più in carriera o in corriera, ma questo non le impedisce di avere uno o addirittura due figli e di andare comunque dal parrucchiere durante la pausa pranzo. Fa tremila cose e appare ugualmente sempre meno conciata del suo corrispettivo provinciale. Comprendi che qualcosa non va solo quando inizia a parlare, perchè proprio non riesce a pronunciare meno di tre parole al secondo.

Del resto, un milanese che se la piglia comoda è un milanese morto. Se non ci credete, provate ad attraversare Corso Sempione col verde, senza correre.

Se la tipica frase di apertura della provinciale è "Ciao, non ci vediamo da una vita! Come va a casa?", quella della milanese è "Scusa, ma ho solo un minuto che poi devo correre di là. Le cose al lavoro come sono?". Il tempo preoccupa entrambe: per la prima, una settimana è una vita, per la seconda lo è un minuto. Quanto all'habitat che impegna maggiormente le loro energie fisiche e mentali, non potrebbero essere più agli antilopi - n.d.r.: no, caro lettore, non mi hai beccato un refuso, volevo solo farti sentire intelligente :)

E poi ci sono io: non compresa dai provinciali e presa per il culo dai milanesi per le mie origini villiche.
Con i primi non so proprio come fare: ho tentato di spiegare e rispiegare che, nonostante le due ore di strada all'andata e le due al ritorno, faccio proprio ciò per cui ho studiato e mi piace tanto che non vorrei una vita diversa. La loro risposta di solito è: "Certo, capisco... ma non puoi trovare qualcosa qui vicino?". Ovviamente la risposta è no, per il semplice fatto che parlare con una laureata in psicologia in provincia è tanto stigmatizzante quanto la stessa cosa è trendy a Milano... e questo anche se tu di lavoro non fai la psicologa. Ma anche fosse possibile, come lo spieghi che per ora stai bene dove stai a una persona che pensa che un lavoro sotto casa sia il top, a prescindere dal lavoro?
Col milanese me la cavo meglio:
"Scommetto che in provincia andate a nanna presto perchè non c'è nemmeno un locale per uscire."
"Oppure perchè ci alziamo presto la mattina per venire a sentire le cazzate dei milanesi."
Il bello del milanese è che incassa bene i colpi... il brutto è che il più delle volte non resta fermo abbastanza da sentire la tua risposta.

Per ora ho trovato un imperfetto equilibrio tra i due mondi: resto a Milano abbastanza tempo da tornarmene a casa dai miei animali, contenta di affrontare due ore di mezzi pur di togliermi di dosso lo smog con una doccia. Poi, dopo una serata provinciale trascorsa ai fornelli per la penuria di cibo da asporto, sono pronta a ripartire per la metropoli.

Ciò fa di me una creatura nè carne nè pesce, che tra l'altro ha preso il peggio da entrambi i mondi.