lunedì 28 luglio 2014

Come sono diventata un angelo

Stavolta sono proprio morta.
Più che dal fatto che sto qui a fissarmi fuori dal mio corpo, l'ho capito perché sono in piedi. Almeno credo di essere in piedi, ma non oso guardare dalla vita in giù, scoprendo magari chissà... che non avendo mai sviluppato un'immagine corporea dalla patata in giù, potrei pure essere uno spirito mezzobusto.
Starei ancora lì a fissarmi un po', ma mi urta l'idea che domani mattina mi troveranno col magliettone di Mickey Mouse, la bocca spalancata e quel rivolo di bavetta che prima dell'alba si sarà essiccato sulla federa. Immagino mio marito sniffare il cuscino a giorni di distanza dalla mia dipartita e sospirare: "Ha ancora il suo odore... bleah!"
Guardalo lì! È tutto scoperto, con le palle al vento. Vorrei accarezzarlo, ma ho visto abbastanza film per sapere che avvertirebbe solo uno sgradevole brivido freddo, così mi limito a coprirlo. Lui con me lo ha fatto ogni notte per dieci anni e questa è la prima e ultima volta che posso farlo io. Alessandro si lamenta e biascica nel sonno: "Naaaah... caldo!" E scalcia le coperte coi piedi.
Per una volta che cerco di essere romantica...
Improvvisamente sento una forza che mi attira verso l'alto. Nemmeno per un momento penso di finire in Paradiso: mi limito a credere che Quello là voglia dirmene quattro prima di spedirmi al piano di sotto. Beh, anche io è una vita che aspetto di dirgliene, e mica solo quattro!
Il viaggio è lungo, ma ne approfitto per ripassarmi un bel discorso mentale.
Sono così assorta che mi perdo l'occasione di una visita della Stazione Spaziale Internazionale. Cacchio! È tipico di me, sia da viva che evidentemente da morta: inseguo un sogno per anni e sul più bello mi faccio distrarre da un obbiettivo secondario.
Il paesaggio è già cambiato: i siderali sfondi di Star Trek si sono sostituiti a luminosi sipari di nuvole che si dipanano davanti a me. Di Pietro in giro nemmeno l'ombra. Deve avermi sentito dire che mi sarei portata dietro un po' di cazzo di sanpietrini da tirargli dietro, per fargli pagare tutti quei mal di schiena da pavimentazione cittadina.
Sulla coreografia nulla da dire, ma nemmeno un angelo in giro. Non mi aspettavo certo squilli di trombe e cori ultraterreni, ma un po' ci rimango male lo stesso.
Sento un moto interiore: o mi sto avvicinando al cospetto di Dio o sono le due birre e la grappa al luppolo che mi hanno stroncato ieri sera.
Davanti a me si stendono due file di torce segnaletiche in fiamme. Sì, proprio quelle che indicano un incidente e, alla fine della strada, un triangolo rosso. Sarà mica quello Dio? Come direbbe Renato Zero: "Il Triangolo no, non l'avevo considerato."
E infatti no. Poco più avanti vedo Dio, seduto di spalle, con le gambe incrociate nella posizione del loto e io riesco solo a pensare: "O porca buddana, per tutta la vita me la sono pure presa col Dio sbagliato!" Mi consolo pensando che ero solita imprecare dicendo "cazzo di Buddha!", quindi in teoria dovrei essere riuscita ad offenderlo più volte lo stesso.
Come se avesse percepito i miei pensieri, si gira appena a guardarmi e mi dice: "Se hai finito di farti i tuoi soliti film mentali, potresti pure venire qui a sederti. O forse preferisci rimanere in piedi, ora che puoi?"
Ecco, diciamo che con tutta la mia immaginazione, mai avrei pensato che il mio discorsetto con Dio sarebbe cominciato con Lui che mi sfotte.
Mi ha preso in contropiede... Fossi ancora sulla mia carrozzina a motore, non sarebbe mai successo. Sono bipede da meno di mezz'ora e già mi faccio prendere per il culo dal primo che incontro. Mi consolo pensando che "il primo" dopo tutto è Dio e si suppone che uno che ha fama di onniscienza possa pure fregarmi, almeno la prima volta... certo, la prima da morta, perché da viva mi ha rifilato una fregatura dopo l'altra!
Imbronciata mi avvicino e mi siedo alla Sua destra: non sono nemmeno il primo ladro a usurpare quel posto a gente più degna. Incrocio le gambe e mi fisso i piedi nudi. Toh… sono dritti! Si vede che sono proprio morta…
In realtà mi fisso le estremità per temporeggiare. Ogni tanto butto un occhio di lato e vedo che Dio non assomiglia per nulla a Buddha, ma è esattamente come me lo immaginavo. Alto… sì beh, non Altissimo, ma almeno un buon metro e ottanta. Sarà sulla sessantina, brizzolato, capelli e barba lunghi.
“Avessero fissato te  in questo modo, avresti già chiesto cosa cazzo c'è da guardare.”
Arrossisco. Merda! Sono appena morta e mi tocca già dare ragione a Dio!
“Scusa.”
“Ti perdono. Ancora.”
Eccolo lì il saccente! Lui fa quello che perdona! Che porge guance su guance, come se quello preso continuamente a cazzotti fosse Lui, mica io!
Finalmente avverto la Carogna che monta dentro e per la prima volta da che sono morta, mi sento me stessa.
Però non so da che parte cominciare.
“Vuoi che cominci io?” – Fa Lui.
"E piantala di leggermi dentro: non è educato!"
“Okay… dunque? Che volevi dirmi?”
“Cos’è, ‘Signor Eterno’, improvvisamente hai fretta?!”
“No, prego, fa pure con calma, ma intanto laggiù il tempo corre…”
Lancio uno sguardo sulla Terra. Vedo mio marito: si è già risposato. Meno male che non poteva vivere senza di me! Guardo meglio, e sta spingendo una sedia a rotelle: è sua figlia. Dieci anni ad usare pillola e preservativo insieme per non generare figli handicappati e lui finisce per sposare la prima bipede sana che passa e mettere al mondo comunque una progenie disabile! Ma mica è colpa sua… io lo so bene!
“Che Gran Figlio di…”
“Ehi ehi… a me dinne quante ne vuoi, ma non mi toccare la Madonna!”
“Tuuuuu! Tu sei… sei…” – Non so cosa sia Lui, ma io sono livida e non trovo un insulto abbastanza grande che riesca a uscire dalla gola strozzata.
“Eddai… da quando non apprezzi l’ironia?”
Sgrano gli occhi allibita. Inizio a urlarGli contro che non è divertente, non è assolutamente divert… e scoppio a ridere. Sì, un po’ devo ammettere che lo è, ma solo da quassù.
Ricade il silenzio.
“Senti D… no, non ce la faccio a chiamarti Dio… significherebbe ammettere troppe cose tutte insieme e non mi va’.”
“E come vorresti chiamarmi?”
“Ti può andar bene D?”
“Suppongo sia già un bel passo avanti rispetto al tuo solito ‘Quello là!’”
“Mica è colpa mia se laggiù non potevo fare chissà quanti ‘PASSI’ avanti!”
“Sì, sì… lo so… Sono ingiusto, stronzo, menefreghista, cattivo e se sei nata disabile è tutta colpa mia. Che poi tu abbia avuto una vita piena e felice, più di qualsiasi bipede, lì io non c’entro eh! Quello che va male è colpa mia, ciò che va bene merito vostro…”
“Sta a vedere che adesso la vittima sei tu…” – sbotto imbronciata.
Cala il silenzio. Ancora. 
Ho come l’impressione di aver sparato una cazzata e non so come uscirne.
“Comunque… sei proprio come ti immaginavo. Fisicamente dico.”
“Sono sempre come mi immaginate, ‘fisicamente’. Certo pensavo di averti creata più originale… Davvero?! Non sei riuscita a fare nulla di meglio che dipingermi come Michelangelo? Copiona…”
“Però indossi una maglietta con Einstein che fa la linguaccia! Quella mica c’era nella cappella Sistina!” – dico a mo’ di giustificazione.
“Non sei affatto brava ad improvvisare su due piedi.”
“Non ci sarò abituata…”
“Dobbiamo star qui a battibeccare in eterno o vuoi riferirmi quelle famose ‘quattro’ che continui a minacciare da che sei nata?”
“Non so da dove cominciare…”
“Ecco, facciamo che comincio io allora?”
“Uff…”
“Lo prendo per un sì. Ti racconto una storia…”

Tutto ebbe inizio quando creai Adamo ed Eva.

"Non ti sembra di prenderla un po' troppo alla lontana?"
"Zitta o giuro che quella lingua te la taglio, realizzando così le preghiere di molti laggiù!"
"In ritardo, come sempre..."
"Ehi!"
"Ok, ok... va avanti..."
 
Da subito mi feci prendere la mano dall’umanità. Era diventata una passione, spesso più nel senso di calvario che di hobby estremamente gradevole. Ci perdevo dietro secoli a crescere questa mia nuova creatura, come un buon padre: tante preoccupazioni, molti dolori, poche soddisfazioni... eppure non riesci mai ad abbandonare sti figli ingrati!
L’umanità era diventata un lavoro a tempo pieno e iniziai a trascurare i miei angeli. Inutile dire che erano incredibilmente invidiosi delle mie attenzioni così sprecate per una specie tanto ottusa. Gli angeli: le mie creature perfette, messe da parte per una variante della scimmia. E così, come sempre accade quando non ce la si può prendere col proprio Superiore, ecco che gli angeli iniziarono a litigare tra di loro, incolpandosi a vicenda per il mio disinteresse.
Fu la guerra e durò per millenni… ovvero giusto un attimo di distrazione per uno eterno come me. Quando me ne accorsi, c’era già stata un’ecatombe. Immagina una battaglia combattuta tra le pareti di un’immensa fabbrica di cuscini: una strage di piume e sangue.
Se pensi che fossi incazzato quando ho mandato il diluvio universale, avresti dovuto vedere la scenata che ho scatenato qui sopra, quando mi sono reso conto di quanto potessero cadere in basso delle creature cosi “alte”.
Ma poi, come al solito, mi pento sempre dei miei attacchi d’ira. Così, invece di sterminarli tutti come mi ero ripromesso, feci ciò che avrebbe fatto un Dante qualunque: applicai la legge del contrappasso. Li trasformai tutti in comuni mortali, spedendoli in blocco sulla Terra, non all’Inferno, anche se per loro non c’era differenza. Non feci distinzione tra le fazioni: per me non esistono il Male e il Bene, ma solo l’Amore o la sua assenza. E lì in mezzo, di Amore, non ce n’era rimasta neppure l’ombra.
Così ora tutti gli angeli sono sulla Terra, mescolati agli uomini comuni e dimentichi delle proprie origini. Beh… qualcuno, ogni tanto, si distingue in effetti. E a quel punto può tornare... ma finora nessuno ha scelto di farlo: pare che quando t’immergi nell’umanità, per quanto sia imperfetta, stupida e a volte crudele, non si riesca più a farne a meno…

“Ehi D, mi stai dicendo che tutti gli angeli stanno sulla Terra?”
“Prova a tendere le orecchie e non sentirai un solo batter d’ali.”
“Quindi te ne stai qui tutto solo?”
“Beh… io sto qui, ma anche laggiù… il vantaggio dell’onnipresenza.”
“E come si distingue un angelo da un umano?”
“La maggior parte delle volte, purtroppo, non si distingue. Ma ogni angelo può tornare ad essere se stesso quando avrà asciugato mille lacrime, accarezzato mille guance e tenuto la mano a mille persone in difficoltà.”
“Tutto questo è molto romantico… ma che c’entra con me?”
“Lo capirai tra ottocentotrentasei lacrime asciugate, seicentodieci carezze e quattrocentotre strette di mano…”
 
(...)
 
“Ehi… D…”
"Sì?"
“Mi stai prendendo per il culo?”
“Eh già…”

E, a questo punto, mi sono svegliata.