domenica 27 luglio 2014

Non c'è peggior cieco di chi non sa di esserlo

Ho incontrato persone incapaci di trattenere le lacrime, con le energie prosciugate dalla vita, che non sanno più combattere per nulla e si lasciano in un angolo, attendendo di morire.
Ne ho incontrate altre che non riescono più a ricordare come si piange, pronte a trasformare ogni tragedia in battuta di spirito, in eterna battaglia, ricolme di rabbia energetica, ma consapevoli sia di non poter vincere la guerra, sia di non riuscire ad arrendersi o concedersi una tregua, per quanto siano sfinite.

Conosco persone con l'anima colma di segreti tali da togliere il fiato, cui devi strappare parola dopo parola quel peso, affinché trovino il coraggio di fidarsi e condividere pensieri orribili.
Conosco altre persone che sono libri aperti, raccontano se stesse sin nel minimo, intimo, dettaglio, tenendosi dentro unicamente la consapevolezza che nessuna parola o frase ben costruita potrà comunque trovare vera comprensione negli altri.

Ho visto persone tenere la propria maschera ben stretta sulla faccia, temendo di andare in pezzi nel momento in cui avessero osato slacciarsela, mostrando il proprio vero volto.
Ne ho viste altre sfilarsi maschera dopo maschera, con naturalezza e senza timore, disperatamente pronte a strapparsi di dosso anche l'ultima - quella che si è annidata ormai sotto diversi strati di pelle, carne e sangue -, ma senza sapere più come fare.

Ci sono mali facili da riconoscere, non necessariamente da trattare, ma così evidenti che a tutti risulta chiara la necessità che occorra fare qualcosa.
E ce ne sono altri che nessuno sospetta e aggiungono al dolore comune a tutti gli uomini, una sconfinata landa di solitudine.

Chi vorrebbe cambiare e non sa come fare.
Chi non ha mai creduto che cambiare fosse semplicemente un'opzione.

Chi non ha la tempra.
Chi è stato forgiato nel fuoco e non riesce nemmeno a immaginare un mondo che non sia duro.

Chi non sa nuotare e urla e si dimena per chiede aiuto.
E il nuotatore provetto, che si lascia trascinare verso il fondo dalle gelide acque, senza emettere un suono.

Ogni forza nasconde un'indicibile debolezza.

E scrivo tutto ciò, affinché non commettiate i miei stessi errori e finiate col non vedere quante cose che vanno male si nascondono dietro quel “Tutto bene, grazie”.