venerdì 14 aprile 2017

L'ansia spiegata da uno bravo (e modesto)

A grande richiesta dei miei studenti, condividerò con voi la spiegazione scientifica dell'ansia, altrimenti nota come "mi prende questa cosa al petto senza motivo e per favore me la faccia andare via subito".
Mode Piero Angela ON 
 
(Per i miei studenti, dicesi "Piero Angela" la versione demo di quello che voi oggi chiamate Alberto Angela)



La diapositiva n. 1 rappresenta noi mentre trullalleggiamo spensieratamente nel bosco, ignari dei pericoli della vita e annusando margheritine, che notoriamente non profumano, ma meglio cazzeggiare che aprire un libro di testo.

La diapositiva n. 2 siamo sempre noi, che trullalleggiando ad minchiam abbiamo messo il piede su un serpente. 





La diapositiva n. 3 è la nostra amigdala in un selfie di profilo, proprio quel grilletto rosso al centro del nostro presunto cervello che quando vede un serpente non capisce più un cazzo e spara prima di chiedergli se è velenoso o meno. Esattamente come farebbe il Capitano Kirk davanti a un vascello Klingon, ma se siete miei studenti voi questa cosa non la potete capire che siete dei giovani pivelli. Quindi dicevo... tiene il grilletto facile e spara tutto quello che ha: stimola il rilascio di adrenalina, dopamina, noradrenalina, mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l'intestino. Tutte cose che servono a farci combattere o fuggire, tranne la faccenda dell'intestino, che serve essenzialmente a farci cagare addosso.

La diapositiva n. 4 rappresenta lo stesso bosco, ma il giorno dopo. In sostanza, dopo essercela data a gambe il giorno prima, ora sappiamo per certo che nel bosco c'era un serpente. Magari era una biscia, ma quando attacca l'amigdala uno mica si ferma a chiedere le generalità all'essere strisciante. Se c'era un serpente significa che potrebbero essercene altri. E magari mica ci stanno solo i serpenti, ma pure i lupi o gli orsi, se non coccodrilli o peggio tigri e leoni o Salvini (lì per dire alle bestie esotiche immaginarie di andare a spaventare la gente a casa loro, senza rubare il lavoro agli animali autoctoni). Il fatto che per vedere tutte ste bestie letali nello stesso ambiente dobbiamo andare allo zoo è un pensiero che non ci sfiora nemmeno. E qui sta l'inghippo, perché a questo punto il serpente non ce lo abbiamo davanti fisicamente, sta nella nostra testa e precisamente nella parte del cervello capace di immaginare il futuro, per intenderci quella che ha studiato e dovrebbe conoscere la statistica. Ah già... invece di aprire il libro stavamo annusando margheritine...


La diapositiva n. 5 siamo sempre noi, quando davanti all'ansia, che altro non è che la capacità di immaginare il peggior futuro possibile, decidiamo di evitare ciò che ci spaventa. Ovvero all'inizio è il bosco. Poi cominciamo a chiederci se pure lungo la strada per il bosco possano esserci cose pericolose, tipo serpenti, vedove nere, uomini anziani col cappello che guidano... Così, da quei geni che pensiamo di essere, invece di tornare nel bosco stando solo un po' più attenti, ci chiudiamo nel posto che al momento sembra più sicuro, rendendoci conto troppo tardi che non riusciamo più ad uscirne.


Rimedio? Farsi accompagnare per boschi da qualcuno che sa cosa sono i serpenti, ne ha paura quanto noi, ma alla fine ha deciso di affrontarli mostrando così di essere un gran figo. Macché "uno psicologo"! Dico Indiana Jones! E se ce l'ha fatta lui...