mercoledì 19 dicembre 2012

La fine è vicina: la lingua italiana lo sa

C’è chi sostiene che le regole codificate della lingua italiana non possano stare al passo con l’evoluzione della lingua naturale. Sarò anche vecchia, ma  continua a sfuggirmi cosa ci sia di evolutivo o di naturale nell’inviare sms criptati. Davvero, “proprio nn ho cpt xkè scrivere così dovrebbe essere + fiko” . E scusate se non ci ho messo pure una faccina, ma ho dovuto farmi prestare la macchina Enigma solo per scrivere questo virgolettato e ora mi sento tutta scombussolata. M’è preso un malessere intestinale e un’inspiegabile voglia di scaricarmi una canzone degli One-Direction … brrrrr.
 
I bimbiminkia scrivono così sempre, mentre io, ogni volta che ometto il punto alla fine di un tweet, rivedo davanti a me Madre Vittoria, col suo lungo righello minaccioso. Ah… le suore! Qualcosa di buono a loro lo devo: se con una penna in mano sono brava quanto con un pennello, un pirografo o ago e filo, lo devo solo alle suore. A volte mi chiedo se abbia perso più sangue pungendomi con l’ago o per le righellate sulle nocche … ciò nonostante, sono loro grata ogni volta che posso dar sfoggio della mia calligrafia.

Da anni mi sono fatta passare l’orticaria alla vista di enunciati intrapresi con la lettera minuscola. Alle pulci sulla punteggiatura poi, ho quasi praticamente rinunciato … Proprio io, che facevo impazzire la mia professoressa d’italiano delle superiori, costretta a leggere periodi di decine di righe, alla ricerca di un punto idoneo a interrompere la frase, dovendo infine riconoscere che, nonostante la pletora d’incidentali e l’assurda lunghezza dell’enunciato, non mi si poteva accusare d’altro che di farraginosità.
Ora rileggete l’enunciato di cui sopra e considerate che penso a voi ogni volta che mi sforzo di produrre frasi non più lunghe di due righe.
Però non provate a leggerla tutta d’un fiato, che non vi voglio sulla coscienza a Natale.

Giuro che mi sforzo quotidianamente di superare le mie allergie ortografico-grammaticali. Con il correttore di Word ho imparato quasi a convivere, anche se si ostina a pensare che termini come “intellettivamente”, “karmico”, “pre-moderna” e “Mmm …” esistano solo nella mia fantasia. Passi per le prime tre parole, che magari uso solo io, ma l’interiezione “Mmm” rappresenta il 60% del vocabolario di qualsiasi psicologo: non me lo può cassare così!
Suppongo che, fino al giorno in cui il correttore di Word continuerà a sottolinearmi in rosso anche “One-Direction”, io debba accontentarmi.
Lo so che, volendo, il correttore si può disabilitare, ma vuoi mettere il piacere di consultare il Devoto-Oli solo per dimostrare al computer che è una capra?
Comunque, come dicevo, su tante cose ho imparato a chiudere gli occhi: quando fai selezione del personale, non puoi scartare tutti i curricula che contengono errori ortografici/grammaticali. E per inciso, ho appena notato la greca rossa sotto la parola “curricola”.

Ecco, fosse passato da me, uno come Word ora non farebbe il correttore di bozze.
Il congiuntivo è morto e già lo sappiamo.
La punteggiatura è un organo vestigiale, che pochi di noi utilizzano ancora … pace.
Posso far passare gli errori di stampa: con tutti quelli che scappano a me, ci mancherebbe altro!
Se poi scrivi su uno smartphone, devi proprio avere dita da quattrenne per non scambiare qualche lettera o far partire diversi “Sto arrivando!”.
Certe cose le capisco, davvero!
Anche se non comprendo come sia possibile nell’epoca del Thesaurus di Word, posso perdonare persino l’utilizzo della stessa parola in periodi più brevi di una riga.
Posso soprassedere su una “s” messa alla fine dei termini stranieri e posso quasi (e sottolineo quasi) farmi una ragione del fatto che chi non ha frequentato il Classico mi metta la stramaledetta “s” anche alla fine di item, media e curriculum.
Ma nemmeno sotto minaccia di morte potrei mai accettare lettere di presentazione in cui i “ch” siano sostituiti da “k” o parole come “qualcosa” o “qualcuno” vengano orribilmente amputate. Che poi, da quando si usano le mail, non c’è più nemmeno la scusa di risparmiare carta e inchiostro!
Caro bimbominkia, se vuoi comunicare in dislessichese con la tua “fida” ci sta dentro. Ma se stai scrivendo ad una matusa come me, documentati prima: io l’ho fatto per scrivere in bimbominkiese! Google lo abbiamo inventato noi, ma te lo prestiamo volentieri, se proprio non vuoi farti venire la tendinite da vocabolario. Ti dirò di più: prima di inviarmi il tuo curriculum, leggilo, rileggilo e quando avrai finito il ciclo per sei volte, mettilo su Yahoo! Answer con la domanda: “Mi segnalate le cazzate più grandi che ho scritto nel CV?”
Quanto a me, devo continuare la mia cura delle intolleranze lessicali. Già ho smesso di frequentare la Messa pur di non sentire altri “Kyrie è lesso”, “lux perpetua, luce ateis” e “Misere nobis”. Se va avanti così, dovrò autoescludermi dall’intero consesso sociale.
E non provate nemmeno a pensare che davvero non importi come vi esprimete: l’unico stagista di cui abbia mai perorato la causa dell’assunzione nel mio ufficio, è una sorta di Accademia della Crusca vivente, con vocabolario interattivo real time italiano-inglese. Mi pecca solo nell’uso dei sinonimi nelle frasi, ma è un peccato veniale. Confido in un prossimo aggiornamento del sistema Carlo 2.1.
 
Ho selezionato hotel ove trascorrere le ferie sulla base delle risposte scritte dai concierge: non potrei mai dormire sotto lo stesso tetto di qualcuno che scrive “Abbiamo la scivola per i diversabili”. A prescindere dal fatto che al termine “diversabile” preferisco di gran lunga “sciancrato” o “storpio”, non si può azzardare un neologismo di moda (speriamo passeggera) nella stessa frase in cui scrivi “la scivola”!
Ho chiesto mi venisse sostituito l’autista più che per il fatto che per andare da A a B passava per Z, soprattutto perché continuava a chiedermi di fare retromarcia dicendo: “Dottoressa, avanza, avanza di dietro con la carrozzina”.
Lo so: sono una persona orribile. Che volete farci?
Sono diversamente abile e pare che l’abilità che mi differenzia da buona parte dei normodotati sia l'utilizzo della lingua italiana.


Qui sopra la prova del fatto che, se sei ugualmente brava con penna, pennello, pirografo, ago e filo... sotto sotto c'è una suora. Peccato non facessero anche fisioterapia.