mercoledì 25 giugno 2014

"Una risata vi seppellirà": se è vero, ci metto la firma

Spesso vengo bacchettata - da chi mi conosce poco - per la mia deprecabile abitudine di scherzare su Malattia e Morte. Faccio anche battutacce su Dio, ma pare che le persone siano molto più tolleranti se prendi per i fondelli un’Entità di discutibile esistenza… o forse pensano che Dio sia abbastanza grande e grosso da sbrigarsela da solo. Il fatto che sia su una sedia a rotelle, potrebbe deporre a favore della seconda ipotesi, in effetti.
 
La verità è che la gente ha idee decisamente confuse e discordanti circa gli argomenti su cui si possa o meno scherzare. Il problema è, secondo me, è che non sanno, o si dimenticano, a cosa serve ridere. Ridere è un modo per sconfiggere le paure e le risate migliori scaturiscono dal saper affrontare le angosce più grandi. Pensate a quanti comici hanno fatto battute sulle peggiori tragedie umane. Il libro di YB "Allah superstar" riporta nel frontespizio: "Se vuoi parcheggiare un Boeing a Manhattan, è difficile evitare le Torri gemelle". Lo trovate fuori luogo? L'esorbitante numero di copie vendute sembra dire che forse siete voi a prendere la cosa dal verso sbagliato.  E non credo sia nemmeno un caso se gli ebrei, il popolo più sfigato della storia dell’umanità, sia conosciuto anche per il proprio umorismo. Per far ridere non si deve essere insensibili, ma abbastanza coraggiosi da affrontare le paure di tutti. I bravi comici offrono un servizio sociale, molto più utile di una consulenza psicologica… e lo sostengo a mio detrimento.
Morte e malattia sono da sempre mie compagne di vita e con loro scherzo ogni giorno. Si sa che scherzo molto anche riguardo a Dio, ma lascio giudicare agli altri se sia “ridere con” o “ridere di”. Del resto sono agnostica e “ridere con” implicherebbe una presa di posizione al di là della mia attuale natura.
In questi giorni sto molto pensando alla morte, vista con occhi diversi dai miei. Per via degli studi, ho conosciuto persone ossessionate dall’idea della morte, anche quando il Triste Mietitore era così ragionevolmente lontano da rappresentare unicamente una certezza a lungo termine. Capita che le persone siano così spaventate dall’idea di morire da non riuscire più a vivere. Quando poi, per qualche evento della vita, la Morte strizza l’occhiolino da breve distanza, ecco che anche i più forti vacillano. E’ impossibile mantenere il distacco quando vedi davanti a te persone macinare e rimacinare continuamente il pensiero della Morte, prima di un’importante intervento o durante una brutta malattia. L’angoscia della Morte è un sudario che avvolge il cuore delle persone ben prima che siano calate nella tomba. E di fronte al terrore, non c’è ragionamento o rassicurazione che tenga. Persino la psicologia fa cilecca. Se fossi un mago, vorrei avere il potere di cancellare con un colpo di bacchetta la paura della Morte dalla mente delle persone. Certo, perderei buona parte dei miei clienti: quella che vorrei più disperatamente aiutare.
Sinora ho sempre avuto più paura della morte dei miei cari che della mia. Ma vedendo come la Morte trasforma le persone convinte di esserLe vicine, non posso non domandarmi se, avvicinandosi e diventando più concreta, non riuscirà a possedere in quel modo anche la mia anima, prima del tempo.
E per esorcizzare non la Morte, ma la Paura della Morte, non posso che provare, come sempre, a ridere. Insomma, siamo onesti: tolta la Paura, la Morte in sé e per sé presenta anche degli indiscutibili vantaggi, a confronto della vita. Primo fra tutti: niente più incazzature.
Certo, per non farsi sconfiggere dalla Morte, bisogna innanzi tutto aver vissuto. Ma la vera vittoria si ottiene unicamente cambiando la realtà, anche solo di una virgola, per far trovare ad altri un mondo migliore di come ce lo hanno consegnato.
Come psicologa non so mai da che parte prendere la Morte: le ho chiesto se è diffidente e sospettosa con tutti, se crede che gli altri siano malevoli nei suoi confronti, cerchino di evitarla o parlino male alle sue spalle, le ho domandato se ha pensieri fissi di persecuzione. Ha risposto di sì a tutti i criteri diagnostici, ma poi ha aggiunto: "Solo perché sono paranoica, non significa che tutto il mondo non ce l'abbia davvero con me." Non ho saputo darLe torto.
E allora, davanti all'impotenza, non resta che scrivere testamento.
 
Ecco il mio.
Io, Angela Gambirasio, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali autocertificate, dispongo che:

     1)     Ogni giorno la mia sveglia sia puntata, come sempre, sulle ore 6:00 e venga lasciata suonare ininterrottamente fino a quando le batterie non si scaricheranno. Prova ad interrompere il mio eterno riposo se ci riesci, troia!

2)     Dite alla mia dietologa che ho finalmente trovato il modo di dimagrire in pochi giorni, senza nessuno sforzo e rinuncia.

3)     Dite a mamma che non è vero che non mi ero coperta bene!

4)     Chiedete alla società di pompe funebri di conservare il mio corpo sotto spirito - di buona qualità – e di rabboccare il livello nel caso lo vendano inspiegabilmente scendere.

5)     Investite i miei capitali in un processo contro i servizi di trasporto pubblico italiani: non so ancora come morirò, ma sono certa che giocheranno un ruolo cruciale sulla mia dipartita finale, più che sulle mie partenze giornaliere.

6)     Donate pure i miei organi a chi ne ha bisogno, ma buttate via muscoli e, probabilmente, anche il fegato: non voglio rifilare sole post mortem.

7)     Seppellitemi con mio marito, ma donate a una disabile la mia carrozzina a motore. Così io mi terrò la palla al piede e lascerò ad un’altra la libertà che solo una Otto Bock può regalare.

8)     Mettete una targhetta sopra la bara e collocate un magnetofono sotto di essa, con registrato: “Aha… mmmm… certo… sì… capisco… quindi… purtroppo per oggi abbiamo esaurito il tempo a nostra disposizione”. La maggior parte dei miei clienti non dovrebbe accorgersi della differenza.

9)     Se avrete bisogno di un consiglio dallo Spirito della sottoscritta, formulate la domanda in modo che la risposta sia un "sì" o un "no" e rimanete in piedi sulla mia tomba, su una gamba sola, fino a perdere l’equilibrio. Interpretate la vostra caduta come meglio credete: tanto, pure quando ero viva, delle mie parole avete sempre capito quello che volevate capire.

10)  Ricordatevi che ogni volta che fisserete un disabile per mero "voyerismo da incidente", il mio Spirito vi perseguiterà dall’oltretomba.

Ecco, io un po’ meglio ora sto, ma non so se sono strana solo io, che riesco a soffocare l’inquietudine con il cazzeggio. Nel dubbio, potreste provarci anche voi. Cosa avete da perdere? Pensate forse che il Triste Mietitore non vi verrà a prendere al momento giusto solo perché non lo nominate mai? Sto leggendo “L’ultimo ballo di Chaplin” e, se questo libro ha ragione, l’unico modo per guadagnare tempo con la Morte è farla ridere.
Bastasse così poco a fugare per sempre l’angoscia… ma a volte bisogna sapersi accontentare di un attimo di tregua. Chissà mai che un giorno, abituandoci a ridere anche con la Morte, impareremo a ricordare che è sempre con noi, non per spaventarci, ma per ricordarci di vivere ogni istante.
E ora tocca a voi: cosa scrivereste nel vostro Testamento contro la Paura?