sabato 6 aprile 2013

Burocrazia plausibile: sogno miracoli che nemmeno Gesù

La burocrazia è quella cosa che ci manderà tutti al manicomio. E badate che a dirlo è una persona che, per un buon trenta percento del proprio tempo lavorativo, sta dall'altro lato dello sportello a mettere timbri e sigle, davanti a persone che trattengono il fiato finché non pronuncia le parole magiche:
"Può andare: è tutto a posto."

Iniziamo col dire che spesso anche l'utenza - sì, voi, avete proprio capito bene! - ci mette del suo, soprattutto quando accede ai servizi pubblici. Lo so che quando entrate in un ufficio Statale o Parastatale pensate solo che siamo dei fannulloni: ve lo ha detto Brunetta e quando fa comodo a voi, credete pure ai politici. 

Non che abbiate sempre torto, ma provate un po' ad usare le capacità logico-deduttive: se avete aspettato trenta minuti in coda davanti a un povero strillone assunto apposta per ripetere ogni cinque minuti l'elenco dei due (no, dico, due!) documenti che dovete avere con voi per attivare uno stage e quando finalmente viene il vostro turno, manca un documento, perché deve essere colpa mia?

Perché vi sentite autorizzati ad entrare in un ufficio anche quando questo è chiuso al pubblico? Perché non provate a entrare nella vostra banca a qualsiasi ora, picchiando e spingendo come pazzi furiosi la porta principale, per vedere se vi fanno entrare "cinque minuti" per fare il bonifico o se chiamano la polizia?

Perché non provate ad andare dal cardiologo a lamentarvi che non vi toglie lo stesso il dente del giudizio, dato che voi avete atteso più di un'ora nella sala d'aspetto dello specialista sbagliato?

Perché, perché prima di partire da Eboli non vi siete dati la pena di capire quando, dove e cosa dovete consegnare?!

A prescindere da ciò vi hanno raccontato la vostra fidanzata, la mamma, lo zio, la nonna, il Professore di genetica o Gesù Cristo in persona, IO LAVORO QUI, e solo quello che dico IO, o i miei colleghi, o il sito ufficiale, è legge. Non è colpa mia se sulla hompage del sito degli studenti di Topolinia c'era scritto che noi siamo aperti pure a Natale all'ora che cazzo ti pare. Sono forse mai entrata in una Chiesa a dire al prete che quello che c'è scritto nella Bibbia è sbagliato per tutte le altre religioni, oltre che scientificamente improbabile? Suo il lavoro, suo il Manuale di riferimento, sue le regole, almeno finché gioca in casa sua.

Pensate che mi diverta a dirvi che non si può fare? Non dovete forse sempre ripassare dalla mia di scrivania? Pensate davvero sia ansiosa di rivedervi giorno, dopo giorno, sempre più incazzati con me?

Comunque vi capisco. Non è che in tutti gli uffici pubblici il lavoro sia un valore e voi non potete certo saperlo che, dove sto io, si lavora sodo, dato che comanda un Direttore che potrebbe tranquillamente riciclarsi come domatore di leoni. E lo dico con ammirazione, proprio perché io stessa detesto il lassismo di alcune strutture.

Sapete qual'è il vero problema della burocrazia? E' solo il fatto che è costituita da un sacco di regolamenti e procedure, di cui pochi si danno la pena di comprendere le ragioni. 

Il burocrate applica i regolamenti, il bravo burocrate conosce le ragioni alla base dei regolamenti e sa quando può non applicarli. Se poi è un burocrate bravissimo, a volte si sbatte pure per cambiarli, i regolamenti vetusti.

Per esempio, recentemente ho avuto una discussione con un Capotreno, colto dal panico per il fatto che sul suo mezzo fossero saliti a bordo ben DUE disabili, uno dei quali non aveva nemmeno la prescrizione!

Ebbene sì, i disabili non possono mica alzarsi la mattina e decidere di salire sul primo treno che passa. Devono pensarci fino a una settimana d'anticipo, a seconda della tipologia di tragitto. 

Quando un mio parente lontano sta male, io sono quella che chiede se è possibile essere avvertita almeno settantadue ore prima della dipartita.

Ma perché dobbiamo prenotare (prescrivere) un treno con così largo anticipo e perché non possiamo salire in due sullo stesso vagone, se non accompagnati?

Le ragioni sono svariate:

1) La maggior parte dei treni e delle banchine italiane non sono accessibili, oppure hanno un solo posto per disabili. Per salire su un treno, devi pertanto avvisare, affinché preparino l'elevatore o attacchino una carrozza attrezzata. Che poi tu lo prenoti e ciò venga sempre fatto davvero, è tutta un'altra questione.

2) Sui vagoni attrezzati, c'è un solo posto per disabili, munito di sistema di ancoraggio standard cui agganciare le carrozzine immaginarie per cui quel sistema è stato progettato. Non sempre il posto per disabili è ben segnalato, ma lo si può riconoscere facilmente dalle decine valigie che la gente ci mette sopra.

3) A fianco al posto per disabili è altresì collocato un pulsante rosso per le emergenze, che l'handicappato può premere in qualsiasi momento per richiedere assistenza, senza timore di disturbare: tanto non funziona.

4) Alcuni disabili necessitano assistenza per salire sul treno e se manca l'accompagnatore, se ne deve occupare un addetto appositamente assunto dalle ferrovie, che talvolta non ha la più pallida idea di come si manovri nemmeno il suo uccello, figurarsi una carrozzina manuale.

5) Dovesse mai succedere qualcosa al treno e un povero disabile finisse avvolto dalle fiamme, sarebbe specifico compito del Capotreno provare a salvarlo e, non avendo il dono dell'ubiquità, con due disabili a bordo si troverebbe a fare triage.

Da tutto ciò derivano le seguenti regole delle ferrovie italiane:
- i disabili che desiderano viaggiare sui treni sono tenuti ad avvisare con congruo anticipo;
- non sono ammessi più di due viaggiatori disabili non accompagnati a bordo dello stesso treno.

Nei Paesi civili, ovviamente, non funziona così, per le seguenti ragioni:
- tutti i treni e le stazioni sono accessibili;
- ogni treno ha più posti per disabili, distinti da quelli per anziani e dal quelli per gestanti;
- se a un disabile serve aiuto per salire, basta avvisare in biglietteria e ti mandano il Badante Vichingo abilitato all'assistenza, sfortunatamente non a quella sessuale, ho scoperto.

Ah... in tali Paesi, spesso i disabili però pagano un biglietto ridotto, non come in Italia, ove puoi viaggiare completamente gratis, sempre che tu riesca a salire sul treno.

In Italia esiste tuttavia una linea di treni che rappresenta una magnifica eccezione a tutto questo - sì, ho proprio scritto in Italia, anche se sembra un ossimoro. Si tratta del Malpensa Express: due vagoni che arrivano a livello di banchina, pedane automatiche che uniscono il treno al marciapiede appena si aprono le porte, un posto per disabili per ogni vagone, ma volendo le carrozzine ci stanno anche sugli altri. Nonostante io faccia la prescrizione comunque, voi capite bene che, tecnicamente, sarebbe inutile.

Non mi sono spiegata pertanto il panico del Capotreno, che vedendo ben due disabili autonomi sul suo treno, è andato in fibrillazione, tentando di risalire l'intera scala gerarchica delle Ferrovie Nord, per sapere cosa fare e ricevere rinforzi. 
Giuro: mi ero avvicinata  a lui tranquillamente, parlando piano e con una mano alzata (l'altra mi serviva per guidare il joystick). Gli ho spiegato che doveva calmarsi, che non intendevo fargli del male, che non avevo bisogno di alcuna assistenza e che bastava si spostasse dalla porta per farmi salire. 

Niente, attaccato al telefono, con voce strozzata ripeteva: 
"Aspetti Signora, chiamo i superiori. Io come faccio con due disabili? Sono solo! Capisce che non me la sento di assumermi una simile responsabilità?!"

Non fossi stata in una stazione, gli avrei fatto un po' di counseling per la gestione degli attacchi di panico. Invece ho provato a spiegargli il perché, nonostante il regolamento dicesse alcune cose, in quel caso specifico non fosse da applicare. Ebbene sì, sono pure esperta di regolamenti ferroviari, ma solo per le parti connesse alla movimentazione disabili. Se sai il perché delle cose e le spieghi bene, di solito, riesci a far ragionare meglio le persone.

Nulla da fare però: quando il panico ottenebra la mente, non c'è ragione che tenga. 

Non potevo fare altro che chiamare il Responsabile di Stazione, che tempo fa mi ha lasciò gentilmente il suo diretto, pregandomi di contattarlo per ogni problema, "PRIMA" di rivolgermi ai giornali.

Così tutto si è risolto amichevolmente, non per il Capotreno intendo.

Avuta l'assistenza richiesta, nonostante la strigliata e il ritardo accumulato, il Capotreno si è subito sentito meglio: anche il viso era più disteso, mentre stava seduto davanti a me, nel caso avessi bisogno di chissà che. 
Ha persino provato a spiegarmi che, se fosse successo qualcosa, lui non avrebbe potuto aiutare due persone. Giusto a titolo accademico, ho chiesto a Cucciolo quale piano d'azione avesse, per salvare dalle lamiere una disabile che a occhio e croce pesa più di lui, ancorata a una sedia a motore da 100 chili. Poiché la risposta tardava ad arrivare, l'ho formalmente sollevato dall'incarico:

"Facciamo così, se dovesse succedere qualcosa, aiuti l'altro disabile, così forse almeno io mi salvo."