mercoledì 3 aprile 2013

Sicuri sicuri di non essere nazisti?

Pare che se non cammini, qualsiasi sia il piede con cui scendi dal letto, sia il piede sbagliato. Non che la realtà dei fatti si sprechi per provare a contraddirmi.

Eh già: oggi è un’altra splendida giornata! Una di quelle in cui senti che rimpiangerai fino a sera di essere uscita dal letto.
Ciò che mi tormenta oggi è il razzismo, ovvero quella prassi sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente «superiori», cui appartiene il mondo, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, intesa come discriminazione.
Ci scommetterei una ruota che vi sentite tutti puri e disgustati dal concetto di razzismo! Ma è davvero così? Siete davvero migliori di quella testa di cazzo che stamattina mi ha dato dell'handicappata?
Quanti di voi hanno uno o più gradini per entrare nella propria casa, nel proprio negozio, quando non addirittura nella propria Chiesa?
Quanti di voi lavorano in una struttura inaccessibile del tutto o in parte?
Quanti di voi non saprebbero nemmeno dire se il posto dove vanno a bere il caffè abbia o meno un gradino d'ingresso?
Certo, non è mica colpa vostra se ci sono le barriere architettoniche! Mica l’avete tirato su voi l’edificio inaccessibile! E colpa del proprietario, del costruttore, del geometra, dell’amministratore, dello Stato che non fa nulla per abbattere le barriere.
Confessate figliuoli: quante volte questa settimana siete entrati in un posto dove io non posso entrare?
Basta fare un giro per una qualsiasi città italiana con una sedia a rotelle per rendersi conto che viviamo in città razziste, in cui la razza superiore dei bipedi tiene sottomessa quella inferiore dei non deambulanti, rendendo quasi impossibile il processo di reale integrazione.
Se non altro, una volta, fuori dai locali avevano il coraggio di scrivere che non erano ammessi neri o ebrei o idioti. Che dire, forse era più onesto il: “Tu qui non puoi entrare” rispetto a: “Io lo metterei pure lo scivolo, ma se faccio un lavoro, poi il Comune mi obbligherebbe a ristrutturare tutto”.
Certo, i soldi mancano, ma spesso la volontà di più.
Siamo interessati ai cambiamenti solo quando questi sono immaginari: quel genere di cambiamenti che dovrebbero piovere dall’alto di uno Stato inteso come altro da noi.
Ma le cose non cambieranno mai, perché lo Stato siamo noi.
Anzi, lo Stato SIETE VOI, “razza superiore”!
Siete voi che non volete cambiare davvero!
Esagero? Davvero?
Provate a smentirmi.
Andate nel vostro pub preferito e chiedete al gestore se è disposto a mettere un piccolo scivolo per permettere l’accesso alla vostra amica Engy.
Chiedete al proprietario della vostra amata pizzeria di farvi vedere il bagno per disabili, perché volete portarmi a cena e, se non è accessibile, o se è trasformato in magazzino, chiedete di sistemarlo.
Tornate a casa vostra, guardatevi bene intorno e chiedetevi cosa dovete sistemare per invitarmi a cena.
Provateci almeno, e vi renderete conto che tutti hanno delle scuse accettabili per non cambiare le cose, voi compresi.
Non è forse questo il razzismo? Non state forse permettendo che vengano discriminate delle persone sulla base delle loro caratteristiche fisiche? Non state negando l’accesso al vostro mondo a qualcuno, solo perché è diverso da voi?
E’ davvero tanto peggio il Neonazismo rispetto al Perbenismo indignato di chi non fa nulla per cambiare?
Lo Stato è là e non saranno dieci Saggi a tempo determinato a cambiare le cose.
Quelle sporche sono le vostre mani, solo che io non sono mica Gesù Cristo che non le manda a dire a Ponzio Pilato.
Non vi sto chiedendo di cambiare da soli il mondo. Vi sto chiedendo di guardarvi intorno con i miei occhi e di ricordare che ogni volta che non dite nulla al proprietario del pub, della pizzeria, della gelateria, della jeanseria … o al parroco, state di fatto sottoscrivendo un sistema che tecnicamente considerate sbagliato.
Vi sto dicendo che ogni volta che entrate in un locale ove io non posso entrare, state sostenendo che il mondo vi va bene così.
Lo so che al gestore costa chiamare il falegname e farsi mettere una pedana in legno - che essendo rimovibile, non richiede nemmeno comunicazione di ristrutturazione al Comune. Sì dà però il caso che a me costi tantissimo non poter andare dove andate voi: costa l'integrazione.
Vi ricordo che i membri delle SS erano pochi, ma nazisti erano pure coloro che stavano a guardare senza dire nulla.
Da sola non posso fare molto, perché appartengo a una minoranza, ricordate?
Dimostrate di essere davvero superiori e non consideratevi esentati dal fare qualcosa. A volte, basta continuare a rompere le palle tutti assieme per cambiare la realtà: provate a fare il mio nome a Ferrovie Nord e vedrete che non dico bugie.